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Marx e il lavoro astratto (prima parte)

Se un abito = 2v e 10 braccia di tela = 1v, allora 20 braccia di tela =  1 abito.

Dunque , come valori, abito e tela sono cose di sostanza identica, espressioni oggettive di lavoro dello stesso genere. E pure se sartoria e tessitura sono lavori differenti, esse potendo essere svolte dal medesimo uomo, sono modificazioni del lavoro dello stesso individuo e non sono ancora funzioni particolari fisse di individui differenti.

Nella società capitalistica, a seconda del variare della domanda di lavoro, una porzione data di lavoro umano, viene fornita alternativamente nella forma di sartoria o in quella di tessitura. Se si fa astrazione del carattere utile del lavoro, rimane in questo il fatto che è un dispendio di forza lavoro umana. Il valore della merce rappresenta lavoro umano in astratto, così come l’uomo senz’altro nome rappresenta una parte misera della società civile. Il lavoro umano è dispendio di quella semplice forza lavoro che ogni uomo possiede in media. Il lavoro medio semplice varia il proprio carattere sia geograficamente che storicamente, ma è dato in una società data. Un lavoro più complesso vale solo come lavoro semplice moltiplicato, cosicché una quantità minore di lavoro complesso è uguale ad una quantità maggiore di lavoro semplice. Questa riduzione avviene costantemente ed una merce può essere il prodotto del lavoro più complesso di tutti, ma il suo valore la equipara al prodotto di lavoro semplice.


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Il carattere astratto del lavoro si riconduce dunque alla forza lavoro umana, all’essenza generica dell’uomo in quanto anonimo soggetto che può come tanti spendere la propria forza lavoro. Il corpo umano diventa un mistero, una sorta di anonimato che ha sicuramente rimandi teologici (cos’è infatti il Figlio dell’Uomo?). Ma questo ci porterebbe lontano. Mistero è anche il fatto che la riproduzione della forza-lavoro equivale ad un valore che è inferiore a quanto può giornalmente produrre la stessa forza-lavoro così riprodotta (questo mi ricorda il De hominis digitate di Pico e le immagini dell’uomo che ha le radici nella finitezza della terra ma si protende verso l’infinità del cielo)

Ritornando al ragionamento di Marx, il fatto che le eguaglianze tra diverse quantità di diversi prodotti siano reciprocamente fungibili, tali cioè che se 1 abito = 2v e se 10 braccia di tela = 1v allora 20 braccia di tela = 1 abito, è una dimostrazione che queste equivalenze rimandano ad una comune sostanza.  Mentre le visioni economiche che si rifaranno maggiormente alla dimensione  del consumo vedranno in questa coerenza il risultato contingente  di molteplici operazioni di compravendita , Marx si rifà ad una identità sottostante. Quest’operazione è lecita ? Che fondamenti ha ?

Anche la riducibilità del lavoro complesso al lavoro semplice seppure corroborata dal carattere di merce degli stessi prodotti del lavoro complesso, tuttavia sembra non perdere il suo carattere aporetico. E del resto le riflessioni sul cosiddetto lavoro cognitivo sono varianti dei ragionamenti susseguenti a tale aporia.

Pubblicato il 23/7/2007 alle 1.28 nella rubrica Diario.

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