Blog: http://pensatoio.ilcannocchiale.it

Soccorso Rosso (la storia delle Brigate rosse): sindacati gialli e quaderni rossi

 

Nel frattempo i disordini a Roma del 1962 danno una forte spallata ai sindacati gialli :

La repressione padronale in fabbrica continua divenendo galoppante. La debolezza del sindacato tocca livelli impressionanti: nella FIAT, i due sindacati "gialli" UIL e SIDA arrivano ad ottenere da soli il 63% dei voti all'elezione per le commissioni interne. La notte tra il 6 ed il 7 luglio 1962, nel corso delle trattative per il rinnovo del contratto, UIL e SIDA firmano col padrone un accordo separato, ed invitano i loro aderenti a non partecipare allo sciopero proclamato da CGIL e CISL per il giorno successivo. Inaspettata giunge la risposta operaia: lo sciopero si rivela un grosso successo. Vi partecipa, secondo il quotidiano "Il Giorno," il 92% dei lavoratori. È cosí sancita dopo tanti anni l'esplicita sconfessione dei sindacati padronali o capitolardi: si stracciano centinaia di tessere UIL e, spontaneamente, gli operai danno l'assedio alla sede di questo sindacato. Scoppia una violenta manifestazione con lancio di pietre e scontri con la polizia. Il bilancio è pesante: una trentina di fermi, molti contusi.

Una testimonianza diretta la fornisce, ancora una volta, Sante Notarnicola: "Nell'estate del '62, per la prima volta la base rivoluzionaria scavalca apertamente il partito [...] La battaglia durò tre giorni e 'l'Unità' ci chiamò teppisti allineandosi con i borghesi. Fu il crollo per molti compagni delle ultime illusioni di ravvedimento rivoluzionario del PCI. Mi ricordo di Pajetta, era con noi, non sapeva cosa fare; il grande dirigente non era piú davanti a una folla entusiasta, ma in mezzo a gente esaltata che gli stava mangiando il piedistallo eretto in tanti anni sul suo passato di combattente. Quando gli arrivò una pietrata, allora si risvegliò mettendosi a sbraitare contro i padroni e gli sbirri, spingendoci all'attacco. Il suo passato riemergeva dall'inconscio. Poi, a mente fredda, il giorno dopo, su 'l'Unità' ci chiamò fascisti."

La CGIL si allinea con il PCI e denuncia "la presenza di provocatori che operano sul piano del teppismo del tutto estraneo e anzi respinto dalla gran massa dei lavoratori in sciopero."

Viene addirittura fatta circolare la voce, rivelatasi falsa, di "individui scesi nelle strade vicine da lussuose auto targate Cuneo, Torino, Ferrara." "E furono poi questi 200 o 300 ragazzi a buttarsi verso le 22,30 all'assalto della polizia con la cieca furia dei kamikaze."

Ma le bugie del "Giorno" e dei sindacati hanno le gambe corte. Al processo si verifica che "due terzi degli imputati sono meridionali, giovani ma non giovanissimi, non mancano gli operai iscritti ai sindacati, alcuni dei quali avevano addirittura la tessera della UIL, l'organizzazione contestata."
Nove anni dopo, finalmente, il sindacato fa l'autocritica. Giorgio Benvenuto, segretario nazionale della stessa organizzazione allora contestata, cogliendo il significato unitario della manifestazione, definirà il luglio 1962 "una data significativa che costituisce una svolta nella storia sindacale del nostro paese. È infatti il principio della fine degli accordi separati, e la fine della discriminazione tra sindacati 'democratici' e sindacati 'social-comunisti.' "




Un anno dopo, nel 1963, sono gli edili che a Roma danno luogo, in piazza SS. Apostoli, ad una manifestazione violenta e spontanea: il centro-sinistra, se da un lato crea un terreno piú favorevole per le lotte operaie, dall'altro radicalizza sempre piú le frange estremiste e di opposizione alla linea ufficiale dei partiti di sinistra”

La Rivista “Quaderni Rossi” nata in quegli anni intuisce la crisi che attanaglia i sindacati e cerca di trovare vie alternative :

appaiono, probabilmente per la prima volta, geniali intuizioni come quella in cui di fronte al disegno di ammodernamento neocapitalistico si configura la necessità degli scioperi selvaggi (1963):
E' chiaro che la lotta operaia costituisce il pericolo piú grosso per i capitalisti. Ma è chiaro che essi non si illudono di poterla eliminare; per questo non tentano di reprimerla totalmente, adottando dovunque metodi fascisti, né si illudono di raggiungere una concordia generale. Il loro obiettivo diviene allora quello di far svolgere la lotta operaia in certe forme ed entro certi limiti. Non si elimineranno gli scioperi purché si svolgano - per cosí dire - "a date fisse" e quindi siano prevedibili, e soprattutto, purché, insomma, la classe operaia non metta in discussione chi deve decidere, purché essa collabori a uno sviluppo deciso dai capitalisti."
Appaiono alcune prime considerazioni che saranno la base per una successiva definizione dell'autonomia operaia. Riferendosi ad uno sciopero ad oltranza attuato da parte degli edili di 25 fabbriche nonostante il parere contrario delle organizzazioni sindacali, Vittorio Foa osserva:
’La differenza tra la richiesta sindacale e l'offerta operaia si riduce a 9.000 lire l'anno. Non è per questa somma che gli operai hanno deciso, in dissenso coi loro rappresentanti, la forma estrema della lotta; è per qualcosa d'altro che può sembrare confuso ed opaco, ma che invece è limpido e chiaro: è per essere finalmente qualcuno, e non oggetto passivo della disponibilità padronale, è per sentirsi come classe, per conquistare un potere, sia pure generico, di fronte al padrone ed al sistema del padrone’.

Pubblicato il 29/9/2007 alle 16.32 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web