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Marx e il contenuto della forma relativa di valore (prima parte)

 

L’espressione semplice di valore di una merce sta nel rapporto di valore tra due merci. Per scoprire ciò si deve considerare tale rapporto in piena indipendenza dal suo aspetto quantitativo. In genere si vede nel rapporto di valore soltanto la proporzione nella quale determinate quantità di due specie di merci si equivalgono l’un con l’altra. Invece le grandezze di cose differenti diventano confrontabili quantitativamente solo dopo che è avvenuta la loro riduzione all’unità. Come espressioni della stessa unità, esse sono commensurabili : che una data quantità di tela valga molti o pochi abiti, ogni proporzione di questo genere implica sempre che tela e abiti (come grandezze di valore) sono cose aventi la stessa natura. Il fondamento dell’equazione è tela = abito.

 



Qui Marx  descrive un’operazione tipicamente metafisica (non si capisce se la condivide o no) : perché due merci possano essere comparate  si deve riconoscere la loro sostanziale identità. Ovviamente egli trascura il fatto che tale identità si realizza attraverso la differenza, dal momento che la possibilità che un’unità di un determinato bene equivalga a più unità di un altro bene, presuppone la differenza qualitativa tra questi due beni. Per cui si può dire che la comparazione di valore tra due merci (come pure il semplice rapporto segnico) presuppone lo schema concettuale dell’identità attraverso la differenza (magari potremmo dire dell’identità di genere attraverso la differenza di specie ).

 

 

Pubblicato il 2/10/2007 alle 0.12 nella rubrica Comunismo.

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