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Marx e la fonte del valore

Tuttavia l’espressione di equivalenza tra merci, seppure mette in luce il lavoro che crea valore, non ne riesce ad esprimere la specificità : forza-lavoro umana allo stato fluido, ossia lavoro umano, crea valore, ma non è valore. Diventa valore allo stato coagulato, nella forma oggettiva.
Per esprimere il valore della tela come coagulo di lavoro umano, esso deve essere espresso come un’oggettività, la quale, come cosa, sia differente dalla tela e al tempo stesso le sia comune con altra merce.



Questo passo è di un’intensità, di una problematicità, di un’ambiguità straziante.

Un metafisico come me, ci vede il Neoplatonismo : L’Uno che consente il pensiero, ma non è pensabile, la Luce che illumina ma non è illuminabile. Marx è per certi versi un passo indietro rispetto ad Hegel, un ritorno a Kant, perché nega la completa risoluzione dell’apriori nella concretezza del contenuto di pensiero. D’altro canto è un passo avanti, perché cerca di riproiettare questa trascendenza nella storia futura (Bloch aveva dunque ragione?) e nella prassi.
La trascendenza del lavoro umano è vista nella sua soggettività (Kant) e nella sua fluidità (Eraclito) : il lavoro concreto è un flusso che viene reificato nella sua oggettivazione. Ma ne viene anche falsificato ? E’possibile un rapporto tra forza-lavoro e lavoro oggettivato ? E’ tale rapporto sarebbe esprimibile in maniera comparativa ?

Pubblicato il 22/10/2007 alle 12.18 nella rubrica Comunismo.

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