Blog: http://pensatoio.ilcannocchiale.it

Marx e il valore come relazione

 

Tutto quello che ci diceva l’analisi del valore della merce ce lo dice ora la tela stessa, appena entrata in comunicazione con un’altra merce e cioè l’abito. Per dire che il lavoro nella sua qualità astratta di lavoro umano costituisce il suo proprio valore, essa dice che l’abito in quanto equivalente ad essa, cioè in quanto è valore, consiste dello stesso lavoro che la tela. Per dire che la sua oggettività sublime di valore è differente dal suo corpo di traliccio, essa dice che il valore ha l’aspetto di un abito e che quindi essa stessa, la tela, come cosa di valore assomiglia all’abito. Il verbo “valere” è un verbo comparativo (Parigi vale bene una Messa), così come pure il tedesco Wertsein.

Dunque mediante il rapporto di valore la forma naturale della merce B diventa forma di valore della merce A, ossia il corpo della merce B diventa lo specchio di valore della merce A. La merce A riferendosi alla merce B come corpo di valore, come materializzazione di lavoro umano fa del valore d’uso B materiale della sua espressione di valore. Il valore  della merce A, così espresso nel valore d’uso della merce B, ha la forma del valore relativo.

In un certo modo all’uomo succede come alla merce. Dal momento che l’uomo non viene al mondo con uno specchio, né da filosofo fichtiano (Io sono io) egli in un primo momento si rispecchia in un altro uomo. L’uomo Pietro si riferisce a se stesso come ad un uomo solo mediante la relazione all’uomo Paolo come proprio simile. Ma così anche Paolo in carne ed ossa, nella sua corporeità paolina, conta per lui come forma fenomenica del genus uomo.



 

 

Per Marx il valore è una relazione che è prima di tutto tra merci. Ciò è possibile in quanto le merci hanno una sostanza comune che è il lavoro. Il fatto che una merce sia misura di altra merce è la prima manifestazione della loro sostanza comune. Anche qui la metafora marxiana è bella ed illuminante : anche l’uomo cerca inizialmente di prendere consapevolezza di sé mediante l’altro uomo. Lo scambio che è in primo luogo una comparazione è l’analogo più povero del rapporto intersoggettivo, o meglio è un rapporto intersoggettivo povero e inconsapevole. Forse la transizione ad un altro modo di produzione è anche la storia di questa presa di consapevolezza.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato il 6/11/2007 alle 0.36 nella rubrica Comunismo.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web