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Valore e valore relativo in Marx

 

Ogni merce della quale si debba esprimere il valore è un oggetto d’uso di quantità data : 15 moggia di grano, cento libbre di caffè, Questa quantità data di merce contiene una determinata quantità di lavoro umano. La forma di valore dunque non deve esprimere solo valore in generale, ma valore determinato quantitativamente (grandezza di valore). Nel rapporto di valore della merce A con la merce B, no solo il genere abito viene qualitativamente equiparato al genere tela, ma ad una determinata quantità di tela viene equiparata una determinata quantità di abito. L’equivalenza venti braccia di tela = un abito, presuppone che in un abito sia incorporata esattamente tanta sostanza di valore quanto in venti braccia di tela, che cioè entrambe le quantità di merci costino la stessa quantità di lavoro, ossia tempo di lavoro della stessa misura. Il tempo di lavoro necessario per la produzione di venti braccia di tela o in un abito varia con ogni variazione della forza produttiva della tessitura o della sartoria. Se ad es., rimanendo costante il valore dell’abito, raddoppia il tempo di lavoro necessario per la produzione della tela, raddoppia il valore della tela e si dimezza il valore dell’abito espresso in termini di tela (es. 10 braccia di tela = 1 abito). Dunque il valore relativo della merce A (la tela), espresso nei termini della merce B (l’abito), varia in  rapporto diretto con il variare del valore della stessa merce A (espresso in ore di lavoro).

Se invece ad es. rimane fisso il valore della tela e raddoppia il tempo necessario per la produzione dell’abito, raddoppia il valore dell’abito e si dimezza il valore della tela espresso in termini di abito, per cui 20 braccia di tela = ½ abito. Dunque il valore relativo della merce A (la tela), espresso nei termini della merce B (l’abito), sale o scende in rapporto inverso alla variazione del valore (lavoro) della merce B. Dunque la stessa variazione di grandezza del valore relativo può sorgere da cause del tutto opposte (es. raddoppio del valore lavoro di una merce o dimezzamento del valore lavoro dell’altra).

Le quantità di lavoro necessarie alla produzione della tela e dell’abito possono variare simultaneamente, nella stessa direzione o in direzione contraria, in misura eguale o diversa (maggiore o minore). La loro variazione di valore viene più facilmente evidenziata se si comparano ad una merce il cui valore lavoro è rimasto costante. Se i valori  di tutte le merci salissero o cadessero simultaneamente e nella stessa proporzione, i loro valori relativi rimarrebbero inalterati. La loro variazione reale di valore (lavoro) si desumerebbe dal fatto che, nello stesso tempo di lavoro, si fornirebbe in generale una quantità di merci maggiore o minore di prima.

Dunque le variazioni reali della grandezza di valore non si rispecchiano né esaurientemente né inequivocabilmente nella loro espressione relativa, nella grandezza del valore relativo.



 

Con la tensione tra valore lavoro e valore relativo Marx sembra superare la dogmaticità della sua teoria del valore lavoro. Il concetto di valore relativo rappresenta il rapporto tra diversi tempi di produzione. E pare far sfumare quell’aspetto della teoria del valore lavoro di Marx che sembra legato inevitabilmente al lato della produzione e dell’offerta (sempre che questi concetti appartenenti a schemi categoriali diversi siano sovrapponibili). In tal caso quanto del ruolo della domanda nella formazione dei prezzi può essere assorbito dalle relazioni tra merci rispecchiate dal valore relativo ?

Pubblicato il 12/11/2007 alle 9.46 nella rubrica Comunismo.

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