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Simboli : l'Abisso

 

Il termine Abisso vuol dire “voragine senza fondo” dal greco abiuthos (a-byuthos = senza-fondo).

Si intende in genere empiricamente un apertura sul terreno, ma anche in mare, di cui non si riesce a vedere il fondo ed in cui si può cadere o da cui può emergere qualsiasi cosa, sia essa buona o cattiva.

Dunque esso è origine (da cui si emerge) e fine (in cui si precipita), indeterminato (in quanto non è visibile il suo fondo), smisurato (in quanto non si riesce a misurare) indifferenziato (in quanto le cose che si originano da esso sono della natura più varia e diversificata, buone e cattive, belle e brutte).

Esso simboleggia l’origine, la fine, Dio, ma anche il Male in quanto informe e indeterminato ed  il Caos primigenio, l’Apeiron, origine infinita, indeterminata e onnicomprensiva (e dunque Totalità) di tutto ciò che esiste.




Presso i Sumeri probabilmente è l’Apsu, il Dio che è fonte di tutte le acque sotterranee ed è Tiamat, l’acqua oceanica e caotica da cui Marduk, l’ordinatore, uccidendola ricava il cosmo attraverso un procedimento di divisione.

Babilonia è la città che forse meglio di tutte rappresenta il caos e la sua domesticazione, giacchè è Bab-ilu (porta del Dio, quasi il buco da cui Dio appare) ed è anche Babele (confusione di lingue), ma in essa svetta lo ziqqurat E-temen-an-ki (la casa del recinto o del fondamento del Cielo e della Terra), il luogo in cui il Caos (origine ed unione indifferenziata del Cielo e della Terra) viene delimitato e catturato.

L’Abisso simboleggia la tenebra in cui è sospeso il mondo creato da Jahvè

L’Abisso simboleggia il Caos greco, che prima di essere confusione, è Xasma (apertura, bocca), ma anche l’Informe cui alludono i Vangeli apocrifi, l’informe della nascita e della fine, l’Archetipo materno, la smisuratezza eraclitea dell’anima e dunque l’immensità dell’Inconscio

Infine nella filosofia prima Meister Eckart e poi Jakob Bohme intuiscono l’ambivalenza di questo simbolo e parlano di Grund Ab-grund (Il Fondamento senza fondo) come simbolo di Dio, metafora che verrà sviluppata in tutta la sua potenza dal secondo Schelling contro il Panlogismo hegeliano.

Pubblicato il 18/12/2007 alle 9.14 nella rubrica Ermeneutica.

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