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Marx : lavoro concreto e lavoro astratto

 

Il corpo della merce che serve da equivalente, vale sempre come incarnazione di lavoro astrattamente umano ed è sempre il prodotto di un determinato lavoro utile, concreto. Questo lavoro concreto diventa dunque espressione di lavoro astrattamente umano : ad es. se l’abito conta come pura e semplice realizzazione, allo stesso modo la sartoria, che si realizza effettivamente in esso, conta come pura e semplice forma di realizzazione di lavoro astrattamente umano. Nell’espressione di valore della tela, l’utilità della sartoria consiste non nel fatto che essa faccia degli abiti, ma che essa faccia un corpo che basta vederlo per sapere che è valore, cioè coagulo di lavoro che non si distingue affatto dal lavoro oggettivato nel valore di tela. Per fare tale specchio di valore, la sartoria non deve rispecchiare null’altro che la sua proprietà astratta di essere lavoro umano.

Nella forma della sartoria, come in quella della tessitura, si spende forza-lavoro umana. Quindi l’una e l’altra posseggono la qualità generale di lavoro umano e possono venire considerate solo da questo punto di vista. Tutto questo non è misterioso. Ma nell’espressione di valore della merce la cosa è stravolta. Ad es. per esprimere che la tessitura costituisce il valore della tela non nella sua forma concreta del tessere, ma nella sua qualità generale di lavoro umano, le si contrappone come tangibile forma di realizzazione di lavoro astrattamente umano la sartoria, il lavoro concreto che produce l’equivalente della tela.

Dunque una seconda peculiarità della forma di equivalente è che lavoro concreto diventa forma fenomenica del suo opposto, di lavoro astrattamente umano. Ma poiché questo lavoro concreto,la sartoria, conta come semplice espressione di lavoro umano indifferenziato, esso ha la forma dell’eguaglianza con altro lavoro, con il lavoro inerente alla tela ed è quindi, benché lavoro privato, lavoro in forma immediatamente sociale come ogni lavoro che produce merci. Appunto per questo esso si rappresenta in un prodotto che è immediatamente scambiabile con altra merce.

E dunque una terza peculiarità della forma di equivalente che lavoro privato diventi forma del suo opposto, diventi lavoro in forma immediatamente sociale.




Qui Marx mostra che, la comparazione tra merci, oltre a mostrare il rapporto semiotico per cui una cosa sta per un'altra e diventa unità di misura di quest’altra, evidenzia anche che due processi lavorativi diversi sono tra loro comparabili e dunque esprimibili astrattamente in termini di lavoro umano. In realtà mentre la prima comparazione è un dato dello scambio, questa seconda presuppone la riducibilità a lavoro del valore di scambio. Quindi essa non è ovvia come la prima. In realtà i due processi lavorativi sono ridotti ad una variabile tempo, ad una generale trasformazione della materia. Solo così essi sono comparabili. Ma come il tempo rientra in questa analisi ? Che tipo di tempo è il tempo di lavoro ?

Pubblicato il 20/12/2007 alle 2.22 nella rubrica Diario.

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