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Pirandelliana : da "Il Tabernacolo"

Circa un'ora dopo, si sparse per tutto il paese la notizia che Spatolino, impazzito, s'era impostato da statua di Cristo alla colonna là, nel Tabernacolo nuovo, su lo stradone, dirimpetto alla Villa del Ciancarella. 
E tutto un popolo accorse a vederlo, dentro il tabernacolo, dietro il cancello, insaccato in quella tonaca con le marche del droghiere ancora lì stampate, la tela bambagina rossa su le spalle a mo' di mantello, una corona di spine in capo, una canna in mano.
Teneva la testa bassa, inclinata da un lato  e gli occhi a terra. Non si scompose minimamente nè alle risa, nè ai fischi, nè agli urli indiavolati della folla che cresceva  a mano a mano. Più di un monello gli tirò qualche buccia...
Lui, sordo, immobile, come una vera statua; solo che sbatteva di tanto in tanto le palpebre.
Nè valsero a smuoverlo le preghiere prima e le imprecazioni poi della moglie accorsa con le altre donne del vicinato, nè il pianto dei figliuoli. Ci volle l'intervento di due guardie che forzarono il cancelletto del Tabernacolo e trassero Spatolino in arresto.


"Lasciatemi stare ! Chi più Cristo di me ?...Lasciatemi Giudei !"....
...Il delegato gli ordinò : "A casa ! A casa e giudizio, bada !"
"Sì, signor Pilato", gli rispose Spatolino, inchinandosi.

E, quatto quatto, se ne ritornò al Tabernacolo. Di nuovo li, si parò da Cristo, vi passò tutta la notte e più non se ne mosse.
Lo tentarono con la fame; lo tentaron con la paura e lo scherno. Invano.
Finalmente lo lasciarono tranquillo, come un povero matto che non faceva male a nessuno.
Ora c'è chi  gli porta l'olio per la lampada; c'è chi gli porta da mangiare e da bere; qualche donnicciola, piano piano, comincia a dirlo santo, e va a raccomandarglisi perchè preghi per lei e per i suoi; qualche altra gli ha recato una tonaca nuova e gli ha chiesto in compenso tre numeri da giocare al lotto.
I carrettieri che passano di notte per lo stradone, si sono abituati a quel lampadino che arde da lontano nel Tabernacolo e lo vedono con piacere; si fermano un pezzo lì davanti, a conversare col povero Cristo, che sorride benevolmente a qualche loro lazzo e poi se ne vanno.
Il rumore dei carri si spegne a poco a poco nel silenzio; e il povero Cristo si riaddormenta o scende a fare i suoi bisogni dietro al muro, senza più pensare in quel momento che è parato da Cristo, con la tonaca di sacco e il mantello di bambagina rossa...

Questo brano bellissimo di Pirandello, ci dice che la disperazione è il rumore di fondo della storia. Una volta che questo rumore di fondo vuole diventare messaggio, lo può fare per poco tempo, perchè la pietà, l'abitudine, la natura avvolgono il dolore e lo fanno diventare un particolare dell'eterno affresco della vita. Questo processo pietoso di sepoltura è il Comico ed è lo strumento usato dalla povera gente per sopportare il male, per spalmarlo nel tempo e mischiarlo con le vicende del mondo, in maniera tale che non colpisca più gli occhi.

Pubblicato il 31/12/2007 alle 12.30 nella rubrica Filosofia.

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