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Globalizzazione sì, Globalizzazione no : varie fasi di un processo

Per Wisse Dekker, ex presidente della Philips, la globalizzazione è uno stadio alquanto primitivo nel processo di internazionalizzazione di un impresa . come quello stadio cioè in cui vengono trasferite all'estero parti della produzione allo scopo di evitare barriere all'importazione o di ridurre i costi di trasporto del prodotto finito. Uno stadio a cui fanno seguito la multinazionalizzazione (dove l'impresa si trasferisce a pieno nella nazione ospite "locale tra le locali") e la transnazionalizzazione (dove l'impresa produce in rete, a partire da alcuni pochi, centri di produzione mondiali). E ancora più interessante è che tale sequenza non sia univoca (con l'impresa che vedrebbe linearmente crescere la propria presenza sull'arena mondiale) , ma che al contrario preveda un arretramento dall'impegno globale verso una concentrazione dei propri sforzi all'interno dei blocchi commerciali della cosiddetta Triade (Europa, Giappone, Usa). Qualcosa che potrebbe forse rappresentare meglio della presunta globalizzazione ciò che sta avvenendo sul terreno produttivo e commerciale

(Riccardo Bellofiore)



Certo all'inizio questo era vero. Ma già adesso le cose stanno cambiando. Già nel 2004 la Cina ha il terzo posto degli investimenti diretti stranieri, Hong Kong il 7° posto, l'Australia il 5°, il Brasile il 10°, il Messico il 12°, Singapore il 13°, la Russia il 14°, la Corea del Sud il 17°, il Cile il 18°, l'India il 21°. Per Brasile e India le posizioni dovrebbero nel corso dei prossimi 10 anni aumentare, così come c'è stato già un forte aumento nei paesi dell'Asia Occidentali produttori di petrolio.

Pubblicato il 4/1/2008 alle 18.28 nella rubrica Comunismo.

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