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Globalizzazione sì, Globalizzazione no : la retorica

La retorica della globalizzazione la raffigura come una fase inedita, un'autentica svolta epocale, senza precedenti ed irreversibile. Ne sottolinea insomma il carattere di assoluta novità, che segnerebbe una rottura qualitativa con il capitalismo del passato. Se ci si riferisce all'estendersi spaziale delle relazioni capitalistiche ed all'approfondirsi del primato dei valori della produzione per la produzione e del mercato su tutte le sfere della vita sociale di questo nostri ultimi anni, si sfonda evidentemente una porta aperta. Quello che in realtà si vuole sostenere è però altro e cioè che sarebbero cresciute a dismisura l'interconessione e l'apertura delle economie capitalistiche, sino ad inverare il sogno o l'incubo di un'economia senza frontiere.



Prendendo quest'ultima versione come un punto limite ideale, si può dire che ammettendo la prima versione (anche da parte di Bellofiore) si ammette che l'economia mondiale si sta muovendo lungo una linea immaginaria verso quel punto ideale. Per cui è giusto dire che gli ideologi della globalizzazione sbagliano nel dire che la globalizzazione sia già attuata completamente, ma non sbaglierebbero nel dire che siamo all'interno di un processo di globalizzazione dell'economia.

Pubblicato il 5/1/2008 alle 18.35 nella rubrica Comunismo.

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