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Il complotto in cui sono coinvolte le massime cariche dello Stato

 

I “predatori”

dei rifiuti

Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia

Dinanzi all’evidente disastro e all’incapacità di uscire da una crisi ormai endemica del sistema di trattamento degli scarti solidi urbani e speciali, dobbiamo chiederci quale sia il piano predisposto per la gestione dei rifiuti in Campania. Ebbene, non si può non comprendere che, se si è ostinatamente e dolosamente impedita la raccolta differenziata e anche quei rifiuti che erano stati pazientemente separati dai cittadini sono stati poi ricompattati nuovamente e tal quali raccolti in “ecoballe”, la strategia sottesa a tutte le scelte compiute negli ultimi tredici anni è quella di bruciare milioni di tonnellate di rifiuti nel termovalorizzatore di Acerra e negli altri programmati. E tutto questo spiega incontrovertibilmente come mai siano ancora prodotti, proprio grazie alla mancata raccolta differenziata, milioni di tonnellate di rifiuti depositati nelle discariche e accatastati in immensi siti di stoccaggio, infestando l’intero territorio campano: creare un’immensa riserva destinata a far funzionare a pieno ritmo il sovradimensionato termovalorizzatore di Acerra, al fine di ricavare un gigantesco profitto in virtù del perverso finanziamento previsto dal Cip6, che assegna un contributo di 25/50 euro per ogni tonnellata di rifiuti bruciati. Questa strategia si scopre oggi con tutta evidenza essere di natura delinquenziale, specie se si considera il fatto che un fertile terreno agricolo come quello di Acerra e le sue ricche falde freatiche siano stati inquinati irrimediabilmente per secoli e tutta una popolazione laboriosa sia stata condannata ad un picco sempre crescente di tumori e di infinite altre malattie, senza considerare in questa sede i danni subiti dagli allevatori per l’altissimo tasso di mortalità degli animali e le gravi malattie provenienti dal bestiame infetto, malattie contagiose per l’uomo. Infatti, se il termovalorizzatore di Acerra è tre volte più grande di quello di una grande capitale europea, quale Vienna, si comprende subito che l’intero sistema di smaltimento rifiuti configurato nella proposta Fisia-Italimpianti (gruppo Impregilo) – così come già evidenziato il 20 dicembre del 1999 dalla Commissione per la valutazione di compatibilità ambientale – è stato dimensionato per lo smaltimento dell’intero quantitativo di rifiuti solidi urbani. 





Questa impostazione, tra l’altro, era in contraddizione
con quanto prevedeva il Decreto Ronchi nel 1997 che, recependo le direttive europee, prevedeva, soltanto per ciò che non era riciclabile, piccoli inceneritori per permettere ad ogni provincia di provvedere ai propri rifiuti. Va detto che, in virtù dei recenti studi epidemiologici sull’impatto sulla salute umana degli inceneritori, anche di ultima generazione, il ciclo integrato dei rifiuti va chiuso con impianti che trattano la materia a freddo, evitando così di scaricare sull’ambiente e sull’uomo sostanze altamente tossiche, quali le diossine, i metalli pesanti e le polveri ultrafini. Ma per seguire il nostro ragionamento dobbiamo chiederci perché non si è proceduto alla costruzione di piccoli inceneritori nelle singole province? La risposta è semplice: era in discussione l’abrogazione del Cip6 e quindi del saccheggio del pubblico erario. Il provvedimento, lo sapevano bene gli speculatori, avrebbe salvato soltanto i termovalorizzatori in corso di costruzione. E il termovalorizzatore in corso di costruzione era quello dello sventurato comune di Acerra e dunque bisognava costruirlo il più grande possibile. Gli speculatori ben sapevano che gli sciagurati finanziamenti derivanti dal Cip6 non erano consentiti in nessun altro paese europeo e che sarebbero stati ben presto aboliti anche in Italia, come infatti è parzialmente avvenuto nonostante le remore dei poteri forti. Pertanto, è rimasto come fonte di un illecito profitto, basato sulla morte di tanta parte della popolazione campana, il solo termovalorizzatore di Acerra: questo mostro si sta costruendo in modo da bruciare rifiuti tal quali, evitando così di riaprire le “ecoballe” per ridurle a norma, con la conseguenza di un danno epocale per il terreno agricolo, per le falde freatiche e per gli esseri umani. Ma queste cose costituiscono l’ultima preoccupazione per i “predatori”, come li ha chiamati Eugenio Scalfari, i quali inseguono soltanto il profitto, “come un’allegra giornata di saccheggio” (vedi Benedetto Croce,
Storia del regno di Napoli, Bari, Laterza).


Nota di Pensatoio
T
engo a precisare che questo articolo come pure
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/1746207.html
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/1742291.html
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/1741232.html
non sono farina del mio sacco, ma frutto del quasi diuturno lavoro dell ' Assise della Città di Napoli, meritevole associazione in cui tra altri meritevoli napoletani ci sono due persone a me care e cioè il grande, grandissimo Gerardo Marotta e il giovane e bravo Nicola Capone

 

Pubblicato il 14/1/2008 alle 12.30 nella rubrica Diario.

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