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Marx : la forma semplice del valore

La forma semplice di valore d'una merce è contenuta nel suo rapporto di valore con una merce di genere differente, ossia nel rapporto di scambio con essa. Il valore della merce A viene espresso qualitativamente per mezzo della scambiabilità immediata della merce B con la merce A. Quantitativamente viene espresso mediante la scambiabilità di una quantità determinata della merce B con la quantità data della merce A. In altre parole: il valore di una merce è espresso in maniera indipendente dalla sua rappresentazione come " valore di scambio ". Quel che s'è detto, parlando alla spiccia, all'inizio di questo capitolo, che la merce è valore d'uso e valore di scambio, è erroneo, a volersi esprimere con precisione. La merce è valore d'uso ossia oggetto d'uso, e " valore ". Essa si presenta come quella duplicità che è, appena il suo valore possiede una forma fenomenica propria differente dalla sua forma naturale, quella del valore di scambio; e non possiede mai questa forma se considerata isolatamente, ma sempre e soltanto nel rapporto di valore o di scambio con una seconda merce, di genere differente. Ma una volta che si sappia ciò, quel modo di parlare non fa danno, anzi, serve per abbreviare.

La nostra analisi ha dimostrato che la forma di valore o l'espressione di valore della merce sorge dalla natura del valore di merce, e che non è vero l'inverso, che valore e grandezza di valore sorgano dal suo modo d'esprimersi come valore di scambio. Eppure questa è l'illusione sia dei mercantilisti e dei moderni che ce li rifriggono come il Ferrier, il Ganilh, ecc. sia anche dei loro antipodi, i commis-voyageurs moderni del libero scambio, come il Bastiat e compagnia. I mercantilisti pongono l'accento principale sul lato qualitativo dell'espressione di valore, e quindi sulla forma di equivalente della merce che ha la sua figura perfetta nel denaro: invece i rivenditori ambulanti moderni del libero scambio, che debbono liquidare a ogni prezzo la loro merce, mettono l'accento principale sul lato quantitativo della forma di valore. Di conseguenza per essi non esiste né valore né grandezza di valore della merce all'infuori dell'espressione data dal rapporto di scambio, cioè del bollettino dei prezzi correnti del giorno. Lo scozzese MacLeod, quando esercita la sua funzione di azzimare della maggiore erudizione possibile le intricate e confuse idee di Lombardstreet, è una sintesi ben riuscita di mercantilista superstizioso e di illuminato rivenditore ambulante del libero scambio.




Marx qui da un lato ribadisce che non c'è bisogno della moneta per evidenziare il carattere problematico e misterioso dello scambio : basta comparare due merci tra loro e il paradosso già si evidenzia. A mio parere questo paradosso è il rapporto segnico per cui una merce può stare per l'altra.
D'altro canto però Marx sottolinea che il valore di una merce non si riduce al valore di scambio nè al valore d'uso, ma è legato a qualche altra cosa, al fatto che è stato prodotto, che ci è voluto lavoro per produrre la merce. Ovviamente anche qui c'è uno scambio, ma il termine di paragone in questo caso è una merce ?

 

Pubblicato il 21/1/2008 alle 9.55 nella rubrica Comunismo.

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