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La memoria in un libro : "L'industria dell'Olocausto" di Norman Finkelstein

 Da: La penna che graffia: "Oggi, più che mai, la memoria storica dell’Olocausto sembra in pericolo: quella dei sopravvissuti attaccata dal tempo, quella storica vilipesa da ogni parte. Certamente i libri paiono in grado di porre un argine a questo fenomeno di erosione, e senza immaginare un mondo come quello di Bradbury, dove alla mente dell’uomo è affidata la tutela di libri ormai distrutti, credo che la nostra memoria possa offrirci un prezioso aiuto e contribuire a costruire un piccolo catalogo dei migliori libri che narrano di questa incommensurabile tragedia. Inizierò ad inserirne uno io, e a chiedere lo stesso sforzo ad alcuni amici, cui sarà demandato il compito di trasmetterlo ad altri. Da parte mia cercherò di andare a recuperare le varie segnalazioni in modo di offrire un quadro il più completo possibile. Quindi, visto l’approssimarsi del “Giorno della Memoria”, se è possibile, chiedo agli amici nominati di ricopiare questa introduzione sul loro blog in modo che possa fungere da indice, e di aggiungere un titolo in coda agli altri titoli. Ovviamente, il contributo di tutti è ben accetto, anche senza una segnalazione da parte di qualcuno."

Sarà contestabile ma il libro che scelgo è quello di Norman Finkelstein "L'industria dell'Olocausto", una denuncia dello sfruttamento della vicenda dell'Olocausto a fini economici e politici, anche da parte di alcune comunità ebraiche soprattutto americane.
Il libro è contestabile e contestabilissimo
Tuttavia apre un campo di indagini storiche e di riflessione politica.
Per quanto riguarda quest'ultima mi permetto di dire alcune cose :
1) Bisogna evitare l'errore di Elie Wiesel e di altri che considerano l'Olocausto degli Ebrei come un fatto insuperato e quasi insuperabile. Ci sono genocidi altrettanto cruenti e orridi che devono essere studiati ed approfonditi . La memoria deve essere estesa, non ridotta.
2) Bisogna evitare che attorno ai morti si costituisca una forma di sfruttamento. Colui che è considerato il rappresentante del morto è spesso il detentore del potere, un medium, un facente funzioni. Il fare nostra la memoria può evitare che solo alcuni la usino per le loro convenienze.
3) Bisogna evitare che la memoria ottunda i sensi e il senso del presente. E il presente ci evidenzia che proprio lo Stato che si arroga l'eredità delle vittime dell'Olocausto esercita una politica oppressiva e spesso omicida nei confronti della popolazione palestinese. Chiunque celebri la Giornata della Memoria dovrebbe denunciare questa tragica contraddizione. 

Pubblicato il 27/1/2008 alle 10.5 nella rubrica Politica.

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