Blog: http://pensatoio.ilcannocchiale.it

Smith e la divisione del lavoro (1)

Adam Smith vede nella tendenza allo scambio dei prodotti l'origine della divisione del lavoro. Marx evidenzia che Smith scambia la causa con l'effetto, perchè è invece la divisione del lavoro che porta poi allo scambio sistematico dei prodotti e al commercio, mentre essa ha origine nell'organizzazione di ogni attività svolta collettivamente da più persone (es. il procurarsi il cibo, il trattarlo, il sorvegliare le scorte) etc.
Tuttavia le società basate sul commercio radicalizzano la divisione del lavoro, la perfezionano.

Citiamo Smith :
Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione del loro interesse personale. Non ci rivolgiamo alla loro umanità, ma al loro egoismo e parliamo dei loro vantaggi e mai delle nostre necessità.
Nessuno all'infuori del mendicante sceglie di dipendere dalla benevolenza dei suoi concittadini. E nemmeno il mendicante dipende interamente da essa. E' vero che la carità della gente di cuore gli fornisce l'intero fondo della sua sussistenza. Ma sebbene in questo modo venga in definitiva provvisto di tutto il necessario, questo non avviene, nè può avvenire man mano che se ne sente bisogno. La maggior parte dei suoi bisogni sono soddisfatti alla stessa maniera di quelli degli altri, con  accordo, baratto e acquisto. Con il denaro che uno gli dà egli acquista da mangiare. I vecchi abiti che gli regala un altro li scambia con altri vecchi abiti che gli vanno meglio.



Neanche il mendicante è libero dalla relazione mercantile. E il possesso del denaro non esime dallo scambio. Quello che Smith trascura è l'apparente assenza del lavoro. Il mendicante non fa un lavoro utile che consenta la sua remunerazione con il denaro. Non fa lavoro utile, ma lavora. Sta all'addiaccio, sorride a comando, ed è costretto a mimare la sofferenza che lo colpisce solo in certi momenti della giornata. Proprio per questo bisogna ricollegare i bisogni elementari al diritto attraverso un reddito di cittadinanza. Il lavoro deve essere lo strumento attraverso cui l'individuo ottiene ciò che va al di là del necessario. Il lavoro deve essere il mezzo a cui si può accedere non per placare i propri bisogni, ma per realizzare i propri desideri. Solo questo processo sul lato della soggettività può avvicinare l'astratta utopia liberista della libertà di lavoro, che altrimenti suonerebbe come ipocrisia o come devianza, iperbole.
Anche in assenza di mendicanza però, lo scambio così descritto da Smith si configura come straniamento. Forse esso fornisce strumenti per razionalizzare la nostra capacità empatica, la nostra tendenza a guardare il mondo dal punto di vista degli altri. Ma tali facoltà sono messe in moto in maniera distorta, subordinate come sono al raggiungimento di uno scopo che è esterno alla relazione stessa. Il fuoco dell'intersoggettività è intravisto come di sguincio, mentre ci si dirige verso l'oggetto del desiderio. Tale straniamento ha un costo : la rabbia e la frustrazione di non poter esprimere liberamente i propri bisogni e i propri desideri. Una rabbia che trova compensazione nel guadagno proveniente dalla scambio. Guadagno che è una sorta di riscarcimento, un denaro del pianto (Geldschmerz).
E del resto tutta questa mimica dell'altrui desiderio è il rovescio della paura che il proprio lavoro sia stato inutile (perchè magari non incontra il desiderio altrui). Come in un piano inclinato, al lavoro che non tende a soddisfare un proprio desiderio si somma la mimica che porta a solleticare il desiderio altrui. Un doppio straniamento. Una doppia falsità che vorrebbe compensarsi.
Invano.

Pubblicato il 29/1/2008 alle 9.30 nella rubrica Comunismo.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web