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Kosovo : un altro segno dell'egemonia Usa

 Partiamo dalla Serbia, destinata anche questa volta ad indossare la veste del "cattivo" di sempre, necessaria alla politica balcanica degli Stati Uniti come i fantasmi comunisti sono indispensabili a Berlusconi in Italia. La Serbia, alla vigilia del voto, sa di dover subire l'amputazione del Kosovo, e deve scegliere quanto e come arrabbiarsi, visto che nessuno al mondo ha spiegato perché ciò debba accadere. Non lo ha deciso l'Onu, non potendo intervenire sullo status territoriale di uno stato membro. Se ne sta zitto e muto lo stesso Consiglio di Sicurezza che, oltre a Russia e Cina, ha attualmente al suo interno una maggioranza di paesi contraria a forzare le vecchie regole. Non lo ha deciso l'Unione europea, visto che non ne ha alcun titolo.
Non lo hanno deciso neppure gli albanesi del Kosovo che, da soli, avrebbero dovuto inserire le loro legittime aspettative d'indipendenza in una lista d'attesa planetaria lunga come quella per una Tac in molti ospedali italiani Alla fine, guarda che ti riguarda, ha deciso soltanto Washington. Ha deciso l'amministrazione Clinton, quando ha trascinato la Nato nei bombardamenti sulla Jugoslavia. Ha confermato l'amministrazione Bush per garantirsi la base militare di Camp Bondsteel, nata nel sud del Kosovo guardando all'Iraq. Gli Stati Uniti hanno scelto 20 anni fa l'alleanza con la componente albanese delle popolazioni dei Balcani, e l'Europa, portata per cultura condivisa e storia mondiale sofferta ad una vicinanza naturale con le popolazioni slave del sud, contraddice se stessa (e i suoi interessi) e si accoda. L'equivoco eterno su dove finisce la Nato e comincia l'identità politica dell'Unione.
I serbi sono europeisti, tutti. Sono internazionalisti per cultura, parlano le lingue ed amano viaggiare. Cittadini del mondo. I serbi hanno anche buona memoria, e questo, nella politica internazionale, non aiuta. Ricordano, per esempio, che l'attuale "ministro degli esteri Ue" Xavier Solana era, nel 1999, il Segretario generale della Nato che diede l'ordine d'attacco ai caccia bombardieri su Belgrado. Qual è dei due Solana quello che oggi sostiene l'indipendenza unilaterale del Kosovo albanese?

(Ennio Remondino)

Che l'Europa intenda agire in modo unitario seguendo le indicazioni delle Nazioni unite è una buona notizia. Se invece l'unità è ricercata per smantellare quel poco di legittimità rimasta all'Onu, allora ne diventa l'estrema unzione. Ritengo che al di là delle parole apodittiche la stessa Unione Europea non abbia alcuna intenzione di alterare il quadro dell'Onu, anche se questo in Kosovo ha clamorosamente fallito. I motivi sono essenzialmente due: l'Unione non è in grado di sostituirsi alle Nazioni Unite neppure se lo volesse. Non ne ha la forza e non ne ha l'autorità neppure per una situazione regionale come quella del Kosovo proprio per le implicazioni globali che questa ha. Inoltre, l'Unione europea è già parte integrante del fallimento dell'Onu in Kosovo. Il cosiddetto pilastro della Ricostruzione era ed è gestito dall'Ue. Avrebbe dovuto rappresentare anche il perno per un cambio sostanziale di stile di vita delle popolazioni e avrebbe dovuto far decollare un Kosovo non vincolato alle politiche socio-economiche della ex-Jugoslavia. L'economia è il fallimento più grave del Kosovo, quello che ha vanificato un minimo di benessere che avrebbe consentito il ritorno dei rifugiati, l'attenuarsi delle rivendicazioni e delle vendette e il ristabilimento di una vera sicurezza. Tutto questo non è avvenuto e si sono sprecati anni e risorse infinite per essere ancora, e forse peggio, alla situazione del 1999. Se alle ultime elezioni oltre la metà dei kosovari albanesi non è andata neppure alle urne significa che hanno perduto la fiducia in tutte le organizzazioni internazionali che hanno preteso di dettare le condizioni. Oggi più che della negazione di qualsiasi compromesso da parte serba e albanese, bisognerebbe prendere atto della perdita di autorevolezza di tutte le organizzazioni internazionali agli occhi dei kosovari, serbi e albanesi, affrontando il problema con una buona dose di umiltà. Con la tendenza attuale si avalla una posizione estremista ed un atto unilaterale con altrettanto estremismo ed unilateralismo a scapito dell'intero quadro generale istituzionale. 
In ogni caso senza una chiara presa di posizione del Consiglio di Sicurezza la missione parte malissimo. Tuttavia partirebbe malissimo anche se ci fosse una nuova risoluzione per una volta tanto sincera. Il cambio di responsabilità, la chiusura di Unmik, la decisione di lasciare Kfor e l'orientamento a riconoscere l'atto unilaterale d'indipendenza da parte dei kosovari albanesi dovrebbero essere sanzionati da una risoluzione che ammettesse il fallimento di Unmik e di tutte le iniziative dell'Onu; dovrebbe elencare quali nuovi sviluppi abbiano portato al passaggio di mano, e questi non ci sono. Dovrebbe ammettere l'impotenza internazionale di fronte alle pressioni di alcune lobby, dovrebbe ammettere l'inconsistenza del tessuto istituzionale kosovaro finora realizzato, dovrebbe ammettere che dopo nove anni il Kosovo non è in grado di gestire neppure un'autonomia controllata e nel frattempo lo si considera indipendente. Dovrebbe elencare tutti i paesi e i territori che possono rivendicare lo stesso trattamento di favore a partire da Taiwan, dall'Irlanda del Nord, dai Curdi iraniani, iracheni, turchi e siriani, dai paesi caucasici in lotta con la Russia, da quelli africani, dai Baschi in Spagna e Francia, dagli Uyguri, dagli Hui e dai Mongoli in Cina e così via. Dovrebbe dire quale regola fondamentale rimane valida per dare una parvenza di legittimità ad un ordine mondiale sfasciato. Dovrebbe infine dire cosa vogliono fare dei Balcani i soloni delle nazioni che si agitano nelle varie campagne elettorali. Gli accordi e la logica di Dayton cade e così cade la Bosnia Erzegovina, si riapre la questione della Voivodina, del Sandjak, degli albanesi della Macedonia e di quelli della valle di Presevo in Serbia, di quelli in Grecia, ecc. Ed infine dovrebbe indicare chi si debba far carico di gestire le conseguenze di un tale atto.


(Generale Fabio Mini)

Pubblicato il 17/2/2008 alle 15.52 nella rubrica Politica.

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