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Una diga contro i Curdi grazie al banchiere Profumo

 

Nella fredda mattina di ieri, nella capitale turca Ankara, un nutrito gruppo di cittadini della città di Hasankeyf si è presentato di fronte alle ambasciate di Germania, Svizzera e Austria: protestavano contro la costruzione della diga di Ilisu sulle acque del fiume Tigri, nel sud-est della Turchia - ovvero in Kurdistan, a circa 80 chilometri dal confine iracheno. Per far posto alla diga, opera centrale di un mega-programma infrastrutturale chiamato Gap, promosso dal governo turco nella regione curda sin dagli anni '60, decine di migliaia di contadini curdi stanno perdendo le loro terre, ricevendo scarsi risarcimenti, in un contesto di tensione alle stelle a causa della vicina guerra in Iraq e delle incursioni turche oltre confine. La diga sarà costruita da un consorzio guidato dalla VATech-Siemen e i cittadini di Hasankeyf, sito archeologico di importanza mondiale e simbolo culturale di tutti i curdi che andrebbe sommerso a causa dell'opera, minacciano i tre governi europei che hanno assicurato il finanziamento per il progetto tramite le proprie agenzie di credito all'esportazione: se non potranno più sopravvivere in Turchia, chiederanno in massa asilo politico in Europa. Parliamo potenzialmente di 55.000 curdi. È solo l'ennesimo gesto eclatante di una protesta ormai annosa, e che si riaccende in vista del prossimo capodanno curdo, il Newroz, nella terza decade di marzo.
Ma non è solo un affare tra governi quello della diga di Ilisu. A finanziare il consorzio vi sono alcune banche private, tra cui l'italiana Unicredit, guidata da Alessandro Profumo, banchiere di spicco nella finanza europea dopo la serie di mirabili acquisizioni di banche del vecchio continente. Nello shopping mitteleuropeo Profumo si è imbattuto in Bank of Austria. Con 260 milioni di euro di prestito tramite la controllata austriaca, Profumo si rende responsabile del sostegno ad un'opera molto discussa anche in Italia. Sette anni fa, infatti, dopo le insistenze dei gruppi curdi e di numerose organizzazioni europee, il governo Blair e quello italiano riconobbero gli enormi rischi associati al progetto, rinunciando al finanziamento della diga. Attualmente rimangono le stesse preoccupazioni. E poi la diga ridurrà significativamente il flusso delle acque del Tigri, a discapito delle popolazioni che vivono a valle in Siria e soprattutto in Iraq. Il governo di Baghdad ha già protestato nei confronti di Ankara, rimanendo però inascoltato. In Europa è sorta una campagna per la salvezza dello storico sito di Hasankeyf che trova ampio sostegno anche nella comunità di archeologi. Ad aprile, nonostante l'opposizione del governo centrale, sarà aperto un ufficio turistico nella cittadina che ha richiesto di diventare World Heritage Site dell'Unesco. Ma quello che allarma oggi gran parte dei curdi sono i reinsediamenti forzati di migliaia di famiglie, costrette a negoziare un prezzo per la propria terra in un contesto militarizzato e secondo una legge turca decisamente inadeguata. Insomma, Ilisu non è soltanto l'ennesima mega-diga dagli impatti devastanti, ma il primo passo per una resa dei conti finale contro i curdi nella regione. Per questo in migliaia si recheranno a Hasankeyf nei giorni del Newroz.
Fino a oggi Unicredit si è difesa dicendo che le agenzie di credito europee hanno commissionato un monitoraggio indipendente, che dovrebbe essere reso pubblico a breve, sull'attuazione delle ben 150 condizioni che queste hanno imposto all'ultimo momento per mitigare gli impatti. Troppo comodo per il banchiere di piazza Cordusio, aspettare l'ennesimo rapporto degli esperti. Qui non si tratta di un'opposizione «Nimby» né qualche impatto in più da mitigare; ad Hasankeyf è in ballo la dignità di un intero popolo da sempre represso nella regione. Un banchiere che si professa di centro-sinistra andrebbe di persona a vedere che cosa succede ad Hasankeyf, a parlare con i contadini curdi sotto lo sguardo violento dei servizi di sicurezza turchi. Altrimenti rimarrebbe un banchiere come gli altri.

(Antonio Tricarico)

Pubblicato il 24/2/2008 alle 20.26 nella rubrica Diario.

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