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Crisi dei mutui e ironia della storia

 Il New York Times, nell'analizzare la situazione dei quasi 9 milioni di mutuatari (oltre il 10% del totale) in difficoltà con i pagamenti, annota che una percentuale così alta non si vedeva dalla Grande Depressione degli anni '30. Il problema è grave per diversi motivi. In primo luogo, il crollo dei prezzi delle case è iniziato nel momento in cui il dibito immobilare era al livello più alto di sempre. Di fatto impedisce di venderle, «intrappolando» milioni di «proprietari precari». Ma anche chi non sta pagando un mutuo va in difficoltà, perché - con i prezzi in caduta - non ha più senso ipotecare la casa per finanziare i consumi. Che infatti diminuiscono, contribuendo a far avvicinare la recessione. Un fenomeno che «innervosisce» una massa crescente di cittadini, abituati da sempre a contare sulla rivalutazione degli immobili. E che avrà un grande peso nella campagna elettorale per la presidenza. La Bank of America è arrivata al punto di proporre la creazione di una nuova agenzia federale per «rottamare» i mutui più rischiosi e traformarli in prestiti garantiti dallo stato. L'amministrazione Bush è notorioamente restia a prendere misure del genere, considerate come «salvataggi» cheb assegnano un ruolo centrale all'intervento opubblico; e preferirebbe «soluzioni guidate dal mercato». Peccato che tutte le proposte che ha fin qui avanzato siano state ritenute sostanzialmente inutili. Lo stesso piano di aiuti (fiscali) approvato di recente, che pure smuove 168 miliardi di dollari, aiuterà - secondo le previsioni di quasi tutti gli analisti - le famiglie a ridurre la dimensione dei propri debiti. Ma non «stimolerà» nessuna ripresa. Forse è soltanto un caso che la crisi più grave del dopoguerra debba essere gestita dalla più ideologica delle amministrazioni statunitensi. O forse è un colpo di coda dell'ormai dimenticata «ironia della Storia».


(Francesco Piccioni)

Pubblicato il 29/2/2008 alle 2.19 nella rubrica Articoli.

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