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Le dimissioni di Bassolino

 Le responsabilità di Bassolino vanno ben oltre e - soprattutto - hanno una natura diversa dalle imputazioni per cui è stato rinviato a giudizio. Si tratta di gravi responsabilità politiche relative alla costruzione di un sistema di potere clientelare per molti versi paralizzante, che ha avuto come risultato l'enorme successo elettorale e il conseguente ingresso di Bassolino presidente e di Rosa Iervolino sindaco nel super comitato di governo del Partito democratico.
A dir la verità non mi è neanche chiaro se Bassolino si è semplicemente limitato a permettere il consolidamento di questo clientelismo, finendo per rimanervi invischiato, o se ne ha da subito rappresentato il punto focale. Certo è che il rinnovato potere democristiano alla regione (che ha trovato nella sanità la sua espressione più grave), saldandosi con il potere economico locale, ha prodotto ciò che è sotto gli occhi di tutti. E non solo i cumuli di spazzatura, basti pensare ai dati sulla salute e sulla mortalità nella Regione.
Forse bisogna cominciare a riflettere sul fatto che stravincere elettoralmente grazie a un crescente e pervasivo potere di un'area politica dominata da Mastella e da De Mita non portava (e non porta) bene né alla regione né al paese. D'altra parte si tratta di potere clientelare che ha coinvolto tutti, Ds compresi.
E andrei oltre: la dico tutta. Quando a dicembre al convegno della Cosa Rossa alla Fiera di Roma ho osservato l'entourage di Pecoraro Scanio, e ho visto chi c'era, mi son venuti i capelli dritti in testa. Ciò per dire che è bene che evitiamo noi stessi (mi pare che ci chiamiamo Sinistra arcobaleno) di fare i giustizialisti, almeno senza aver ben guardato dentro di noi.
Questo non significa che gli altri ventisei imputati insieme ai quali si trova Antonio Bassolino siano dei benefattori del paese. Al contrario. Anzi, sarebbe giusto porgere una volta per tutte il conto all'Impregilo per il presente, il passato e il futuro. E' la stessa società che è stata destinata dal governo Berlusconi alla devastazione ambientale e allo spreco di danaro pubblico per il ponte sullo stretto di Messina (che peraltro non si farà mai).
Ora sembra che anche la grande stampa si sia accorta che all'origine di tutto ci siano anche e soprattutto le malefatte dell'Impregilo. Ma perché se ne parla solo da un po'? Avevo definito questo tipo di amnesie «mistero napoletano», quando ne scrissi sul manifesto. E prima di me, ne aveva solo perlato qualcun altro sul manifesto. Non che non si sapesse. Ma il sistema di potere costituito intorno allo spreco dell'Impregilo non lo si voleva vedere.
Come abbiamo fatto notare su questo giornale - e come purtroppo in televisione ha fatto notare anche, credo, l'onorevole Casini - l'accordo con l'Impregilo (fatto dalla giunta Rastrelli) si poteva denunciare subito dopo la nomina di Bassolino a presidente. Forse costava qualcosa - o forse no, con una magistratura attenta - ma si sarebbe così evitato l'inutile tritasoldi di Acerra: che, peraltro, De Gennaro ha detto che farà risorgere «più forte e potente che pria».

(Enrico Pugliese)

Pubblicato il 5/3/2008 alle 3.59 nella rubrica Articoli.

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