Blog: http://pensatoio.ilcannocchiale.it

Gheddafi : una nuova rivoluzione ?

 

"Dobbiamo prendere atto dei difetti del sistema e apportare le necessarie correzioni». Con un discorso lungo e dagli accenti anche molto duri nei confronti dello stesso governo, il leader della rivoluzione libica Muammar Gheddafi ha indicato domenica la nuova strada che la Jamahiriya dovrà percorrere nei prossimi anni.
Una cammino che prevede tre grandi novità: lo snellimento della burocrazia, con una forte riduzione dei ministeri e un maggiore potere ai comitati del popolo di base; una distribuzione diretta - sotto forma di un vero e proprio salario mensile alle famiglie libiche - dei proventi del petrolio; e la libertà di svolgere attività imprenditoriali senza alcun vincolo. «Il denaro del petrolio deve essere distribuito direttamente al suo legittimo proprietario: il popolo libico. Ogni famiglia farà poi dei soldi ricevuti ciò che vorrà», ha sottolineato a più riprese il colonnello nel suo intervento, durato circa due ore. Parlando a Sirte in occasione del 31esimo anniversario della dichiarazione di Sebha, che nel 1977 ha dato vita alla Jamahiriya e alla forma di democrazia diretta che ancora oggi determina la struttura politica e amministrativa della Libia, Gheddafi non ha risparmiato critiche al sistema che lui stesso ha provveduto a creare.
«Oggi possiamo dire che il modello è in parte fallito: ci sono state troppe malversazioni». Il leader libico ha fatto riferimento a un rapporto del Comitato popolare di vigilanza, che metteva in risalto la cattiva gestione e diversi casi di corruzione, e ha definito le novità dei prossimi tempi, «che dovranno essere operative per il 40esimo anniversario della rivoluzione libica», ossia il 1° settembre del 2009.
La più significativa sembra essere la distribuzione diretta dei soldi del petrolio alle famiglie libiche, che saranno libere di avviare qualsiasi attività riterranno opportuna. Gheddafi lo ha ripetuto più volte: «È ora che il popolo prenda in mano direttamente il proprio destino». Si tratta di un disco verde alla libertà d'impresa, che recepisce molte delle sollecitazioni venute in questo senso negli ultimi anni e sancisce in qualche modo l'ingresso definitivo della Libia nell'era post-embargo.
Dalla fine delle sanzioni internazionali, nel 2004, le aziende di vari paesi europei - soprattutto Gran Bretagna, Francia, Italia, Germania e Spagna - si sono lanciate come un sol uomo su questa terra vergine, dalle enormi potenzialità d'investimento ma dalle scarse competenze tecniche. Con il discorso di domenica, la guida della rivoluzione ha indicato che è arrivato il momento per tutti di partecipare allo sviluppo, d'investire, creando anche società e joint venture con gruppi stranieri.
Il colonnello ha detto chiaramente che ognuno dovrà saper far fruttare i soldi del greggio. «Dobbiamo approfittare dei disastri della congiuntura internazionale, che hanno spinto il barile sopra i cento dollari e che ci hanno garantito entrate eccezionali». La Libia, nella parole di Gheddafi, deve guardare al futuro, al momento in cui «il petrolio finirà». Questa è in effetti la grande angoscia di un paese scarsamente popolato - poco più di 5 milioni di abitanti - ricchissimo di idrocarburi, ma con un'economia quasi totalmente dipendente dalle importazioni. È proprio in vista dell'era post-petrolifera che probabilmente il leader libico impresso questa svolta alla Jamahiriya.
Una Jamahiriya che manterrà comunque la sua struttura politica attuale, basata su un meccanismo di democrazia diretta in cui tutti i cittadini partecipano alle decisioni attraverso i cosiddetti «comitati del popolo». Secondo il sistema introdotto proprio 31 anni fa a Sebha, ogni settore urbano sceglie un comitato e ogni comitato sceglie un delegato per il consiglio popolare del municipio, e così via per i gradi superiori.
Se Gheddafi ha criticato il Congresso generale del popolo - il grande Parlamento che è il corpo legislativo e l'istanza più alta di questo sistema di democrazia diretta - nonché tutto l'apparato burocratico dello stato riunito ad ascoltarlo nella sala conferenze di Sirte, ha comunque ribadito che il modello di «stato delle masse» resta quello più appropriato. «La democrazia rappresentativa all'occidentale è un modello fallimentare, fatto apposta per il dominio del capitale. È il capitale a sostenere la falsa democrazia dei paesi ricchi». Rimane da capire se i cambiamenti annunciati domenica a Sirte non entreranno in conflitto con una struttura politica che ha nell'intervento e nella tutela dello stato uno dei suoi principali pilastri. Per il momento, a giudicare dagli applausi ricevuti in sala, i libici sembrano aver gradito le novità indicate dal leader.

Pubblicato il 6/3/2008 alle 9.50 nella rubrica Articoli.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web