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Il pasticcio Kosovo

 

Il Kosovo come le ciliegie: una indipendenza unilaterale tira l'altra. Lo avevano preavvertito in tanti e alcuni, Stati Uniti e Unione Europea (Ue) in testa, avevano giocato alle tre scimmiette - non vedo, non sento e non dico cose sensate. Ora è Putin a dire chiaro al mondo di un «tentativo di creare un'organizzazione sostitutiva dell'Onu». Parla della Nato e stuzzica l'Ue. «E' poco probabile che l'umanità sia d'accordo con una tale architettura dei futuri rapporti internazionali. Penso che il potenziale di conflitto andrà solo aggravandosi». Un bel pezzo d'umanità probabilmente non è affatto d'accordo ad affidare il ruolo arbitro dell'Onu all'alleanza militare della Nato, da cui l'Ue fotocopia la sua politica estera. Stiamo alle ciliegie: Abkhazia, Ossezia del Sud già hanno chiesto il riconoscimento della loro indipendenza e poi, pronti allo scatto, il Nagorno Karabakh e il Transdniestr. E poi Adzharia e Nakhishevan. Tutti ad agitarsi, tutti a chiedere la loro indipendenza, a cominciare da pezzi decisivi dei Balcani. Prima o poi quelle ciliegine le raccoglieremo anche in Europa. Da costringerci a buttare via, ancora una volta, i nostri atlanti. Vuoi che sia colpa della politica egemonista americana e della non politica di Bruxelles, vuoi dell'intraprendenza della Russia di Putin, il dopo Kosovo albanese, anche senza i fuochi d'artificio temuti, sta diffondendosi come un'infezione inarrestabile. Senza vaccino in vista e medici all'altezza.
Il primo paese contagiato è stato ovviamente la Serbia. Crisi di governo aperta dal premier Vojislav Kostunica, dopo un'agonia di mesi. Sul Kosovo le posizioni politiche di quello che fu il blocco democratico anti Milosevic sono inconciliabili e rendono evidenti altre maggioranze di fatto. Giovedì scorso il parlamento impone al governo di vincolare ogni trattativa sull'ardua integrazione europea al riconoscimento formale dell'integrità territoriale della Serbia. Più o meno come chiedere a Bruxelles di rimangiarsi gli affrettati e parziali riconoscimenti del Kosovo albanese. I conservatori di Kostunica votano con gli ultra nazionalisti di Nikolic e a quel che resta dei socialisti del fu Milosevic. Il partito filo europeista del presidente Tadic va in minoranza. Nessun ribaltone comunque a Belgrado, ma l'11 maggio, data probabile, nuova conta elettorale. Auditel sul gradimento balcanico dello sceneggiato Europa.
In Kosovo intanto, lontano dai riflettori tv mondiali, inizia il percorso della indipendenza vigilata. All'andatura del gambero. Ad andare più indietro che avanti, a scontrarsi, sorpresa, non tanto serbi e albanesi sul fronte del fiume Ibar, a Mitrovica, quanto l'Onu e l'Ue. Esattamente quanto affermava prima Putin. Alti funzionari del Palazzo di Vetro hanno chiesto a Xavier Solana di non importunare più il Segretario dell'Onu Ban Ki-Moon. La richiesta insistita, non evasa e non accoglibile è la benedizione Onu alla missione europea in Kosovo. «Eulex» non solo nasce con un nome che suona male, ma rischia di non nascere affatto. Non come l'avevano raccontata.
Da New York avvertono che il periodo di transizione di 120 giorni previsto per il trasferimento dei poteri dalla missione Unmik alle autorità kosovare e alla missione civile Eulex «dovrà essere esteso». Nella sostanza l'Onu dubita che Eulex possa assumere il controllo della parte a maggioranza serba nel nord di Mitrovica e nelle enclavi dove la stessa missione Onu non ha alcun mandato per far applicare il piano Ahtisaari, sposato da Usa e Ue, ma sempre e soltanto una proposta buona per la parte albanese e respinta da quella serba. Insomma, fa dire Ban Ki-Moon a Solana e soci euroatlatici, non forzate troppo le regole altrimenti la Russia si arrabbia. Come? «Mosca ha già fatto sapere -ammoniscono dal Palazzo di Vetro- che durante la sua presidenza del Consiglio di sicurezza inserirà all'ordine del giorno in ogni occasione ritenuta appropriata la questione Kosovo».
Siamo alla prevedibile diarchia tra Nazioni unite e Europa unita, nel dubbio su quale dei due farraginosi organismi sia meno unito dell'altro. Assieme al più preoccupante quesito su quale «comando» riconosca realmente il contingente militare Nato legalizzato in Kosovo dall'Onu. Unmik si trova nella situazione paradossale di essere la sola presenza internazionale accettata nella parte serba senza avere strumenti per fare realmente da arbitro. Del resto, aggiungono gli stessi funzionari da New York, «l'Onu non può costringere i giudici serbo-kosovari a rientrare nei tribunali, come non può forzare i poliziotti serbi nelle enclavi a rispettare l'autorità di Pristina». L'ovvietà sotto gli occhi di tutti colta a Bruxelles soltanto grazie al timbro UN.
Nelle intenzioni Usa e Ue, l'Unmik sarebbe dovuta uscire di scena gradualmente lasciando Eulex e l'Ufficio civile internazionale (Ico) a sorvegliare l'indipendenza del Kosovo, ma all'Onu c'è anche la Russia che farà certamente pesare l'assenza di qualsiasi accordo formale sullo smantellamento della missione decisa con la Risoluzione 1244. Nazioni unite più che mai disunite rispetto ad un'Europa sparpagliata. Per non parlare della questione soldi dell'Onu che, per promessa americana e Ue, dovevano passare alla gestione diretta delle autorità kosovare. Su quale base legale? chiedono dal Palazzo di Vetro. Un'improbabile nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza con l'avallo di Russia e Cina?
L'altro inciampo dell'Europa atlantica di Solana sono i riconoscimenti internazionali del Kosovo. Almeno la metà di quelli con un seggio all'Onu, avevano promesso Stati Uniti e Ue. Citazione testuale d'agenzia: «All'Onu era stato fatto credere da Washington e Bruxelles che sarebbero stati fatti sforzi enormi» prima dell'indipendenza di Pristina «per assicurare che questo avvenisse, ma non è successo». Molte capitali di America Latina, Africa e Asia, interpellate dal Palazzo di Vetro, hanno riferito di non essere mai stati contattati da nessuno.
In questo balcanico «dilettanti allo sbaraglio», non deve stupire che Eulex stenti, segnata alla nascita da un'accurata lottizzazione nazionale che non coincide mai con una garanzia nei valori. Già narrano di «europei» che nel selezionare la loro squadra, neppure ascoltano i loro connazionali Unmik, in Kosovo da anni. Sto parlando di italiani. In questo caos, nell'attesa «consola» l'impegno dei vertici kosovari per lo sport. Progetto del neo Ct di calcio Edmond Rugova: convocare nella nazionale kosovara, assieme al portiere del Palermo Samir Ujkani e al laziale Valon Behrami, anche Nikola Lazevic, serbo di Mitrovica che gioca nel Torino. Se il Donadoni kosovaro ce la fa - ma dubitiamo - potremo finalmente mandare al diavolo Unmik ed Eulex, Ban Ki-Moon e Solana, Uck e Thaqi, Tadic e Kostunica e utilmente occuparci d'altro.

(Ennio Remondino)

Pubblicato il 16/3/2008 alle 16.37 nella rubrica Articoli.

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