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Nessuna pianta coltivata è naturale ?

Prendo spunto da un post di KK dove si elencano (il tutto tratto da questo libro) le 27 bufale anti-ogm per analizzare più in dettaglio le argomentazioni svolte.
Partiamo dal primo punto dove F.Sala dice che nessuna pianta coltivata è naturale: tutte sono il prodotto di profonde modificazioni introdotte con manipolazioni genetiche (incrocio, mutazione, modifica del numero di cromosomi) che ne hanno migliorato le qualità agricole e organolettiche.
C'è da dire in primis che sono poche le culture ambientaliste che oggi usano l'argomento del carattere naturale dei prodotti dell'agricoltura tradizionale.
Tuttavia più che fermarci a questa constatazione e tracciare una distinzione netta tra ciò che è naturale e ciò che non lo è, potremmo dire che naturale e artificiale sono due estremi ideali di una serie di oggetti e di processi. Potremmo dire che "assolutamente naturale" è l'oggetto la cui esistenza non prevede alcun intervento consapevole dell'uomo, mentre "assolutamente artificiale" è l'oggetto la cui esistenza ha come ragione necessaria e sufficiente l'intervento umano, e cioè l'oggetto interamente costituito dall'uomo o da materiale a sua volta prodotto consapevolmente dall'uomo.
Vi sono con tutta probabilità oggetti del tutto naturali (come il sole), mentre è più difficile pensare ad oggetti del tutto artificiali (anche perchè si potrebbe dire che anche del materiale di costruzione artificiale possa essere stato costituito a partire da elementi reperibili in natura) Sulla base di queste definizioni possiamo dire che ci sono piante più o meno naturali, misurando l'apporto di lavoro umano (o di energia apportata dall'uomo) necessario per porle in essere.
Su questa base (e sulla base del fatto che nel costo di una pianta ogm ci può essere il costo del brevetto) si può magari dire che la pianta ogm sia meno naturale di una pianta coltivata con metodi più tradizionali (anche se magari questa situazione si potrebbe anche rovesciare con il progresso tecnologico per cui una pianta ogm può ad un certo punto richiedere una minore erogazione di lavoro rispetto ad una pianta ottenuta con metodi più tradizionali)



Un altro criterio per distinguere il grado di "naturalità" di una pianta può essere stabilito a partire dal fatto che ci sono modi e modi di causare mutazioni e trasferimenti di materiale genetico.  A parte quelle che avvengono naturalmente, le mutazioni causate da tecniche tradizionali vengono fatte a livello fenotipico, in base a caratteristiche visibili ed all'interno di popolazioni molto grandi. Soprattutto però è il ritmo relativamente lento di immissione nell'ambiente di tali organismi a consentire una verifica delle capacità di sopravvivenza, di riproduzione, di diffusione e di compatibilità con le altre specie animali e vegetali. Tale verifica per gli Ogm è più problematica in quanto correlata ad un immenso potenziale di manipolazione e  legata alla volontà dei soggetti che li producono di fare un monitoraggio completo e dettagliato di tali conseguenze. Per questa ragione si può legare la naturalità di una pianta proprio alla verificabilità della sua compatibilità ambientale. Essa cioè sia pur essendo un prodotto artificiale può essere più o meno naturale nella misura in cui sia più o meno controllabile l'insieme degli effetti conseguenti alla sua immissione nell'ambiente. Si tratterebbe in questo caso di una naturalità intesa come "naturalità umanizzata" e cioè come interazione regolata e cosciente tra natura ed intervento umano.
In un contesto di questo tipo la distinzione tra prodotti agricoli tradizionali e prodotti ogm non è rigida e schematica ma fluida e tale da consentire una immissione regolata dei prodotti ogm nel mercato.

Pubblicato il 26/3/2008 alle 20.15 nella rubrica Filosofia.

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