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Senza futuro non c'è memoria : la liberazione oggi

Non voglio parlare del passato.
Domenica scorsa sono stato invitato ad un convegno a Carditello, nella zona nord della provincia di Napoli (in prossimità del casertano) dall'Azione cattolica locale. Già avevo partecipato ad un'altra iniziativa di un'altra comunità ecclesiale. Per farmi partecipare si offrono anche di fare compagnia a papà mentre sono via.
Qui la Chiesa svolge il compito che una volta era del grande Partito comunista : crea tessuto sociale, diffonde valori che non sono quelli selvaggi della prevaricazione, dello spreco, dell'ostentazione, dell'illegalità. Forse l'esenzione dall'Ici permette di muovere qualche soldo in più, ma stavolta sono bene spesi.
La palestra è piena, saranno un'ottantina o un centinaio di persone : si parla di camorra,di come i mezzi di comunicazione hanno trattato la questione della monnezza, del lavoro nero, del "cavallo di ritorno", della responsabilità individuale.
Oltre me, c'è il sacerdote della parrocchia che fu di Don Peppino Diana, c'è un comandante dei vigili urbani. 



Don Peppino Diana

All'inizio del convegno ci sono poche domande, pochi interventi. Poi il ghiaccio si rompe e magari ci si sfoga anche un po'. Ma è tutto guadagnato.
Un parroco alla fine parla di testimonianza, di martirio, della necessità di mettere il gioco la vita in questa battaglia. Mi rendo conto che non parla solo agli iscritti alla'Azione Cattolica ed alla loro istanza di fede.
E' proprio vero : chi farà politica qui seriamente dovrà mettere in conto la possibilità di morire.
E qui non si tratta di un Stato identificabile, con le sue divise e le sue caserme.
L'avversario è anche una mentalità, diffusa e maleodorante come la patina di olio fritto che ti avvolge quando esci da certe pizzerie.
Ora e sempre Resistenza.

Pubblicato il 25/4/2008 alle 18.15 nella rubrica Storia.

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