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Marx e le robinsonate

L’'economia politica predilige le robinsonate  Perfino il Ricardo ha la sua robinsonata. Egli fa scambiare al pescatore primitivo e al cacciatore primitivo pesce e selvaggina, come se fossero possessori di merci, immediatamente, nel rapporto del tempo di lavoro oggettivato in questi valori di scambio. Questa volta, egli cade nell'anacronismo di far consultare al cacciatore e al pescatore primitivi, per calcolare i loro strumenti di lavoro, le mercuriali in uso nel 1817 alla Borsa di Londra. Sembra che i " parallelogrammi del signor Owen" siano l'unica forma di società conosciuta dal Ricardo all'infuori dì quella borghese

Evochiamo dunque per primo Robinson nella sua isola. Sobrio com'è di natura, ha tuttavia bisogni di vario genere da soddisfare, e quindi deve compiere lavori utili di vario genere, deve fare strumenti, fabbricare mobili, addomesticare dei lama, pescare, cacciare, ecc. Qui non parliamo delle preghiere e simili, poichè il nostro Robinson ci prende il suo gusto e considera tali attività come ricreazione. Nonostante la differenza fra le sue funzioni produttive egli sa che esse sono soltanto differenti forme di operosità dello stesso Robinson, e dunque modi differenti di lavoro umano. Proprio la necessità lo costringe a distribuire esattamente il proprio tempo fra le sue differenti funzioni. Che l'una prenda più posto, l'altra meno posto nella sua operosità complessiva dipende dalla difficoltà maggiore o minore da superare per raggiungere il desiderato effetto d'utilità. Questo glielo insegna l'esperienza, e il nostro Robinson che ha salvato dal naufragio orologio, libro mastro, penna e calamaio, comincia da buon inglese a tenere la contabilità di se stesso. Il suo inventario contiene un elenco degli oggetti d'uso che possiede, delle diverse operazioni richieste per la loro produzione, e infine del tempo di lavoro che gli costano in media determinate quantità di questi diversi prodotti. Tutte le relazioni fra Robinson e le cose che costituiscono la ricchezza che egli stesso s'è creata, sono qui tanto semplici e trasparenti che perfino il signor M. Wirth potrebbe capirle senza particolare sforzo mentale. Eppure, vi sono contenute tutte le determinazioni essenziali del valore.



Marx da un lato critica le robinsonate, e cioè le pretese ingenue di spiegare in maniera completa sistemi complessi, attraverso la proiezione nel passato dell’assemblaggio di elementi semplici, o più generalmente, attraverso l’utilizzo di modelli. D’altro lato, egli usa quasi per concessione la retorica della robinsonata per argomentare a favore della teoria del valore lavoro. Non si sa se egli parta dall’uomo primitivo o dalle metafore di Smith e Ricardo. L’ipotesi che propone è che per soddisfare tutti i propri bisogni Robinson deve organizzare il suo lavoro in modo da ottimizzare i tempi di tutti i lavori che deve svolgere. Dunque egli deve misurare il tempo di lavoro necessario per soddisfare i suoi bisogni. Da questa ipotesi ne viene sia che la misura del tempo è necessaria per velocizzare il lavoro (e dunque non è ideologicamente neutra) sia che tale ottimizzazione è necessaria proprio perché manca la divisione del lavoro e lo scambio. La misura del tempo di lavoro è necessaria per la pianificazione stessa dei processi economici e tale pianificazione è una necessità di chi regola mercati, scambi e produzioni affinché assolvano la funzione sociale loro affidata. Eppure la misura del tempo di lavoro prima viene sfruttata per la realizzazione del valore (e cioè per la vendita come merci) della grande quantità di beni la cui produzione è al tempo stesso causa ed effetto dell’accumulazione di capitale. Uno strumento di razionalizzazione viene in una prima fase subordinato alla istanza parzialmente irrazionale di accumulazione privata.

Pubblicato il 30/4/2008 alle 17.43 nella rubrica Comunismo.

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