Blog: http://pensatoio.ilcannocchiale.it

Marx e l’oblio della forma di valore nell’economia classica

 

L’economia  ha scoperto il contenuto nascosto in queste forme. Ma non ha mai posto neppure il problema del perché quel contenuto assuma quella forma, e dunque del perché il lavoro rappresenti se stesso nel valore, e la misura del lavoro mediante la sua durata temporale rappresenti se stessa nella grandezza di valore del prodotto del lavoro Uno dei difetti principali dell'economia politica classica è che non le è mai riuscito di scoprire, partendo dall'analisi della merce e piú specificamente del valore della merce, quella forma del valore che ne fa, appunto, un valore di scambio. Proprio nei suoi migliori rappresentanti, quali A. Smith e il Ricardo, essa tratta la forma di valore come qualcosa di assolutamente indifferente, o d'esterno alla natura della merce stessa. La ragione non sta soltanto nel fatto che l'analisi della grandezza di valore assorbe completamente la loro attenzione; è più profonda. La forma di valore del prodotto del lavoro è la forma più astratta, ma anche più generale del modo borghese di produzione, la quale per ciò viene caratterizzata come forma particolare di produzione sociale, e così viene insieme caratterizzata storicamente. Quindi ritenendola erroneamente la eterna forma naturale della produzione sociale, si trascura necessariamente anche ciò che è l'elemento specifico della forma di valore e quindi della forma di merce e, negli ulteriori sviluppi, della forma di denaro, della forma di capitale, ecc. Quindi, in economisti che sono pienamente d'accordo sulla misura della grandezza di valore in base al tempo di lavoro, troviamo le più variopinte e contraddittorie idee del denaro, cioè della forma perfetta dell'equivalente generale.

Questo spicca in maniera evidentissima p. es. nella trattazione sulle banche, dove non bastano più i luoghi comuni delle definizioni del denaro. Quindi, in opposizione a questo fatto, è sorto un sistema mercantilistico restaurato (Ganilh, ecc.), il quale vede nel valore soltanto la forma sociale, o piuttosto soltanto la parvenza di tale forma, priva di sostanza. Osservo una volta per tutte che per economia politica classica io intendo tutti gli studi economici, da W. Petty in poi, i quali hanno indagato il nesso interno dei rapporti borghesi di produzione, in contrasto con l'economia volgare; quest'ultima si aggira soltanto entro il nesso apparente, e torna sempre a rimuginare di nuovo, allo scopo di render comprensibili in maniera plausibile i cosiddetti fenomeni più grossi e di sopperire ai bisogni quotidiani borghesi, il materiale già da tempo fornito dall'economia scientifica: ma per il resto si limita a sistemare, render pedanti e proclamare come verità eterne le banali e compiaciute idee degli agenti di produzione borghesi sul loro proprio mondo, come il migliore dei mondi possibili.




Anche un sacchetto dell'immondizia è stato messo all'asta in rete....


Qui Marx evidenzia come l’economia politica classica non si interroghi sul carattere storicamente determinato della forma di valore e cioè del fatto che il lavoro rappresenti se stesso nel valore delle merci o meglio nel valore di scambio, nel valore delle cose che si scambiano tramite il mercato. Con questo Marx ipotizza il carattere storico del mercato come strumento di allocazione delle risorse e relega (quando parla di economia volgare) gli apologeti del mercato tra coloro che sistematizzano in maniera ed elevano a verità eterne le banali e compiaciute idee dei capitalisti sul loro proprio mondo. C’è forse qui una critica anticipata all’economia neoclassica o a quella che sarebbe stata la scuola austriaca ?

 

 

 

Pubblicato il 28/5/2008 alle 9.33 nella rubrica Comunismo.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web