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Marx , la struttura e la sovrastruttura

 

Queste formule portan segnata in fronte la loro appartenenza a una formazione sociale nella quale il processo di produzione padroneggia gli uomini, e l'uomo non padroneggia ancora il processo produttivo: ed esse valgono per la sua coscienza borghese come necessità naturale, ovvia quanto il lavoro produttivo stesso. Le forme preborghesi dell'organismo sociale di produzione vengono quindi trattate dall'economia politica press'a poco come le religioni precristiane sono trattate dai padri della Chiesa. Gli economisti hanno uno strano modo di procedere. Per essi ci sono soltanto due specie di istituzioni, quelle artificiali e quelle naturali. Le istituzioni feudali sono artificiali, quelle borghesi sono naturali. In questo assomigliano ai teologi, che anch'essi pongono due specie di religione. Tutte le religioni che non sono la loro, sono invenzioni degli uomini, mentre la propria religione emana da Dio. Così di storia ce n'è stata, ma non ce n'è più

Comicissimo è il signor Bastiat, il quale s'immagina che gli antichi greci e romani vivessero soltanto di rapina. Ma se si vive di rapina per molti secoli, ci dovrà pur essere continuamente qualcosa da rapinare, ossia l'oggetto della rapina dovrà continuamente riprodursi. Sembra dunque che anche greci e romani avessero un processo di produzione, quindi un'economia, la quale costituiva il fondamento materiale del loro mondo esattamente come l'economia borghese costituisce il fondamento materiale del mondo contemporaneo. O forse il Bastiat ritiene che un modo di produzione poggiante sul lavoro degli schiavi poggi su un sistema di rapina? Allora si mette su un terreno pericoloso. Se un gigante del pensiero come Aristotele ha errato nella sua valutazione del lavoro degli schiavi, perché un economista nano come il Bastiat dovrebbe aver ragione nella sua valutazione del lavoro salariato?

Colgo l'occasione per confutare brevemente l'obiezione che mi è stata fatta, alla pubblicazione del mio scritto Zur Kritik der politischen Oekonomie, 1859, da un foglio tedesco-americano. Diceva che la mia concezione che il modo di produzione determinato e i rapporti di produzione che volta per volta gli corrispondon,, in breve, " la struttura economica della società, sia la base sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica, e alla quale corrispondono determinate forme sociali di coscienza ", che " il modo di produzione della vita materiale, costituisce in generale la condizione del processo vitale sociale, politico, intellettuale " - diceva che tutto ciò certo è giusto per il mondo presente, nel quale dominano gli interessi materiali, ma non per il Medioevo, nel quale dominava il cattolicesimo, né per Atene e Roma, in cui dominava la politica. In primo luogo, è sorprendente che qualcuno si prenda l'arbitrio di presupporre che a chiunque altro siano rimasti ignoti questi notissimi luoghi comuni sul Medioevo e sul mondo antico. Ma questo è chiaro: che il Medioevo non poteva vivere del cattolicesimo, e il mondo antico non poteva vivere della politica. Viceversa: il modo e la maniera di guadagnarsi la vita, spiega perché la parte principale era rappresentata là dalla politica, qua dal cattolicesimo. Del resto basta conoscere un po', p. es.. la storia della Roma repubblicana, per sapere che la storia della proprietà fondiaria ne costituisce la storia arcana. D'altra parte, già Don Chisciotte ha ben scontato l'errore di essersi illuso che la cavalleria errante fosse egualmente compatibile con tutte le forme economiche della società.

 


 

Qui Marx risponde anticipatamente anche a molte critiche che gli avrebbero fatto in seguito, critiche basate sul ruolo che la sovrastruttura avrebbe avuto nella vita materiale dei periodi storici precedenti al modo di produzione capitalistico. La frase “che il Medioevo non poteva vivere del cattolicesimo, e il mondo antico non poteva vivere della politica” è esemplificativa dell’acutezza e dell’ironia di Marx. Tuttavia sarebbe interessante vedere se la sovrastruttura interagisca sulla struttura e ne condizioni (e se sì in quale grado) lo sviluppo. E sarebbe intereressante sapere se la coscienza di classe sia una sovrastruttura. E se la coscienza di classe che muti i rapporti di produzione debba avere chiara una teoria dei modi e dei rapporti di produzione. E se in concreto sia possibile per un operaio che acquisti coscienza di classe credere in Dio.

 

 

 

 

Pubblicato il 30/5/2008 alle 9.30 nella rubrica Comunismo.

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