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Primo Levi : estetica ed etica

Nei riguardi dei condannati a morte, la tradizione prescrive un austero cerimoniale, atto a mettere in evidenza comeogni passione ed ogni collera siano ormai spente, e come l'atto di giustizia non rappresenti che un triste dovere verso la società, tale da poter accompagnarsi a pietà verso la vittima da parte dello stesso giustiziere. Si evita perciò al condannato ogni cura estranea, gli si concede la solitudine e, ove lo si desideri, ogni conforto spirituale, si procura insomma che egli non senta intorno a sè l'odio o l'arbitrio, ma la necessità e la giustizia e, insieme con la punizione,il perdono.
Ma a noi questo non fu concesso, perchè eravamo troppi, ed il tempo era poco, e poi, finalmente, di che cosa avremmo dovuto pentirci, e di che cosa venir perdonati ? Il commissario italiano dispose dunque che tutti i servizi continuassero a funzionare sino all'annunzio definitivo ; la cucina rimase perciò in efficienza, le corvèes di pulizia lavorarono come di consueto, e perfino i maestri e i professori della piccola scuola tennero lezione a sera, come ogni giorno.
Ma ai bambini quella sera non fu assegnato compito.



L'ultima frase di questo brano è l'estetico che è forse semplicemente l'etica che non sbraca, che ha pudore di rivelarsi. E questo suo pudore è la bellezza.

Pubblicato il 30/5/2008 alle 19.43 nella rubrica Filosofia.

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