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l'Ici di Tremonti si mangia il Welfare

 

A piangere per il taglio dell'Ici sulla prima casa sono in molti: con la pubblicazione del decreto legge emergono, infatti particolari quantomeno sconcertanti. Tremonti aveva promesso che avrebbe usato il bisturi e non l'accetta, ma il quadro che emerge è di tagli in molti casi in profondità e spesso estremamente sgradevoli. Per finanziare l'abolizione della tassa sull'attico ai Parioli, vengono sottratti 20 milioni ai fondi contro la violenza contro le donne; 50 milioni, invece, è il taglio al «Fondo per l'inclusione sociale degli immigrati»; altri 50 milioni arrivano dal taglio dei finanziamenti per lo sviluppo della banda larga e 31 da quelli per il potenziamento dell'informatizzazione pubblica. Insomma, tagli al welfare, ma anche a progetti che avrebbero contribuito a dare una spinta alla semplificazione burocratica e più in generale un contributo allo sviluppo tecnologico. Ma più grave ancora è che si tagliano risorse per opere infrastrutturali per il Mezzogiorno mentre si rilancia il faraonica progetto del ponte sullo stretto di Messina che ovviamente sarà finanziato con soldi pubblici. E contro questa politica di tagli sabato in Sicilia (a Palermo) si svolgerà una manifestazione.
Secondo i calcoli del Pd, infatti, il decreto fiscale si «mangia» circa 1,5 miliardi di euro destinati alle «opere urgenti per il Sud». Di questi oltre un miliardo per la Sicilia e 450 milioni per la Calabria. Si tratta di soldi che il governo Prodi aveva messo insieme bloccando il Ponte sullo stretto, destinandoli (tanto per fare alcuni esempi) al completamento della statale ionica (320 milioni), alla ferrovia circum etnea (250 milioni) alla metro leggera di Palermo (240 milioni) e alla superstrada tra Agrigento e Caltanisetta (180 milioni). Sui tagli di fondi destinati alla Sicilia un gruppo di deputati Pd ha chiesto al governatore della regione di presentare ricorso alla Corte costituzionale.
Ma c'è di più: Tremonti ha tagliato anche oltre 700 milioni che dovevano servire al trasporto locale pubblico su binario per cercare di far viaggiare civilmente i pendolari che ora si muovono su quelli che sono spesso dei carri bestiame.
E visto che il presidente del consiglio ha iniziato la carriera come palazzinaro, il suo ministro dell'economia si è sentito in dovere di tagliare 45 milioni per l'abbattimento degli «ecomostri» tipo Punta Perotti e 30 milioni sono spariti dal fondo per il recupero dei centri storici che evidentemente più si degradano e più facilmente potranno finire nelle mani della speculazione. Altri colpi duri all'ambiente sono rappresentati dall'abolizione di 70 milioni per «l'ammodernamento della rete idrica», dal taglio di 150 milioni per la «forestazione e la riforestazione» e da quelli per l'incentivazione delle biotecnologie e le filiere Agm-free. E sono stati tagliati anche 60 milioni destinati alle isole minori
Poi ci sono anche altri tagli. Alcuni non lasciano rimorsi (tipo il milione e mezzo per la celebrazione della nascita di Giacomo Puccini) altri gridano vendetta: Il Fondo ordinario delle Università, ad ad esempio, riceverà 48 milioni in meno. Poi ci sono ampie sforbiciate (27 milioni alla formazione artistica e culturale e 95 milioni in meno per «la promozione dello sport di cittadinanza». La maggior parte di questi soldi sarà destinata alla defiscalizzazione degli straordinari ( ma non per i dipendenti pubblici) e al taglio del'Ici sulla prima casa. Che tra l'altro non sarà così gigantesco come annunciato: 1,7 miliardi contro gli 823 che erano già stati tagliati dal governo Prodi. Ne valeva la pena?

(Roberto Tesi)

Pubblicato il 7/6/2008 alle 4.16 nella rubrica Articoli.

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