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Sul Kosovo l'Europa prende uno schiaffo sacrosanto

 La carta intestata del «Segretario Generale» sotto il simbolo delle Nazioni Unite, ed una paginetta e mezza di «diplomatese» in anglo-americano. Data di spedizione, il 12 giugno. Data di consegna, questa mattina, con un'anteprima tutta per noi. Lettera indirizzata da Ban Ki-moon a «Sua Eccellenza, Mister Fatmir Sejdiu, Pristina». Il presidente del Kosovo indipendente degradato a Mister dal mancato riconoscimento di Stato Sovrano da parte dell'Onu. Due pagine e mezza invece, per «Sua Eccellenza, Mr. Boris Tadic, Presidente della Repubblica di Serbia, Belgrado». Prima di tradurre dall'inglese, traduciamo la notizia. L'Onu prende atto del pasticcio Kosovo e dice, a modo suo, che bisogna provare a metterci una pezza. Non come aveva progettato Bruxelles, non come speravano gli albanesi di Pristina, non come rivendicavano i serbi di Mitrovica e Belgrado. Piatto indigesto per tutti, chi più e chi meno. A Pristina l'Onu comunica che le zone a «rilevante maggioranza di popolazione serba» godranno di uno Status speciale, sotto la diretta responsabilità delle Nazioni Unite; sarà un Kosovo con due sistemi di amministrazione e garanzia diversi. A Belgrado il Segretario Generale dice, senza azzardarsi a scriverlo, ingoiate la perdita formale del Kosovo visto che state per ottenere la partizione che chiedevate col nord Mitrovica e le enclavi serbe separate, di fatto, dal resto del Kosovo albanese. All'Unione europea, il messaggio da New York è ancora più secco: qui comandiamo noi ed a voi, al massimo, affideremo qualche «sub appalto» per salvare la faccia.
Ma stiamo ai documenti che in queste ore stanno per arrivare ufficialmente nelle mani dei due governi. Al presidente kosovaro Sejdiu, Ban Ki-moon, in quattro paragrafi, ripete per tre volte che l'Onu fa sempre e comunque riferimento alla Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza, quella che riconosce la sovranità della Serbia. Prima della dichiarazione unilaterale di indipendenza e prima dello scontro politico tra Stati Uniti e Russia, col blocco di qualsiasi altra decisione al Consiglio di Sicurezza. Le parole usate sono ovviamente al miele. «Nell'assenza di altre direttive da parte del Consiglio di Sicurezza e di ulteriori consultazioni, è nella mia intenzione di riconfigurare la struttura e il profilo della presenza civile internazionale che corrisponda alla situazione attuale in Kosovo e che sia capace di dare un ruolo all'Unione Europea in Kosovo, in accordo con la 1244». Riconfigurare, implementare, dare un ruolo. Pezze, in lingua diplomatica, al buco di un Kosovo separato su base etnica. A rassicurare almeno in parte il governo albanese di Pristina, la conclusione: «Questi arrangiamenti sarebbero applicati per un periodo limitato senza interferire sullo Status del Kosovo - garantisce a Sejdiu -. In questo contesto e riguardo all'implementazione di questi provvedimenti, il mio Rappresentante Speciale la Consulterà».
Per capire cosa si prepara realmente, occorre passare alle due pagine e mezza indirizzate al serbo Tadic. Due paragrafi di premessa gemelli a quelli rivolti al presidente kosovaro, poi gli elementi concreti della «riconfigurazione». Sei punti secchi: polizia, tribunali, dogane, trasporti e infrastrutture, confini, patrimonio della chiesa ortodossa serba. Qualche citazione letterale: «Il servizio di polizia del Kosovo operante nelle aree a rilevante maggioranza serba dovrà far capo alla polizia internazionale sotto l'autorità del mio Rappresentante Speciale». Due comandi diversi per i due diversi corpi di polizia, è la traduzione del cronista, una col cappello Onu e una, forse, col pennacchio dell'Unione europea. «Tribunali. Potrebbero essere creati dei Tribunali locali addizionali e di distretto che andrebbero a servire le aree a rilevante maggioranza serba». Anche in questo caso la fantasia al potere: una sola legge, dice Ban Ki-moon, ma con due strutture ad interpretarla. Sulle dogane pagano pegno i serbi, visto che si cercherà di realizzare «un'area doganale singola». Per trasporti e infrastrutture, il segretario dell'Onu dice ai contendenti, arrangiatevi, delegando al «gruppo di dialogo tecnico Pristina-Belgrado». Per i confini finalmente rispunta la Nato, «in accordo col la risoluzione 1244», ovviamente. Kfor che «continuerà a esercitare il suo mandato di sicurezza esistente in Kosovo». Infine, la ricerca di mediazione e benevolenza dalla Chiesa Ortodossa serba, dai suoi monasteri assediati, cui il segretario Onu promette, oltre alla protezione e al diritto all'obbedienza all'autorità religiosa di Belgrado, il «diritto unico a ricostruire e preservare i suo siti religiosi, storici e culturali in Kosovo».
La notizia strettamente giornalistica, come sovente accade nei documenti ufficiali, viene in fondo. Testuale: «In accordo col paragrafo 6 della risoluzione 1244 intendo nominare un nuovo Rappresentante Speciale per la prevista riconfigurazione», scrive Ban Ki-moon. Licenziamento in tronco per il tedesco Joachim Reucker, contro cui s'erano ancora ieri scagliati i rappresentanti diplomatici russi, chiedendone addirittura l'incriminazione. In Kosovo si cambia insomma, anche se è difficile capire in che direzione. Si «riconfigura» il ruolo dell'amministrazione civile Onu, si ufficializza la separazione delle zone serbe da quelle albanesi, si lascia un angolino, giusto un angolino, per la missione Eulex dell'Unione europea. «Riguardo alla presenza dell'Unione europea nella regione, intendo consultare l'Alto Rappresentante dell'Ue per la politica estera e di sicurezza comune, per determinare un ruolo operativo dell'Ue nell'implementazione dei sopra citati provvedimenti, seguendo lo status di neutralità delle Nazioni Unite». Se le parole hanno un senso, il segretario generale delle Nazioni unite, mentre l'Onu non ha riconosciuto l'indipendenza unilaterale di Pristina, ricorda all'Ue il «peccato originale» d'aver riconosciuto l'indipendenza con molti dei suoi paesi leader e con il ruolo di Javier Solana: uno schierarsi che ha provocato le ire della Serbia e della Russia ed il sospetto di scarsa neutralità che rischia di bruciare il forte candidato italiano a prossimo «Rappresentante Speciale» del segretario Onu in Kosovo

Pubblicato il 22/6/2008 alle 3.41 nella rubrica Articoli.

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