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Il caos kosovaro all'Onu

 

È convocato oggi il Consiglio di sicurezza dell'Onu con all'ordine del giorno il Kosovo e il futuro della missione Unmik che, da oggi, vede la nomina come amministratore dell'italiano Leonardo Zannier. Ci saranno anche il presidente serbo Boris Tadic che ribadisce «il Kosovo è Serbia», e quello kosovaro Fatmir Sejdiu. La questione urge: domenica 15 gennaio è «entrata in vigore» la costituzione dell'indipendenza. Ma è «in vigore» solo per i 40 paesi che l'hanno riconosciuta, mentre la maggior parte degli Stati del mondo, giudicandola unilaterale e di scontro, non l'ha fatto. L'indipendenza divide la Ue, con Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia che hanno approvato mentre Spagna, Grecia, Slovacchia, Romania e Cipro hanno detto no e ora si rifiutano di addestrare il nuovo «esercito» kosovaro. E spaccato resta il Consiglio di sicurezza Onu, con Russia e Cina che oppongono il veto, temendo che diventi l'anticamera per i loro indipendentismi e per gli altri che covano nel mondo, a partire dal Caucaso e dagli stessi irrisolti Balcani.
Nel dramma c'è una responsabilità: è quella dell'Unmik, l'amministrazione locale dell'Onu che, con i suoi rappresentanti (Bernard Kouchner, Michael Steiner, Janses Soerensen e Joachim Ruecker) avrebbe dovuto rispettare la Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza Onu che riconosce la sovranità della Serbia. Invece ha avallato una feroce contropulizia etnica contro le minoranze serbe con migliaia di vittime e desaparecidos, la distruzione sistematica di ben 150 monasteri ortodossi, il blocco del rientro dei profughi, la cacciata di 200.000 serbi, rom e altre minoranze. Via via legittimando la secessione di Pristina.
E' lo scenario criminale del quale l'Unmik vuole lavarsi le mani. Così Joachim Ruecker, con l'avallo tedesco e francese, ha cercato alla chetichella di chiuder bottega, autorizzando l'arrivo della missione Eulex, «civile e di polizia» voluta dall'Ue, pur spaccata, per gestire e di fatto imporre l'indipendenza nelle zone serbe. I serbi, tutti, hanno detto no. Allora è entrato in scena il segretario dell'Onu Ban Ki-moon per salvare la faccia dell'Unmik, con due lettere, al presidente kosovaro Fatmir Sejdiu e a quello serbo Boris Tadic, dove annunciava una «riconfigurazione» della missione Onu. Risultato: è caos istituzionale. Si riconfigura Unmik, quindi Ruecker può andarsene quando dovrebbe restare in carica altri otto mesi, ma Russia e Serbia chiedono d'incriminarlo perché voleva azzerare il ruolo dell'Onu; la missione Eulex è la benvenuta ma per intanto è sospesa e ha bisogno «ancora di tempo»; l'Onu è neutrale sull'indipendenza, ma l'Ue la deve gestire; le zone serbe possono dipendere dall'Unmik e non dal governo di Pristina; infine, resta la Nato, ma da chi dipende? A Pristina restano sorpresi della disponibilità a spartire il Kosovo e non accettano quello che tutti vedono. Nonostante l'indipendenza, di Kosovo ce ne sono quattro: stato albanese, zone serbe, aree della Chiesa ortodossa, burocrazie internazionali e Camp Bondsteeel, la più grande base militare Usa d'Europa edificata nel disprezzo della legalità internazionale.
E a Belgrado, dove l'affare piomba nel mezzo della scelta del nuovo governo, prima l'ex premier Kostunica, poi l'ex ministro per il Kosovo Samardzic che annuncia la nascita di «un parlamento serbo in Kosovo», e infine lo stesso Tadic hanno denunciato l'operazione di Ban Ki-moon ricordando che ritengono l'indipendenza di Pristina semplicemente «illegale». E Ban ha fatto ploff.

(Tommaso Di Francesco)

Pubblicato il 30/6/2008 alle 0.18 nella rubrica Articoli.

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