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Non c’è più religione : Marx e la prova ontologica

 

La prova ontologica non significa altro che “Ciò che io mi rappresento realmente è una rappresentazione reale per me”. Ciò agisce su di me ed in questo senso tutti gli dei, sia quelli pagani, sia quello cristiano, hanno posseduto un esistenza reale. Non è stato l’Apollo delfico una potenza reale nella vita dei Greci ?

Qui non significa nulla neanche la critica di Kant. Se uno pensa di possedere 100 talleri, se questa non è per lui una qualunque rappresentazione soggettiva, se egli crede in essa, i cento talleri immaginati hanno per lui lo stesso valore di 100 talleri reali. Egli ad esempio farà dei debiti su questo suo dato immaginario ed agirà come hanno fatto gli Dei, su cui l’umanità tutta ha fatto dei debiti. L’esempio di Kant avrebbe potuto rafforzare la prova ontologica.

Dei talleri reali hanno la stessa esistenza degli Dei immaginati. Ha forse un tallero reale esistenza al di fuori della rappresentazione, sia pure di una rappresentazione comune a tutti gli uomini ?

Portate della carta moneta in un paese in cui quest’uso della carta non si conosce ed ognuno riderà della vostra soggettiva rappresentazione.




 

Anche qui Marx da un lato compie alcuni errori tipo il trascurare il ruolo che nell’argomento ontologico ha il concetto di Massimo di tutti i pensabili” (Anselmo) o di Perfezione” (Cartesio).

D’altro canto anche qui Marx ha delle intuizioni formidabili, dal momento che, anticipando con Hegel l’ontologia degli oggetti sociali che viene falsamente attribuita a Searle, nota come i talleri dell’esempio kantiano sono rappresentazioni che hanno un effetto reale e quindi una determinata accezione di realtà ed al tempo stesso sono inconsistenti se non condivise socialmente, per cui Kant usa come esempio un oggetto che svuota il suo argomento.

Personalmente ho usato l’esempio dei cento talleri in maniera opposta a come lo ha usato Marx. A mio parere  cento talleri reali” sono un concetto del tutto diverso da “cento talleri pensati”, dal momento che l’essenza dei cento talleri, le loro proprietà non sono quelle fisiche, ma sono appunto la rete di relazioni e di effetti che si costituiscono a partire dall’oggetto fisico stesso nel momento in cui esiste effettivamente. Come dice Enzo Cannavale in La grande Magia di Eduardo De Filippo “L’immagine del panettiere se non gli date l’immagine dei soldi, col cavolo che vi dà l’immagine del pane. Padrò, questi sono la schifezza di tutte le immagini….

I cento talleri pensati non sono per niente cento talleri, ma sono la rappresentazione di un pezzo di carta o di metallo. Se i cento talleri non funzionano, non sono cento talleri.

Pubblicato il 4/7/2008 alle 9.21 nella rubrica Filosofia.

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