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Simboli : Abramo

Abramo ha un'etimologia controversa. Egli è ab-ram (il Padre è esaltato) o ab-raham (il padre delle moltitudini). In tutti e due i casi, ma soprattutto nel secondo possiamo dire che Abramo sia un simbolo stesso di Dio, in quanto Uno che è all'origine dei molti.
Anche quando esce fuori dalla sua dimora (patria) per generare la moltitudine (i popoli del libro), egli è come Dio che in quanto Uno deve uscire fuori di sè (alienarsi) per generare la molteplicità.
Il suo è il primo Esodo, in cui rinuncia a ciò che ha e a ciò che è per acquisire 77 volte tanto. Così come Dio che uscendo fuori di sè, genera un altro sè (il mondo) e dunque si moltiplica.
Nel suo uscire dalla propria dimora, Abramo è simbolo dell'avventura e del rischio, in un certo senso dell'investimento che dovrebbe generare maggiore profitto.
Abramo è disposto a sacrificare suo figlio per il patto con Dio che gli assicura la progenie di un popolo, così come Dio sacrifica suo Figlio per la salvezza del genere umano.
Nel sacrificio, Abramo è simbolo delle fede che sopravvive contro tutte le probabilità (Pascal), della fede in Dio che media tra la sua perdita e la sua ricompensa.
Alla fine ciò che è sacrificato è un surrogato, un sostituto : il sacrificio umano viene sostituito dal sacrificio di un animale. La sostituzione genera una sorta di duplicazione, perciò qui si biforca la storia di due sacrifici, quello del capro sgozzato (Isacco) e quello del capro cacciato nel deserto (Ismaele). E da qui si diparte la storia della gemellanza che tanto ha avuto ruolo nel mito  e nella storia di Gesù Cristo. 
 



Secondo leggende islamiche e tardo giudaiche, Abramo da un lato è generato da Jibril (l'Arcangelo Gabriele) e nascosto in una caverna (come Zeus, come Cristo, come Lazzaro che rinasce dalla caverna in cui è sepolto). D'altro canto Abramo è ucciso (o quasi ucciso) dal  Re cacciatore Nimrod, timoroso di lui (così come Ares uccide Adone e Caino uccide Abele).
Come Uno che genera i molti Abramo, soprattutto nel Medioevo (si pensi a Reims e Notre Dame), assume fattezze androgine (si pensi al seno di Abramo) e, come Gesù, tiene i fanciulli sul suo grembo, riconoscendo la propria discendenza (l'atto del padre di tenere sulle ginocchia il neonato coincide con l'atto di riconoscerlo)

Pubblicato il 13/7/2008 alle 10.25 nella rubrica Ermeneutica.

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