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La volontà di Eluana

A me non piace la libertà di morire o far morire. Credo si tratti di una libertà che l'individuo si prenda a prescindere dall'ordinamento giuridico. Essa si può legare alla disperazione, ad uno stato di necessità, alla  mancanza di libertà. E' uno stato di eccezione, che in quanto tale difficilmente si declina come diritto.
E lo faccio per ragioni del tutto diverse da chi è credente : per il credente solo Dio è signore della vita e della morte. Per me dopo la morte non c'è niente. Per cui il diritto alla vita è il diritto basico per eccellenza. Per cui non sono entusiasta della sentenza che riguarda la Englaro. Per me c'è solo tristezza.



Ma non voglio parlare di questo. Piuttosto mi preme esaminare una delle giustificazioni che motiva la battaglia del padre. Cioè quella legata alla presunta volontà della figlia. In realtà una serie di frasi dette in vita poco può assicurarci sulla volontà di qualcuno. E dopo sedici anni si potrebbe tranquillamente cambiare idea. Immaginiamo che Eluana avesse fatto testamento biologico. Sarebbe morta molti anni fa. Ma se adesso a sedici anni di distanza avesse cambiato idea ? E se si scoprisse tra dieci anni una tecnica che consenta di rigenerare la corteccia cerebrale ?
Ma al di là di tali questioni, perchè non si parla di volontà del tutore, a cui di necessità spetta una decisione (sempre che tale decisione sia lecita)?
Perchè non dire "Non riesco più a sopportare di vedere mia figlia in queste condizioni" ?
Invece la disperazione di un padre viene ideologicamente declinata come libertà della figlia.
E' umano. Ma è falso. Ed è dannoso.
La "volontà di Eluana" è un catafalco più ingombrante del corpo di Eluana
Entrambi appartengono forse alla morte.

Pubblicato il 14/7/2008 alle 12.15 nella rubrica Filosofia.

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