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Lo sbaglio di Oz

Amos Oz, scrittore israeliano, di cui ho letto con piacere ed interesse un libro, è scaduto in questi giorni però in un superficiale ideologismo, riportato da Repubblica del 17 Agosto : nel parlare di Roma, Oz ha detto che avrebbe portato a Roma i nipoti per far vedere loro il Colosseo e l'Arco di Tito, aggiungendo che avrebbe detto loro che quell´arco è stato costruito per celebrare la distruzione di Gerusalemme. E che oggi Gerusalemme è ancora in piedi, milioni di persone parlano l´ebraico e nessuno parla più il latino. 



Mi sembra che nel celebrare la presunta morte del latino, Oz indulga verso un comprensibile ma non giustificabile rancore e soprattutto in un errore di prospettiva storica, causato dall'adesione, non criticamente vissuta in tal caso, alla ideologia del sionismo, che vede nella storia dello Stato di Israele il frutto di un ininterrotta continuità con la storia passata del cosiddetto "popolo ebraico".
Infatti l'Arco di Tito non è stato costruito per celebrare la distruzione di Gerusalemme, per quanto riproduca scene della guerra giudaica e del bottino conseguito dall'imperatore Tito. L'arco in realtà non fu costruito neanche da Tito, ma dal Senato (probabilmente su istigazione di Diocleziano) per omaggiare e deificare il defunto imperatore. Era ovvio che venissero celebrate le imprese militari del defunto, ma dire che si celebrasse la distruzione di Gerusalemme è eccessivo. Del resto Tito, per quanto si rendesse responsabile di efferatezze e rappresaglie feroci, non fu il solo responsabile della rovina di Gerusalemme (almeno a sentire il pur filo-romano Giuseppe Flavio) e della distruzione del tempio (che egli in realtà non voleva distruggere).
Ma l'errore più macroscopico di Oz è nel bilancio storico che egli fa. Non è del tutto vero che il latino non sia più parlato (esso sopravvive nelle terminologie di alcune scienze e nel linguaggio canonico del Cattolicesimo) e, nella misura in cui non è più parlato, esso è una conferma della vita della civiltà che lo ha parlato e non  della sua morte. Il latino, come tutte le lingue vive si è evoluto e si è trasformato in altre lingue. La sua morte testimonia della sua vita.
Nella misura in cui la lingua ebraica è stata viva essa ha dato spazio ad altre lingue e a contaminazioni feconde (si pensi allo yiddish). Nella misura in cui essa viene parlata tal quale essa è invece il frutto di un' ostinazione magari simpatica come quella dei cultori di qualsiasi lingua, oppure dei sostenitori dell'esperanto e del latino nella Messa.
Dopo tutto parlare una lingua che non si capisce è pure un'esperienza di piacere (si dice che "ci si riempie la bocca") molto simile a quella  del mangiare : qualsiasi bambino che reciti una formazione di calcio straniera, qualsiasi ragazzo che canti una canzone in inglese, qualsiasi pentecostale in stato di finto-trance possono attestarlo.
Perciò caro Oz, non cerchiamo di prenderci vendette culturali postume dopo duemila anni. Nemmeno le faide calabresi sono più tenacemente stupide. 

Pubblicato il 20/8/2008 alle 8.44 nella rubrica Filosofia.

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