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Fiom lux : intervista del Manifesto a Gianni Rinaldini

 

Cinquemila delegati rappresentano il sistema circolatorio della Fiom, una rete fittissima di vasi e capillari che irrorano il corpo e il cervello del più forte sindacato dei metalmeccanici italiani. Venerdì hanno accolto con un'ovazione, tutti in piedi, la proposta di sciopero generale della categoria accompagnato da una grande manifestazione a Roma il 12 dicembre, avanzata dal loro segretario Gianni Rinaldini. Stessi applausi convinti quando Rinaldini ha rivendicato il ruolo della Cgil, casa naturale della Fiom, e quando Guglielmo Epifani ha detto: «La Fiom e la Cgil sono la stessa cosa». Un'affermazione che da tempo questi metalmeccanici non sentivano e di cui, verosimilmente, sentivano il bisogno. Una scena d'altri tempi, una passione che ha colpito l'intero gruppo dirigente della Cgil presente all'assemblea dei delegati.

Rinaldini, come spieghi le ovazioni dei tuoi delegati?

Do un giudizio molto positivo dell'assemblea che ha coniugato una preoccupata consapevolezza delle difficoltà prodotte dalla crisi con una forte combattività. Non è usuale l'ovazione negli attivi dei metalmeccanici che per natura, abitudine alla critica, raramente eccedono negli applausi di cui sono assai parsimoniosi. E' importante questa determinazione in una stagione così complicata, con la crisi finanziaria, economica e produttiva che pesa sulla condizione dei lavoratori. Siamo all'emergenza sociale, finora oscurata da chi nascondeva la realtà sostenendo che il problema riguardava solo le banche e il sistema finanziario.

Non pensi che ad avere fortemente compattato i delegati abbia contribuito una ritrovata unanimità del gruppo dirigente?

L'unanimità del gruppo dirigente c'è da alcuni mesi e non ha nulla a che fare con la ricerca di chi in passato avesse ragione e chi torto. Nasce piuttosto dalla consapevolezza collettiva della gravità della situazione che mette il sindacato di fronte a un bivio, rispetto a uno scenario segnato dalla pretesa del governo e della Confindustria di utilizzare la crisi per sancire un cambiamento strutturale dei rapporti con i sindacati. I quali possono decidere di accedere a una gestione della crisi vissuta come fase temporanea, da superare con il salvataggio pubblico del sistema finanziario, per poi riprendere lo stesso meccanismo di sviluppo fondato su basse retribuzioni, peggioramento delle condizioni lavorative e precarietà. Così il sindacato si renderebbe funzionale in cambio di una gestione diretta di pezzi di stato sociale, dal collocamento alla formazione, agli ammortizzatori sociali.




E' la strada imboccata dalla maggioranza delle organizzazioni sindacali. Qual è quella della Cgil e della Fiom?

Un sindacato che voglia difendere i valori della solidarietà, dell'uguaglianza e della democrazia deve aprire la strada a uno scenario nuovo, attraverso un'ipotesi alternativa al sistema di potere governo-Confindustria e a un modello di sviluppo che ha prodotto troppi guasti sociali, ambientali, culturali. La Fiom, così come la Cgil in questi mesi, si dice indisponibile a farsi inglobare dentro un processo che distruggerebbe i suoi valori, la sua cultura. Bisogna svelare i presunti paradossi dell'ideologia dominante, per cui mentre esplode la cassa integrazione e fioccano i licenziamenti dei precari si detassano gli straordinari e si controriforma la legislazione del lavoro per allungare gli orari; si dice che gli stipendi finiscono alla terza settimana e poi si fanno accordi nel pubblico che prevedono aumenti netti di 40 euro, e nel privato si siglano linee guida che comportano la riduzione dei salari. Siccome non sono tutti matti, la spiegazione è che c'è un disegno che mette nel mirino lavoratori pubblici e privati, studenti e pensionati. Dietro i tagli alla scuola e alla ricerca c'è una concezione della produttività basata sul peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita. Noi, nel percorso individuato con l'assemblea dei delegati abbiamo messo insieme le questioni inerenti la prospettiva con la necessità di costruire una rete di protezione sociale, utilizzando le risorse pubbliche che devono essere ingenti per elevare ed estendere gli ammortizzatori sociali a tutte le tipologie contrattuali. A questo scopo bisogna liberarsi della Bossi-Fini che prevede l'espulsione di quei lavoratori migranti che perdano il posto: al contrario, bisogna estendere anche a loro, oltre che ai precari, le coperture a cui ha accesso chi ha un contratto stabile nelle grandi aziende.

Il segretario della Funzione pubblica, Carlo Podda, ha chiesto dalle pagine del manifesto alla Cgil di arrivare, prima dell'approvazione della Finanziaria, a uno sciopero generale di tutte le categorie. Che ne pensi?

Quel che dice Podda è di assoluto buon senso: è evidente che l'articolazione delle iniziative di lotta già messe in campo e quelle già programmate per novembre richiamano la necessità di trovare un momento di unificazione che non può che essere lo sciopero generale, ed è di questo che dovrà discutere l'organismo dirigente della Cgil, valutando le tappe necessarie.

Podda ha aggiunto che, qualora la Cgil decidesse di percorrere strade diverse, la Funzione pubblica sarebbe pronta a fissare per il suo sciopero generale la stessa data dei metalmeccanici.

E' un'altra considerazione di buon senso, nel caso in cui i tempi dello sciopero generale deciso dalla Cgil fossero diversi da quelli della Finanziaria. Sarebbe paradossale arrivare a due iniziative nazionali determinanti come gli scioperi dei meccanici e dei pubblici, le due principali categorie dei lavoratori attivi, in momenti diversi, separati, proprio mentre governo e Confindustria fanno di tutto per dividere e contrapporre i lavoratori, dicendo infamie sia contro quelli pubblici - fannulloni - che contro i nostri.

Il presidente di Federmeccanica Bombassei ha commentato così la vostra dichiarazione di sciopero generale: «La Fiom, come la Cina, non è più un fenomeno ma una certezza». Per molta stampa siete colpevoli di aver portato la Cgil sulla cattiva strada facendola «regredire» all'epoca Cofferati...

Questa poi non è un'offesa, se ci si riferisce al 2001-2002. Gli organi d'informazione si trasformano in organi di partiti: hanno auspicato l'isolamento della Fiom e la rottura con la Cgil, ci hanno lavorato con impegno e oggi sono isterici per aver fallito il loro obiettivo. Non parlano mai del merito, delle condizioni dei lavoratori, dei pensionati, degli studenti, tutto e tutti vengono ricondotti alle manovre e agli schieramenti politici. Stanno aprendo una campagna di denigrazione nei confronti di Epifani perché ha osato dire che questa volta non c'è una posizione diversa tra la Cgil e la Fiom nel giudizio sugli accordi che abbiamo deciso di non firmare.

A proposito di schieramenti politici, si fa un gran parlare di quanti danni produrrebbe al Pd il presunto arroccamento della Cgil.

Le scelte della Cgil aprono uno scenario nuovo con cui tutti, compreso il Pd e comprese le forze alla sua sinistra, dovranno fare i conti. Uno scenario che riporta al centro la questione sociale
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Pubblicato il 3/11/2008 alle 17.1 nella rubrica Comunismo.

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