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La ricetta di Alesina

Alberto Alesina, assieme a Francesco Giavazzi e Tito Boeri, è uno degli economisti di riferimento del Pd. Pochi giorni fa, assieme a Guido Tabellini, ha scritto un articolo in cui espone quel che secondo loro bisogna fare in Italia per affrontare la crisi economica. Le proposte sembrano condivisibili, ma ad uno sguardo più attento si notano i limiti del loro discorso.
In primo luogo essi parlano di sussidio di disoccupazione volto a sostenere la domanda. Questa però è già insufficiente e un provvedimento del genere attenuerebbe soltanto un'ulteriore diminuzione in seguito ai prossimi licenziamenti, mentre bisogna espandere la domanda con un vero e proprio reddito di cittadinanza che riguardi anche gli inoccupati. 




In secondo luogo essi aderiscono alla proposta di ulteriori sgravi fiscali. Ma il problema in Italia è che in presenza di una politica volta al contenimento del debito pubblico, non si possono al tempo stesso concedere sgravi fiscali, dal momento che la conseguente riduzione della spesa pubblica sarebbe un ulteriore motivo di rallentamento dell'economia (il licenziamento di impiegati pubblici e la riduzione delle spese di manutenzione degli edifici scolastici, oltre ai crolli ben noti, causerebbe un' ulteriore diminuzione della domanda). In questo periodo soprattutto, pensare di ridurre le imposte e al tempo stesso di mantenere più o meno eguale il rapporto debito/Pil sarebbe un percorso catastrofico, ben più della distruzione creativa evocata dagli autori a mo' di consolazione palingenetica.
In realtà Alesina, 
con Giavazzi, ritiene che questa crisi economica debba essere trattata con gli strumenti liberisti in auge negli ultimi trent'anni, senza che le istituzioni pubbliche debbano riacquistare un ruolo di protagoniste della politica economica. Questo pregiudizio è la loro zavorra ed è la causa dei limiti dei rimedi da loro proposti.

Pubblicato il 25/11/2008 alle 9.29 nella rubrica Politica.

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