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Le molte cazzate del Nobel Cazzaro

 

Il solito GnèGnè mi criticò dal momento che avevo dato del cazzaro a Gary Becker perché non aveva previsto la crisi attuale. Secondo GnèGnè gli economisti non sono tenuti a fare previsioni : la scienza è triste ma non Cassandra e forse nemmeno scienza, ma forse garbato strumento di censura sui blog (“ma tu sai cos’è l’inflazione ? Ma hai letto l’articolo del Prof Mankiw ? Ma se siamo tutte e due italiani, perché parliamo increse ?”) A me questa pare tesi assai strana. Ma non approfondiremo l’argomento.
Piuttosto voglio esaminare altre affermazioni e generose interviste del Becker che più che un economista sembra aver acquisito meriti come filosofo delle scienze sociali, elaborando un’ipotesi di riduzionismo linguistico.


Dietro questa maschera di cera c'è un intelletto da vero trickster...


Ma cosa ha detto ai giornali italiani Gary Becker in questi anni ?
Limitiamoci al momento alle dichiarazioni rilasciate nel biennio 1998-1999

1) Becker predicava ad esempio al Giappone qui di lasciar fallire le banche e le imprese non più in grado di reggere altrimenti la disoccupazione giapponese dal 4% sarebbe salita ed ancora salita. Ora il Giappone ha salvato le banche, ma la disoccupazione giapponese (dopo un picco del 5,5%) ora è a meno del 4% (anche se può di nuovo aumentare con la recessione causata dalla crisi americana) ed è inferiore a quella degli Usa dove si licenzia tranquillamente e dove il libero mercato più verrebbe assecondato o lo era stato nel caso delle Casse di Risparmio. Qui Becker si corregge (ma sarebbe importante riconoscere gli errori fatti) dicendo non che bisogna lasciar fallire le banche in crisi, ma bisogna ristrutturarle.

2) Nella stessa intervista il Becker comincia la sua pippa della necessità per l’Europa di rendere il lavoro più flessibile. Egli ripeterà questo mantra qui, poi qui, qui qui qui . Naturalmente accompagnerà questa raccomandazione con i luoghi comuni sullo Stato sociale troppo generoso (meglio il braccino corto di McCain ?), di sussidi di disoccupazione e sistemi pensionistici troppo generosi, etc etc (per lui sarebbe forse meglio il sistema sanitario Usa…)

3) Becker critica qui anche l’introduzione per legge delle 35 ore in Francia, dicendo che sarebbe stata un disastro (e attribuendo anche a coloro che erano favorevoli l’idea che l’ammontare del lavoro fosse fisso), mentre dal 1997 al 2001 la disoccupazione si ridusse dal 12,6 all’ 8,7, mentre un successivo rialzo (al 9,9%) si potrebbe attribuire anche alla politica deflazionistica di rientro nei parametri di Maastricht del governo Chirac

4) Becker qui poi fa affermazioni generiche e dunque superficiali sulla politica dicendo che fa male quando si mette in mezzo perché è inefficiente e si basa sulla popolarità (insomma dice cose che può affermare senza analisi approfondita qualunque passante ), mentre il mercato si basa sul rispetto delle leggi (e qui l’edulcorazione raggiunge livelli esagerati), sull’onestà e sul diritto (praticamente sembra che declami un Salmo o una serie di precetti sapienziali)

5) Qui Becker critica il fatto che la Malesia abbia posto vincoli alla libera circolazione dei capitali (già la valutazione di Krugman qui, seppur negativa, è più articolata), ma la Malesia da allora ha meglio gestito la crisi finanziaria del 1998 e gli eventi successivi di altri paesi coinvolti

6) Qui poi Becker supera se stesso nel mostrare un modo di pensare rozzo e becero dicendo che a migliorare le condizioni di vita in Usa è stata il drastico calo di criminalità dovuto principalmente all’aumento degli arresti e delle pene, senza sociologismi per cui sia necessario combattere la disoccupazione per combattere il crimine. Becker ipocritamente aggiunge con un certo cordoglio che per fare questo è stato necessario tenere nelle carceri 1,7 milioni di persone (nel 2004 è salita a 2,2) ossia l’1% della popolazione adulta. Inoltre ovviamente Becker prende come dato non tanto i crimini contro la persona, ma quelli contro la proprietà, giusto per farci capire cosa sia prioritario nella sua visione del mondo. Inutile dire che oggi invece i crimini violenti sono in aumento (nel 2006 dell’1,8 e nel 2007 dell’1,9 %). E forse la faciloneria nel Nobel cazzaro andrebbe un attimo messa in salamoia.

7) Qui Becker elogia le bellezze di un sistema pensionistico privato quando invece le crisi dei sistemi finanziari dimostrano che il modello privatistico in auge negli Usa rischia di avere conseguenze catastrofiche, come argomentato qui

8) Qui Becker sostiene la necessità di legare real brasiliano e dollaro, facendo anche l’esempio dell’Argentina : qualche anno dopo l’Argentina ha dovuto attraversare una crisi terribile proprio per la sopravvalutazione del peso legata all’ancoraggio con il dollaro Qui Becker era stato scettico circa l’ipotesi di una crisi catastrofica in arrivo ed anche qui il suo ideologico ottimismo aveva fatto clamorosamente cilecca

9) Qui Becker nega che il rapporto tra dollaro ed euro possa causare un conflitto politico tra Usa ed Europa. Alcuni economisti non condividono tale ottimismo. Intanto la guerra con l’Iraq è stata osteggiata da molti governi europei e per alcuni analisti il rapporto tra dollaro ed euro è all’origine della seconda guerra americana con l’Iraq

Pubblicato il 3/12/2008 alle 8.36 nella rubrica Comunismo.

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