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Roberto Farneti :Alitalia fa fuori donne in gravidanza, sindacalisti e portatori di handicap

 

Altro che «patrioti», come li chiama il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Per i cassintegrati e gli ex precari dell'Alitalia, Roberto Colaninno e soci non sono altro che dei "Cai...mani". Sciacalli che, non appena fiutato l'affare, si sono gettati sulla carcassa della ex compagnia di bandiera con l'unico scopo di divorarne gli ultimi brandelli di carne. In attesa di poter consegnare le chiavi della Nuova Alitalia allo "straniero", Air France o Lufthansa che sia.
Un'altra cosa che agli italiani non viene detta è che per compiere questa "patriottica" operazione, la Cai non ha esitato a gettare in mezzo alla strada la bellezza di diecimila persone, scelte senza nemmeno rispettare i criteri che di norma si seguono in questi casi. «Con una discriminazione pesantissima, Cai tiene fuori dall'azienda tutti i portatori di handicap, le donne in gravidanza, i part-time, quanti avevano una situazione familiare pesante. Non è stato tenuto conto dell'anzianità aziendale e vengono operate discriminazioni nei confronti di chi è sindacalizzato». A denunciarlo è Andrea Cavola, segretario nazionale Sdl, il primo a parlare all'assemblea indetta da SdL, Anpac e Up all'aeroporto di Fiumicino. Circa quattrocento lavoratori Alitalia si sono riuniti ieri mattina nel piazzale davanti al varco equipaggi insieme alle sigle del cosiddetto "Fronte del no" per gridare la loro rabbia e per discutere di come dare inizio a un percorso di lotta. Presenti all'iniziativa il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero, il presidente dell'Idv, Antonio Di Pietro, il senatore Idv, Stefano Pedica, l'assessora della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi, ed il presidente della Commissione Trasporti regionale Enrico Luciani.



Al termine dell'assemblea è anche partito un corteo che ha attraversato l'aerostazione partenze dei voli internazionali. In testa, un gruppo di hostess e steward con il viso coperto da una maschera bianca trasportano uno striscione con la scritta "CAIncellati". Una delle manifestanti in prima fila grida rivolta ai colleghi: «E' scandaloso: donne con figli minori e portatori di handicap che vengono trasferiti da Roma a Catania o a Milano. Dove è il ministro delle Pari Opportunita?».
La "mattanza" non ha risparmiato lo stesso Cavola, fatto fuori dall'azienda malgrado 31 anni di servizio e una figura professionale presente nella nuova Alitalia. «Il governo, le istituzioni nazionali e locali - urla il sindacalista rivolto ai colleghi che lo ascoltano sul piazzale - devono prendere atto che c'è un problema sociale grave: faremo ricorsi di natura legale contro queste discriminazioni e contro accordi che sono fuori dalla legge». Il dirigente di SdL ha quindi accusato, tra gli applausi dei presenti, Cgil, Cisl e Uil, di aver accondisceso ad «una operazione scellerata ed odiosa, nei confronti della quale a poco valgono i timidi tentativi di prendere ora qualche distanza».
Molto applauditi anche gli interventi di Ferrero e Di Pietro. «L'unico modo per farci sentire che il problema Alitalia non è chiuso - ragiona il segretario del Prc - è di farsi vedere. Occorre fare manifestazioni sotto il comune di Roma per chiedere al sindaco cosa sta facendo, davanti a Palazzo Chigi per ricordare le promesse di Berlusconi, e davanti al Parlamento». La proposta di Ferrero è quella di «mettere in piedi un coordinamento per iniziative di lotta non violenta ma visibili al centro di Roma, solo così la categoria potrà rimanere unita tra chi è stato per ora messo fuori e chi è costretto a subire in silenzio le condizioni di assunzione che gli sono state imposte».
Anche per Di Pietro «la vicenda Alitalia non finisce qui». Occorre «un'azione di protesta forte ed unitaria, mentre in galera deve finire chi ha portato la compagnia nelle attuali condizioni. Una grande protesta - aggiunge l'ex magistrato - che deve essere rivolta anche nei confronti di quei sindacati che hanno accettato di sedersi al tavolo con un padrone e non con un datore di lavoro». Qualcuno gli ricorda «le colpe e le responsabilità di Veltroni». «Lo dite a me? - replica Di Pietro - lo sa bene».
Sul piazzale i lavoratori danno sfogo alla loro amarezza. Dopo 18 anni di onorato servizio come assistente di volo, Elena ha ricevuto il benservito: cassa integrazione per 4 anni più 3 di mobilità. «Ho 43 anni, quando questi 7 anni scadranno rischio di ritrovarmi disoccupata. Ho anche una laurea, ma alla mia età chi mi prende? E poi ho sempre fatto questo lavoro...». Il marito di Elena, pilota, rischia addirittura il licenziamento: è uno degli 11 lavoratori sospesi dal commissario Fantozzi a seguito dei disagi che si sono verificati durante il cosiddetto "sciopero bianco".
«Per te Alitalia finisce qui»: anche l'hostess Susy, 38 anni, ha ricevuto la famigerata lettera, malgrado 17 anni di anzianità aziendale. «Mio marito è un pilota, gli è stato detto: "O vai a Milano o perdi il posto". Abbiamo due figli, ci ritroviamo in una situazione drammatica. E c'è persino chi sta peggio».
Il dramma di Andrea è lo stesso di altri 800 assistenti di volo precari. Sulla testa indossa una fascia nera con su scritto "Precario con famiglia": «Da 8 anni - racconta - mi rinnovano il contratto ogni 5 mesi. L'ultimo è scaduto il 30 novembre. A 34 anni mi ritrovo con niente in mano, una moglie precaria part-time che prende 600 euro al mese e una figlia. Da gennaio in poi non so come farò a pagare il mutuo».
Si fa avanti un lavoratore. Il nome non lo dice ma ha 42 anni ed è un operaio della verniciatura: «Dopo vent'anni di servizio mi ha chiamato il capo e mi ha dato una bella letterina. Ho moglie e figlio a casa. Ci sono persone con 7, 8 anni di anzianità che invece non sono state toccate. Come si spiega?».

Pubblicato il 21/12/2008 alle 8.34 nella rubrica Politica.

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