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Carlo Magi : europee, verso l'inciucio Pd/Pdl. Sbarramento al 4% e sistema misto

 

Alle elezioni europee si andrà con uno sbarramento del 4%. Non è un annuncio ufficiale, non è una decisione raggiunta ma è sicuramente qualcosa di più di una possibilità. Perché ieri un vertice fra Pd e Pdl ha avvicinato molto le parti su questa posizione, perché sono giorni che i due partiti maggiori "inciuciano" sui temi di stretta attualità (federalismo, giustizia e Commissione di vigilanza Rai), perché sotto sotto il sogno di bipolarismo perfetto non è stato del tutto esaurito dalle scorse elezioni politiche.


Che fai, pensi ? Non è da te....

Solo due settimane fa il dibattito sulla riforma elettorale era tornato d'attualità e i nodi da sciogliere erano i soliti noti: lo sbarramento e soprattutto le preferenze. Sul primo versante il Pd ha da sempre caldeggiato il 3%, il Pdl il 5%. In medio stat virtus e il 4% metterebbe d'accordo tutti, Lega e Udc comprese. Chi rimane col cerino in mano? I cosiddetti piccoli, ossia tutti i partiti, a destra e sinistra, che con lo sbarramento hanno già dovuto fare i conti nel parlamento italiano. E infatti ieri non hanno fatto mancare alcuna voce nel coro di protesta che si è alzato un secondo dopo il lancio dell' Ansa che ipotizzava il "grande accordo". Da Paolo Ferrero, segretario del Prc, che attaccava frontalmente il Pd («Per un tale atteggiamento da parte del Pd di Walter Veltroni non ci sarebbe altra spiegazione se non relativa all'intenzione di colpire a morte le sinistre») a Francesco Storace che parlava di «norma canaglia che attenta alla democrazia», il fronte del "no" allo sbarramento si è schierato compatto. Prc, Sd, Socialisti, Verdi, Pdci (che con il presidente Diliberto sono tornati a chiedere a Ferrero l'unità dei comunisti) in trincea, sperando magari di trovare sponda in quella parte del Pd (D'Alema e Rutelli) che invece è contraria a intervenire sulle regole del gioco a gioco quasi iniziato. Certo è che se il 4% fosse confermato si riaprirebbero tutte le opzioni possibili per quanto riguarda le alleanze elettorali. Una carta che le sinistre hanno intenzione di giocare è quella delle giunte locali. Essendo quello del 6 e 7 giugno un election day che unirà europee e amministrative, se venisse cambiata la legge elettorale si andrebbero a ridiscutere anche le partecipazioni nei Comuni e nelle Regioni dove il Pd governa con quella che una volta era l'Unione.
C'è poi la questione delle preferenze che invece divide soprattutto Pd e Pdl (oltre all'Udc). L'idea di Berlusconi, ricalcando il "porcellum" nazionale è quella di andare con liste bloccate, ossia esclusivamente con candidati indicati dai partiti. Un'idea che non convince An né tantomeno il Pd che invece vorrebbe un sistema di preferenza, così come l'Udc. La forma su cui si starebbe ragionando è quella usata per eleggere i delegati del congresso Pdl: possibilità di liste bloccate ma anche preferenze, che sarebbero valide solo se maggiori rispetto alle schede con i candidati proposti dai partiti. Insomma, una bella matassa da sbrogliare nel più breve tempo possibile.

Pubblicato il 28/1/2009 alle 18.25 nella rubrica Articoli.

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