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Cesare Pavese : "Lavorare stanca" (parte terza)

Nella notte la piazza ritorna deserta
e quest'uomo, che passa, non vede
le case tra le inutili luci,
non leva più gli occhi :
sente solo il selciato
che han fatto altri uomini dalle mani indurite
come sono le sue.



La condizione materiale ed esistenziale di chi fatica compromette anche quello che concezioni idealistiche considerano una proprietà immediata dello spirito umano : la relazione intersoggettiva.
L'uomo abbrutito dal lavoro e narcotizzato dall'oppio che gli addolcisce l'alienazione, non si accorge degli altri, ma si immerge solo nella stratificazione della fatica e del dolore altrui. Il percorso che fa, il selciato su cui cammina sono un Golgota collettivo.

Pubblicato il 24/1/2009 alle 21.2 nella rubrica Politica.

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