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Perchè una sintesi è neoclassica ?

Sul blog di Gnègnè c'è un' interessante recensione da parte del Dark Lord del blog e cioè la studiosa di economia e urbanistica Francesca Laclaire. Tale recensione si occupa della dispensa universitaria di cui è autore Emiliano Brancaccio e cioè l'Anti-Blanchard. Proverò a fare delle osservazioni sulla prima parte della recensione, che tratta in particolare delle categorie usate da Brancaccio per classificare il pensiero di Blanchard . Laclaire dice :
1) Qui conviene fare un po' d'ordine, più che altro mentale (cioè al solo scopo di capire meglio il modello conflittualistico di Brancaccio e quel che dirò fra un momento). Per prima cosa per 'neoclassica' si dovrebbe intendere la
sintesi neoclassica dell'economia Keynesiana e dei modelli di equilibrio (in particolare micro-economici) che è in opposizione all'economia classica. Perché mai si 'dovrebbe' intendere la sintesi neoclassica? Perchè la 'teoria neoclassica' punto e basta NON contiene e neanche sospetta l'idea di macro-economia o di curve AD-AS, di cui parleremo fra un attimo. Una interpretazione 'neoclassica'-punto-e-basta del modello AD-AS, e non si sa perché il 'modello dominante' sarebbe questa interpretazione, è un po' come l'interpretazione classica della meccanica quantistica, che non verrebbe mai in mente alla fisica 'dominante'.
2) 
Inoltre se si critica il 'modello dominante', allora questo è proprio la sintesi neoclassica. Propongo dunque che nel seguito, laddove si dice 'neoclassico' nel saggio di Brancaccio (e non mi spiego perché non dica semplicemente 'dominante', tranne che nel subtitolo) e in questo post, si intenda 'sintesi neoclassica'. Se questo è accettato, allora nella crisi degli anni Trenta gli economisti neoclassici non esistevano neanche, l'idea che bastasse ridurre i salari per ricondurre alla piena occupazione era l'ipotesi classica, smontata da Keynes nel primo capitolo della General Theory, e non è affatto nella sintesi neoclassica, la quale sintesi neoclassica, in accordo con Keynes,  afferma al contrario che il sistema macroeconomico può benissimo essere in un equilibrio stabile corrispondente alla sottoutilizzazione di risorse e soprattutto di occupazione.
3) Le prime due affermazioni, dunque “una riduzione dei salari riconduce alla piena occupazione” e “non occorre una politica espansiva per uscire da quel tipo di crisi” NON appartengono alla sintesi neoclassica. Questo pasticcio di nomi ed etichette, completamente inutile perché bastava come ho detto parlare di 'modello dominante', è un grave problema perché, forse per criticare nel modello dominante una affermazione che questo modello dominante NON fa, cioè forse nel preoccuparsi troppo di dare un nome 'inviso' al modello dominante chiamandolo neoclassico e finendo per attribuirgli le affermazioni associate a quel nome, invece di quelle associate a quel che FA, il critico commette quello che a me pare un grave errore di base (e non credo che sia casuale perché si ripete più avanti, come vedremo).



Le mie osservazioni sono le seguenti :
1) Cos'è la teoria classica a cui sarebbe in contrapposizione la sintesi neoclassica ? Laclaire non lo precisa. Io seguo questa distinzione: chiameremo classici gli economisti come Smith e Ricardo, mentre sono neoclassici economisti come Jevons, Walras e Marshall. La sintesi neoclassica ha come bersaglio polemico Smith e Ricardo? Sembrerebbe di no. Ha come bersaglio polemico Marshall ? Questo è forse oggetto di discussione.
Esiste una teoria neoclassica e basta ? Sarebbe forse meglio chiamarla marginalista, dal momento che da quello che posso desumere dalla scarno materiale a mia disposizione, quello neoclassico non è più una teoria, ma un vero e proprio paradigma. Del resto lo stesso link usato da Laclaire recita : " Today it is usually used to refer to
mainstream economics, although it has also been used as an umbrella term encompassing a number of mainly defunct schools of thought,[6] notably excluding institutional economics, various historical schools of economics, and Marxian economics, in addition to various other heterodox approaches to economics." Dunque sembra essere lecito usare il termine "paradigma neoclassico" come un termine con un contenuto semantico piuttosto ampio (ed è quello che fa Brancaccio). Dunque il fatto che la teoria marginalista non c'entri molto con la macroeconomia non implica che il paradigma neoclassico non sia collegato con quest'ultima, nè che non esistessero economisti neoclassici negli anni Trenta etc etc.
2) Vedere la sintesi neoclassica come una critica del modello dominante (si intende in questo caso la teoria marginalista ?) è, non un'opera di ordine mentale, ma un tentativo di interpretazione molto orientato. A quello che mi risulta, la sintesi neoclassica è stata considerata dai cosiddetti post-keynesiani come un travisamento delle idee di Keynes e del resto gli autori di quella sintesi  non ritenevano necessario l'abbandono delle ipotesi e della visione neoclassica per accogliere il pensiero di Keynes e negavano che il keynesismo fosse fondato su di un paradigma alternativo a quello marshalliano. Dunque la sintesi neoclassica se si accettasse ciò che è stato ora detto sarebbe una critica parziale e del tutto interna al paradigma neoclassico stesso.
3) Dire che l'idea che bastasse ridurre i salari per ottenere la piena occupazione non appartiene alla sintesi neoclassica è anch'esso un tentativo orientato di interpretazione, dal momento che se è vero che Blanchard ad es. ammette che sia opportuna una politica monetaria espansiva, tuttavia, dice Brancaccio : "Il modello AS-AD di Blanchard consente in primo luogo di dimostrare la tipica tesi liberista secondo cui il sistema capitalistico, fondato sul libero operare delle sole forze del mercato, è nella sostanza autosufficiente. Il modello mostra cioè che se anche dovesse verificarsi una crisi economica, l’economia di mercato potrebbe uscirne in modo spontaneo, senza cioè ricorrere necessariamente a una politica di espansione della moneta o della spesa pubblica. Il sistema è in grado infatti di tornare autonomamente al suo equilibrio “naturale”, dal quale la crisi lo aveva temporaneamente allontanato." anche se comunque "E’ bene tuttavia chiarire che Blanchard non condivide una interpretazione così estrema del modello AS-AD. Egli infatti non si spinge al punto di dichiarare che in caso di crisi le autorità politica dovrebbero restare a guardare. Il meccanismo spontaneo insito nel suo modello si basa infatti comunque sulla disponibilità dei lavoratori a ridurre i salari monetari, un fenomeno che dipende da vari fattori di ordine sindacale e politico e che non può certo darsi per scontato. Inoltre, Blanchard ha ben presente che il percorso di rientro verso l’equilibrio naturale tramite i soli meccanismi spontanei della riduzione dei salari e dei prezzi potrebbe rivelarsi molto lungo e tortuoso (magari a causa del fatto che i sindacati potrebbero fare resistenza contro la riduzione dei salari monetari). Egli non ha dimenticato la lezione della grande crisi del 1929, durante la quale proprio la tardiva risposta delle autorità e la pretesa di affidarsi ai soli meccanismi del mercato diedero luogo a una gravissima e prolungata depressione economica.  Ecco perché Blanchard considera l’aggiustamento spontaneo un mero caso di scuola. Nella pratica, se ci si trova in una situazione di crisi descritta dal punto A, egli invita comunque le autorità ad intervenire, in modo da accelerare la convergenza all’equilibrio naturale. In particolare, la sua proposta è che la banca centrale effettui una politica monetaria espansiva". Brancaccio dunque non è affatto inconsapevole della peculiarità della sintesi neoclassica, solo che questa peculiarità non è sufficiente per dire che essa non rientri nel paradigma neoclassico. Il fatto che sia possibile esemplificare un caso di scuola puramente liberista la dice lunga, a mio parere, sulla reale appartenenza degli esponenti della sintesi neoclassica. E del resto qui a pag. 345 viene detto "La disoccupazione tornò così ad essere, nel modello della sintesi neoclassica, un evento eccezionale causato dalla rigidità dei salari o dalla scarsa sensibilità degli investimenti al saggio di interesse... La tesi neoclassica sulla tendenza spontanea dell'equilibrio dei mercati concorrenziali finì con l'essere confermata anche adottando il metodo macroeconomico di Keynes" e qui a pag. 353, parlando di Leijohnfvud si dice : "Nell'approccio della sintesi neoclassica egli ritenne che non si era giunti ad una sintesi come mediazione di due teorie che avevano origini comuni, ma ad un utilizzo arbitrario del linguaggio keynesiano adattato ad una struttura teorica che rimaneva, fin dalle radici, neoclassica". 
Concludendo si potrebbe dire che le teorie del paradigma neoclassico precedenti alla sintesi neoclassica ritenevano necessario e sufficiente abbassare i salari per ottenere la piena occupazione, mentre secondo la sintesi neoclassica per l'equilibrio di piena occupazione è necessario in molti casi abbassare i salari, ma potrebbe essere non sufficiente. Proprio del paradigma neoclassico è dunque la necessità di abbassare i salari per ottenere la piena occupazione, anche se nel caso della sintesi neoclassica c'è obtorto collo una maggiore tolleranza delle lotte dei lavoratori che intendano mantenere una certa rigidità salariale ed un maggiore uso della leva monetaria e/o fiscale : probabilmente pannicelli caldi per la crisi in atto.

Pubblicato il 28/1/2009 alle 8.38 nella rubrica Comunismo.

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