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Dalla Bottega del Caffè al Salotto di Gnègnè

  Gnègnè ormai è un algoritmo noto, una categoria dello Spirito : invece di dichiararsi sinceramente fazioso e di contribuire con la sua faziosità (magari ben argomentata) al dibattito nella blogosfera, il nostro eroe si ostina a dire che in realtà parlava d'altro, si ostina a ribadire che a lui importa il linguaggio, mentre parla continuamente del mondo reale e così prende posizione ma rifugge dalla responsabilità che ne deriva. Non lo fa per vigliaccheria, ma perchè ha una forte predisposizione a cercare di controllare la realtà ed i suoi simili e per farlo deve aggredire dissimulando. Egli desidera fortemente il potere, quale che sia l'ambito (anche ridicolo) nel quale opera. Ed ogni giorno egli ci dà prova dei suoi tentativi di manipolazione.
L'ultimo quando dice che evidenziando le stronzate dette sul conflitto recente a Gaza, egli non vuole dire che Hamas abbia tutti i torti. Allo stesso modo un ladro che
mette fuori uso l'antifurto, entra in casa, asporta un quadro e fila via, ebbene questi non ha rubato nulla.



Anche quando tratta del presunto genocidio dei Palestinesi, il nostro eroe tra argomentazioni che meriterebbero maggiore attenzione (se fossero volte a definire con più precisione il tipo di azione eticamente e politicamente negativa perpetrata da Israele in questo contesto), evidenzia un intento assolutorio o minimizzatore, per cui "Si può certamente dire che Israele ha sbagliato nell’accettare troppo a cuor leggero di colpire anche i civili oltre agli obiettivi militari". Notare l'uso di "ha sbagliato", "troppo a cuor leggero". "accettare", quasi che Israele non sia politicamente ed eticamente responsabilie delle morti dei civili, ma che abbia fatto un peccatuccio di leggerezza, che abbia quasi subito la morte dei civili.
 Il brav'uomo però nella sua capziosità non ha capito che il numero dei morti (su cui lui si sofferma ed infatti dice "A Gaza, però, non è avvenuto nulla del genere. Non solo perché la dimensione numerica dei morti è estremamente esigua rispetto al totale della popolazione ,1300 morti secondo la stima più pessimistica, su una popolazione di oltre 1.500.000; nel caso del Rwanda, per dire, i morti tutsi sono stati tra il mezzo milione e il milione su un totale di circa 1.500.000, ma anche perché secondo tutte le stime anche quelle più ostili ad Israele la parte preponderante delle vittime era composta da miliziani di Hamas, non da civili") non ha niente a che vedere con il reato di genocidio definito dalla Convenzione Onu, reato di genocidio che è legato solo all'intento che non è dunque il secondo elemento costitutivo, ma l'unico (infatti la definizione è "  any of the following acts committed with intent to destroy, in whole or in part, a national, ethnical, racial or religious group, as such" e non quella riportata dallo Zingarelli come "un complesso organico e preordinato di attività commesse con l’intento di distruggere in tutto o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso")  Perciò anche i 1300 morti di Gaza possono essere atti fatti con l'intento di compiere un genocidio e la guerra israeliana potrebbe avere i tratti di un genocidio o meglio avere delle caratteristiche che farebbero riconoscere un intento genocida (io non lo credo, ma per dimostrare ciò bisognerebbe approfondire la questione, esaminare questa guerra più da vicino, i singoli episodi etc etc). Invece a Gnègnè basta dire che "Israele ha agito (bene o male, a  torto o a ragione, proporzionatamente o sproporzionatamente non importa) in risposta a una sfida militare di Hamas e di organizzazioni diverse da Hamas che colpivano da Gaza, ha agito sulla base di un piano ben definito che prevedeva un obiettivo chiaramente limitato (distruggere o danneggiare gravemente il potenziale bellico di Hamas) e a questo piano si è rigidamente attenuto, ritirandosi subito dopo" e tutto ciò limitandosi a prendere atto di ciò che è avvenuto alla fine dei 23 giorni di bombardamento, quasi che si dovesse consumare tutto il genocidio in quel lasso di tempo. Notare pure come Gnègnè accetti acriticamente la tesi che l'azione di Israele è stata "in risposta" ai razzi di Hamas, che il piano ben definito prevedeva un "obiettivo chiaramente limitato" e che a questo obiettivo si è "rigidamente attenuto" (e questa rigidezza non si è ammollata con l'accettazione alla leggera della morte di centinaia di civili ?)
Insomma in questi passi esce fuori tutto il perfido Gnègnè con i suoi fantomatici travestimenti e la sua retorica filosionista. Retorica che ricompare quando si dice che : "gli eroi di Hamas, chissà perché, hanno la tendenza a non sparare sui soldati israeliani, preferiscono prendersela con la gente disarmata, possibilmente quando tiene in mano buste della spesa e zaini della scuola o pezzi di pizza ", affermazione che trascura il fatto che non tutti quelli che accusano Israele considerano Hamas un insieme di eroi, ma semplicemente un degno interlocutore di Israele.
E' poi facile per Gnègnè dimostrare che le emozioni non ci avvicinano alle sofferenze dei belligeranti, più di quanto non lo faccia un ragionamento sempre che " si cerchi di ragionare seriamente e onestamente su quel che accade". Ma è questo che io contesto a Gnègnè : gli errori che egli fa (o che io credo che faccia) non sono errori dell'intelletto, ma errori della volontà e cioè di una faziosità non dichiarata. Ed è questo non dichiarare che lo rende imperdonabile.


Pubblicato il 4/2/2009 alle 12.1 nella rubrica Filosofia.

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