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Reloaded (o prematurato) alla supercazzora...

Lo ammetto: è colpa mia. Sono il solito impreciso.
Quando scrivevo : "non ha niente a che vedere con il reato di genocidio definito dalla Convenzione Onu, reato di genocidio che è legato solo all'intento che non è dunque il secondo elemento costitutivo, ma l'unico" volevo dire che la distruzione di una parte sostanziale di un gruppo riguardasse l'intento e non gli atti compiuti. Ma la locuzione era imprecisa e giustamente mi dicevo : "non è che lasci credere che gli atti compiuti non abbiano alcuna importanza nella definizione del reato di genocidio ? Non è che qualcuno può pensare che tu definisci genocida anche l'atto di comprare un gingerino al bar con l'intento di fare un genocidio ?" ma poi (inviando il post) aggiungevo sicuro : "Ma chi può essere talmente fesso da interpretarlo così ?"
Il destino mi ha dato
una risposta spietata : Gnègnè, nel suo massimo splendore, ha così sentenziato : "Il reato di genocidio, dunque, sarebbe costituito da un solo elemento costitutivo: l’intento di distruggere, in tutto o in parte, ecc.
Una teoria del genere fa semplicemente ridere (non del genocidio, lo dico a scanso di equivoci perché con certa gente non si sa mai: della teoria). Vorrebbe dire che, se ho l'intenzione di uccidere qualcuno, commetto omicidio, o che se ho l'intenzione di rubare, sto commettendo un furto, e così via per tutti i reati possibili o immaginabili. ... Se non c’è atto, non c’è reato.  Il reato di genocidio, come ogni reato, è composto di due elementi, quello oggettivo e quello soggettivo (vabbè, e sempre a scanso di equivoci: esiste una teoria penalistica che sostiene che ci sono tre elementi costitutivi del reato, non due. Ma a casa mia, e anche altrove,  3 è diverso da 1, e se esistono teorie bipartite e teorie tripartite del reato, fino ad oggi ancora nessuno si era mai azzardato a sostenere una teoria monistica del reato: fino ad oggi). In caso contrario, temo, non esisterebbero prigioni abbastanza grandi per contenere tutti quelli che dovrebbero andare in galera per aver desiderato di commettere un reato"
Probabilmente una raffinata macchina di Turing avrebbe correttamente interpretato il mio passo così come ha fatto Gnègnè. Ma una macchina di Turing non segue il
principio di carità interpretativa (e per quanto riguarda Gnègnè per la carità meglio passare appresso, al massimo mi può chiamare Yunus) Tanto che ho sospettato che il nostro eroe fosse un computer e mi sono riproposto che al successivo post su di lui avrei collegato un captcha.
Per fortuna, continuando la chiosa, Gnègnè ha ammesso che io, in maniera inconseguente, sono uscito dal cul de sac che lui ha facilmente individuato. E dunque è arrivato al cuore del suo argomento. Prima però aveva già detto qualcosa che varrebbe analizzare : "
Come vedete, la differenza è che la definizione del dizionario è assai più ampia di quella della Convenzione (perché non comprende l’elenco degli atti tipici del genocidio, e  perché con ogni probabilità è tanto generica da  ricomprendere nella definizione stessa anche il tentativo, che invece nella Convenzione è indicato come una delle fattispecie “accessorie” al genocidio, anch’esse punibili, di cui all’art. 3).
Direte: Embe’? E avreste ragione. In entrambe le definizioni, infatti, gli elementi costitutivi della fattispecie “genocidio” restano gli stessi: un atto o insieme di atti da un lato e la finalità (l’intento “to destroy, in whole or in part, a national, ethnical, racial or religious group, as such") dall’altro."
Già da qui si può vedere che l'aspirante macchina di Turing ha qualche difetto di fabbricazione, dal momento che la definizione del dizionario non comprende un elenco di atti tipici del genocidio, ma presume che non si tratti di singoli atti (come invece previsto dalla Convenzione) ma di un complesso organico e preordinato di atti, per cui la definizione non è solo più ampia di quella della Convenzione ma sostanzialmente diversa dal momento che potrebbe escludere ciascuno degli atti elencati dalla Convenzione a meno che non siano organicamente collegati e preordinati tra loro e/o con altri atti non precisati.



Quanto all'argomento che Gnègnè ha semplicemente ribadito, esso sarebbe : "  Come avevo scritto nel post, la giurisprudenza in materia di genocidio ha definitivamente chiarito che per aversi genocidio ai sensi della Convenzione occorre che l’intento di distruggere in tutto o in parte si concretizzi in atti rivolti contro una parte sostanziale (“a substantial part”) del gruppo da distruggere. Il numero delle vittime attuali o potenziali ovviamente non è l’unico elemento da tenere in considerazione a questo fine, però è pur sempre il punto di partenza dell’analisi (“
The numeric size of the targeted part of the group is the necessary and important starting point, though not in all cases the ending point of the inquiry”).
Ecco perché i 1300 morti di Gaza  non bastano a fare un genocidio: non perché sono pochi (sempre a scanso di equivoci), ma perché non sono una parte sostanziale del gruppo (asseritamente) da distruggere. In caso contrario, sarebbe lecito e doveroso mettersi ad  indagare anche se nelle vittime di una strage di mafia o di una qualsiasi rapina sia possibile “riconoscere un intento genocida” e “per dimostrare ciò bisognerebbe approfondire la questione, esaminare ... più da vicino, i singoli episodi etc etc).” Magari, chissà, si potrebbe anche rubricare come “genocidio” le vittime di terrorismo e riprocessare Battisti ai sensi della Convenzione ONU (chissà, a quel punto forse il Brasile lo estraderebbe).
Dimenticavo di aggiungere: se volessimo dar retta all’inventore della teoria monopartita, e cioè trascurare la dimensione numerica dell'evento, allora dovremmo, per un mero scrupolo di coerenza (non che questi scrupoli siano troppo diffusi...),  considerare anche il migliaio abbondante di vittime civili uccise in Israele da Hamas e altre milizie palestinesi tra il 2001 e il 2006  e “approfondire la questione”, verificare se anche in quegli episodi ci fosse stato l’intento di distruggere in tutto o in parte ecc. Come dite? La verifica sarebbe facile? Toh, è vero: almeno nel caso di Hamas, è lo stesso Statuto di quella organizzazione (in particolare, il famoso articolo 7) a contenere un intento genocidario abbastanza chiaro e manifesto
."
Ecco, anche qui io credo che il nostro eroe confonda il "targeted" della giurisprudenza (che dovrebbe riguardare i gruppi che sono gli obiettivi dell'intento distruttivo) con il targeted inteso come obiettivo forse di un bombardiere o di un cecchino. Infatti come si desume dalla
definizione di "genocidio" della Convenzione (che non mi sembra sia contraddetta dai risultati della giurisprudenza) la substantial part non riguarda il gruppo oggetto dell'atto concreto tassativamente elencato, ma il gruppo oggetto dell' intent to destroy, per cui se si uccidono 1500 persone in un bombardamento di 23 giorni e si trovano elementi che testimoniano di un intento di distruzione di una parte sostanziale del gruppo a cui appartengono quelle persone si può parlare di genocidio. Oltretutto la definizione del reato è intesa a prevenirlo, per cui se si accettasse l'interpretazione di Gnègnè si interverrebbe "a babbo (o meglio a substantial partmorto", dal momento che dovremmo aspettare la distruzione o la mortificazione di una parte significativa del gruppo considerato. 

p.s.
Gnègnè mi ha per punizione messo (o meglio ha messo il mio link) nella fossa degli Annoiyng People, un'operazione che fatta da altri mi avrebbe offeso. Ma fatta da lui è una sorta di premio che un maestro fa ad un allievo. Per dimostrarvelo vi invito a leggere 
questa lettera fatta da Gnègnè ad Ezio Mauro, il quale dopo averla letta, ha immediatamente acquistato un cinto erniario.
Chiunque ha problemi di insonnia, provi a leggerla tutta e vedrà che non giungerà alla fine che la mattina seguente appena sveglio.
Last but not the least,
il famigerato post che presuppone la lettura del Trattato di Keynes è ricompreso nella categoria "Ironia e leggerezza". Fate un po' voi...


 



Pubblicato il 9/2/2009 alle 8.42 nella rubrica Politica.

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