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E' opportuno dichiarare la propria faziosità

Il buon Etienne, cultore di logica, a proposito di una mia critica a Gnègnè sulla questione palestinese ha fatto le seguenti affermazioni :
Perché devo "aggiungere la mia posizione" per "evidenziare che i presupposti del proprio argomento non sono verità evidenti o condivise da tutto l'uditorio"?
Affermo: il sole gira attorno alla terra (A), ok?
Tu dici: no, non sono d'accordo, è la terra a girare attorno al sole (B).
A questo punto ci si ferma e si cerca di stabilire se sia condivisibile (A) o (B).
Dire: ma io sono un tolemaico cosa mi aggiunge? Nulla, perché al più "tolemaico" è una formula sintetica per dire che sono convinto di una serie di cose, fra cui che il sole giri attorno alla terra.
Gaza. Dico: "Sono pro Hamas" (o: sono pro Isreale, ovviamente è lo stesso)
Cosa stai dicendo?
O nulla (che vuol dire sono pro qualcuno?) oppure stai dicendo che il tuo sentimento di simpatia per una delle fazioni in lotta è talmente (lecitamente) intenso che assai difficilmente potrai arrivare ad un giudizio negativo sulla fazione per cui parteggi.
E siamo di nuovo al "Io sono biondo", "Io sono moro".
Il punto fondamentale è tu credi che la "faziosità" porti da qualche parte. E questo mi pare davvero contradditorio: se il termione fazioso significa qualcosa, allora è la negazione della possibilità di discutere. Se sono fazioso, sto con la mia fazione "a prescindere". Giusto o sbagliato sto con i miei.
Lecito, per l'amor di Dio. 

Ma  il discorso a questo punto non è più un qualcosa che serve per comunicare, ma solo una
funzione di coesione del gruppo, di motivazione dei suoi membri e cose del genere.
Purtroppo, pare che che coltivare questo atteggiamento porti solo a conflitti perché tra faziosi, PROPRIO PERCHE' NON SI PARLA, l'unico regolazione di interessi contrapposti è il menarsi.


Poi aggiunge :
"Sostituendo "i friulani" ad "Hamas" 
tu vorresti stabilire prima di tutto se dare più tutela ai friulani o no. Supponendo che tu voglia dare più tutela ai friulani, allora dirai che è stato commesso un genocidio perché questo è funzionale a ottenere leggi maggiormente tutelatrici dei friulani.
Ora, il punto è questo: in tutto questo procedimento il PERCHE' si dovrebbero tutelare i friulani o non tuleare i friulani, non è mai emerso.
Voglio tutelare e allora dico qualsiasi cosa che mi permetta di arrivare allo scopo.
Così facendo mi sottraggo eprò alla discussione: faccio una cortina fumogena anziché con granate al fosforo, con argomenti non conferenti.
 



Esempio di presupposto genetico : "Israele potrebbe ora avere più ragione di prima..."

Io suppongo che in ogni discussione vi siano dei presupposti genetici (non evidenti logicamente, non condivisi da tutti) che spesso non vengono esplicitati. E che operano di fatto nell'analisi e nella scelta degli argomenti, soprattutto su questioni "sensibili" (es. la questione israelo-palestinese). Essi possono de facto portare alla verità o all'errore, pure se spesso non sono traducibili in enunciati veri. Ad es. la simpatia per Israeliani (o per i Palestinesi) si può tradurre nell'enunciato "Gli Israeliani (o i Palestinesi ) hanno sempre ragione" ed interpretare ogni evento alla luce di questo presupposto. Con questo non vuol dire che il dialogo sia inutile, soprattutto se ogni attore del dialogo ha anche altri presupposti (logici, etici, politici) che il proprio interlocutore può cercare di mettere in contraddizione con il presupposto genetico suddetto. Se invece di dichiarare onestamente le proprie simpatie, si finge di guardare con atteggiamento neutro una questione, non si mettono tutte le carte in tavola e non si consente nemmeno di intraprendere un dialogo con le regole giuste. La cortina fumogena si ha quando la riserva mentale opera senza che sia dichiarata, mentre se la si dichiara essa può essere tradotta in una specie di postulato che può essere messo sotto pressione mettendolo in contraddizione con altri postulati condivisi dallo stesso soggetto.

Pubblicato il 16/2/2009 alle 16.20 nella rubrica Filosofia.

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