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Oltre i Nobel cazzari : quelli che qualcosa l'avevano prevista

Qualcuno mi ha rimproverato di attribuire all'economia facoltà profetiche giusto perchè avevo parlato di previsioni sbagliate (chissà a cosa serve l'economia...).
Ma se avevo parlato di Nobel cazzari, c'è anche qualcuno che delle previsioni sulla possibilità di una crisi di questo genere le aveva fatte. Vediamo un po' :
1)
Sul Sole 24 Ore del 03/11/2001 Nicola Cacace, ex presidente di Nomisma collega la crisi successiva all'11 Settembre a quelle asiatiche del 1997-1998 e sentenzia che si tratta di crisi legata al calo della domanda aggregata in uno con gli eccessi di investimenti finanziari speculativi con distorsione dei prezzi e delle regole di mercato. Egli dice pure : "Se la crisi depressiva è soprattutto crisi da domanda aggregata, così come nel '29, non serve a molto incentivare gli investimenti se non riparte la domanda di consumo... c'è da incentivare nei modi possibili quella vasta area di consumatori i cui salari hanno a mala pena recuperato l'inflazione...". Cacace ribadisce la sua analisi, sia pure generica, a fine 2001 , a Gennaio 2002 , ad Agosto 2002 , a Dicembre 2002, a Luglio 2003, ad Ottobre 2008 ed anche a Gennaio 2009 . Una tenacia ed una coerenza ammirevoli.
2)
In un intervista al Giornale del 30/10/2002, Mario Deaglio accenna alla possibilità di una recessione legata al crollo del mercato immobiliare Usa.
3)
In un articolo su Liberazione del 2/2/2003, Joseph Halevi, in una analisi storica delle contraddizioni dell'economia Usa, scrive : "Nel periodo clintoniano l'espansione avvenne sulla base di salari reali in diminuzione per cui la dinamica del consumo finì per dipendere dall'indebitamento crescente delle famiglie dando luogo ad una vera e propria bolla da debito. Se la bolla non è ancora scoppiata lo si deve all'abbassamento dei tassi di interesse. Questi però non possono scendere oltre un certo limite, mentre l'indebitamento delle famiglie continua ad espandersi in rapporto al reddito disponibile. Ergo il momento del reality check si avvicina". In un articolo sul Manifesto del 29/05/2003, Halevi ribadisce l'idea di guardare complessivamente alla storia dell'economia mondiale degli ultimi trent'anni ed a proposito dell'Europa evidenzia quella che adesso sarà un'altra difficoltà : "Il blocco della domanda interna europea poggia su di una vera e propria architettura istituzionale, molto difficile a riformare senza far crollare il castello della costruzione europea"
In un altro articolo del Luglio 2007 Halevi addirittura denuncia che : "L'accumulazione finanziaria viene in qualche modo contabilizzata nel Pil che quindi sembra crescere, mentre la precarizzazione riduce la disoccupazione senza dover ricorrere a politiche keynesiane con l'esercito di riserva che si situa dentro l'occupazione stessa...il sistema bancario fa soldi a tonnellate grazie all'accresciuta liquidità, ricicla ed aumenta il debito delle famiglie, le quali pur vedendo il rapporto debito/reddito aumentare, cercano di non cadere nella delinquenza finanziaria e si buttano ulteriormente sul mercato del lavoro con occupazioni precarie : ne consegue che la disoccupazione si situa al di sotto del 5%, mentre alò tempo stesso aumenta il rischio di insolvibilità delle famiglie..." 
4) Nel Settembre 2003 Paolo Sylos Labini
in questo articolo fa una articolata ipotesi di previsione sulla possibilità di una crisi del tipo di quella del 1929, crisi che sarebbe scaturita negli Usa a causa principalmente del debito privato. Tra le altre cose egli dice : " In una relazione sulle prospettive dell’economia mondiale, che presentai nell’aprile del 2002 a un convegno della Cgil e che poi fu pubblicata da Il Ponte (maggio 2002), esprimevo gravi preoccupazioni sulle prospettive dell’economia americana, che condiziona fortemente le economie degli altri paesi e, in particolare, quelle europee. La mia diagnosi fu giudicata da molti pessimista, ma i fatti, finora, mi hanno dato ragione. Oggi la mia diagnosi è ancora più pessimista, ma, giusta o sbagliata che sia, essa si fonda non su intuizioni o sul fiuto, bensì su un’analisi approfondita. In effetti, sin dal mio esordio come economista ho cercato di analizzare lo sviluppo capitalistico che, come aveva sostenuto Marx e riproposto in forme originali Schumpeter, ha un andamento ciclico, ossia passa attraverso fasi di prosperità e di recessione o di depressione. Da almeno due anni avevo notato alcune rassomiglianze fra la situazione che si era determinata in America negli anni Venti del secolo scorso, un periodo che sboccò nella più grave depressione nella storia del capitalismo, e la situazione che si andava delineando oggi in America...
Quando aumenta la disuguaglianza distributiva sorgono almeno due problemi: si indebolisce la domanda di beni di consumo e vengono alimentate le operazioni speculative e i debiti contratti per finanziarle. Negli anni Venti del secolo scorso la quota di reddito che va al quintile dei redditieri più ricchi sale di sei punti: passa dal 48% nel 1923 al 54% nel 1929 (Sylos Labini 1984, p. 265). Dal 1992 al 2001 il potere d’acquisto del reddito mediano del quintile più basso ha perso 3,6 punti, mentre quello del quintile più alto è cresciuto di 0,7 punti: il divario è salito di 4,3 punti: non è poco (dati del Federal Reserve System cortesemente forniti allo scrivente dal Servizio Studi della Banca d’Italia.
La diseguaglianza cresce in modo sistematico o come effetto della politica fiscale o come conseguenza di grandi innovazioni che fanno crescere i profitti nelle nuove industrie e poi, via via, in tante altre industrie, le cui condizioni di produzione e di vendita sono modificate 
dalle nuove industrie e dai nuovi prodotti – si tratta di una sorta di economie dinamiche esterne –. Crescono, a ondate successive, i profitti e ciò provoca ondate speculative in borsa, che hanno l’epicentro proprio nelle innovazioni. I profitti, i guadagni provenienti dalle azioni e gli elevati compensi ai manager, specialmente ai “top manager”, alimentano anche ondate di acquisti di immobili e si formano due bolle speculative, una in borsa e l’altra nei mercati immobiliari. In America la prima si è sgonfiata due volte, la seconda finora solo una volta ha subìto un arresto. Il fatto è che, nell’era della globalizzazione, le ondate speculative si diffondono nell’intero mondo sviluppato, ma con asincronie; inoltre, gli interessi coinvolti sono così rilevanti che la banca centrale e le principali banche, che a volte partecipano alle speculazioni, attuano una politica di sostegno, che può durare a lungo, anche se non all’infinito. Per questi motivi le bolle speculative non si sgonfiano di colpo. La bolla speculativa di Wall Street esplose una prima volta alla fine del 2000 con effetti nettamente negativi sul potere d’acquisto complessivo delle famiglie. Si è poi sgonfiata una seconda volta ma, in dimensioni ridotte, vi è ancora...
Con riferimento all’America sono da considerare quattro tipi di debiti: debito pubblico, debito delle imprese, debito delle famiglie, debito estero; è poi fondamentale la distinzione fra debiti a breve e a lungo termine, che quando diventano difficili da ripagare vengono chiamati immobilizzi. In America i debiti privati e il debito estero hanno raggiunto livelli patologici, mentre il debito pubblico solo da poco suscita preoccupazioni. Il problema fondamentale dell’economia americana sta proprio nei debiti, che oggi hanno assunto ampie dimensioni. È il risultato di vari fattori, economici – fra cui la politica liberale della banca centrale e gli abusi di diverse grandi imprese – e non economici – come la guerra in Iraq e l’occupazione di quel paese....
I problemi odierni sono gravi poiché l’indebitamento a medio e lungo termine ha assunto un peso rilevante. In America le famiglie si sono indebitate a lungo termine principalmente per acquistare immobili, le imprese per acquistare macchine e attrezzature e per acquistare altre imprese: spesso tali acquisti danno luogo a immobilizzi. Fornendo come garanzie gli immobili, le famiglie possono poi ottenere dalle banche prestiti a interessi più bassi di quelli che debbono pagare senza tali garanzie, ciò che consente loro di acquistare beni di consumo durevole che con il loro reddito non sarebbero in grado di acquistare. In generale, negli Stati Uniti la crescita del debito delle famiglie è stata assecondata dalle politiche liberali del credito ed è stata favorita dal tasso di risparmio che, come si sa, in quel paese è molto basso."
5) Il giornalista economico Alexander Weber avverte in quest'articolo del 2003 che l'Europa non sta molto meglio degli Usa : infatti "Da parte loro le famiglie hanno agito nel modo più semplice, trasferendo i risparmi dalle azioni alle proprietà immobiliari...Tale passaggio è stato massiccio. Ma gli effetti sulla distribuzione del reddito sono drammaticamente diversi...un aumento delle attività immobiliari in condizioni di prezzi che salgono tende a redistribuire il reddito rapidamente dal basso verso l'alto, cioè dai primi acquirenti ai detentori di capitali immobiliari. Anche in questo caso gli effetti sulla propensione al consumo sono negativi : le famiglie a reddito alto consumano meno in percentuale di quelle benestanti. "
6) Sempre nel 2003 Robert Reich, economista ed ex-ministro del lavoro Usa, afferma : "...i consumatori americani continuano a comprare. Ma c'è un limite a quanto i consumatori possono spendere, visto che i loro posti di lavoro stanno sparendo e i loro libretto degli assegni vacilla. La preoccupazione è dovuta al fatto che i consumatori in questo momento sono seriamente indebitati. I bassi tassi di interesse hanno reso facile per i consumatori più incalliti prendere in prestito del denaro fornendo in garanzia la propria casa. I proprietari di case stanno acquistando, con il denaro ottenuto in prestito, ogni sorta di cosa che altrimenti non potrebbero permettersi o stanno facendo fronte al  crescente debito delle loro carte di credito. Finchè il prezzo delle case continua a salire, chi prende denaro in prestito è protetto contro un crollo repentino delle proprie finanze. Ma se i tassi di interesse torneranno ad aumentare, i prezzi delle case smetteranno di salire e potranno anche cominciare a scendere..."
Al'inizio del 2004 Reich aggiunge : "Nel frattempo però, milioni di persone rimangono disoccupate o finiscono per essere così scoraggiate da rinunciare alla ricerca di un lavoro. A volte queste persone devono adattarsi a stipendi molto più bassi o a trasformarsi in  consulenti, un modo altisonante per dire lavoratori precari. Alla fine con così tante persone costrette a vivere nell'incertezza, la domanda di beni e  servizi da parte dei consumatori porebbe cominciare  a scemare"
7)
Stephen Roach della Morgan Stanley, sicuramente l'uomo più innamorato della teoria di una crisi sempre imminente, il 13/09/2004 dice : "Noi americani, l'intera popolazione della nazione più potente del mondo, paghiamo solo per gli interessi dei debiti privati più del venti per cento del reddito disponibile.. e il tasso di risparmio è uguale allo 0,6% dei salari.  Il rischio di un grande crack da debito è diventato spaventoso...e se si guarda il grafico di come sono andati avanti i lavoratori negli ultimi sei cicli di ripresa e come si stanno comportando nell'ultima congiuntura favorevole,  si scopre che, oltre al fatto che la crescita del numero dei posti di lavoro è totalmente insufficiente, neanche i salari stanno crescendo come dovrebbero...eppure i consumi si impennano. Essi escono dai debiti, ma non si può andare avanti così. La crescita nei fatti è anemica, senza aumenti nè di lavoro nè di salari e per di più, anche i consumi si stanno in parte raffreddando..." Roach nell'Agosto 2002 già aveva accennato a questi problemi : "Gli elementi che fino a questo punto hanno esercitato la spinta propulsiva sull'economia, come il comparto delle costruzioni e del consumo di beni durevoli stanno progressivamente indebolendosi....Se i governi europei non stimoleranno adeguatamente le politiche fiscali e monetarie di stimolo della domanda interna, il rallentamento statunitense avrà un impatto molto serio sulle altre economie" Nel Maggio del 2003 aggiunge a proposito dell'Europa : "Bisogna che la BCE abbassi e subito i tassi. Altrettanto importante è allentare i vincoli del Patto di stabilità, che è troppo restrittivo.". Il 14/02/2005 dice : "..L'America è il paese più indebitato del mondo, sia dal punto di vista pubblico che privato, e questa è una mina vagante per il pianeta che potrebbe sempre esplodere da un momento all'altro.". L'11/09/2006 Roach continua : "...è improvvisamente finito il discorso sul refinancing grazie all'immobile di proprietà e questo paralizza i consumatori che ora hanno semmai il problema di saldare i debiti più che di consumare..e l'economia americana si basa per il 70% sui consumi...". Infine il 1/05/2007 Roach avverte : "La distribuzione del lavoro ha provocato nel mondo sviluppato fortissime pressioni su occupazione e salari....i salari dovrebbero salire, i profitti delle grandi corporations dovrebbero scendere...è ragionevole aspettarsi che i politici vogliano controllare i profitti in eccesso del capitale..."
8) Il 20/05/2005 si sveglia anche Alan Greenspan il quale chiede il ridimensionamento di Fannie Mae e della Freddie Mac (aziende di interesse pubblico incaricate di rilevare e consolidare i mutui delle banche e di emettere obbligazioni lucrando sullo spread) agitando la crisi dei mercati finanziari
9) Il 10/06/2005 si sveglia anche Paul Krugman, il quale ammette (nonostante qualcuno gli voglia erroneamente attribuire la qualifica di profeta della crisi) "Alcuni analisti più pessimisti come Stephen Roach della Morgan Stanley sostengono che non abbiamo ancora finito di pagare per i nostri eccessi passati (relativamente alle bolle finanziarie). Personalmente non ho mai condiviso totalmente il suo punto di vista e tuttavia guardando il movimento del mercato immobiliare, sto iniziando a ricredermi ". Segue poi una descrizione più o meno analoga a quelle precedenti ed anche una domanda : "Ora cosa può rimpiazzare la bolla immobiliare ?" (domanda che tutto il capitale mondiale si sta forse ponendo in questo momento) oltre a rivelare che "A luglio 2001, Paul Mc Culley, economista del colosso finanziario Pimco, aveva previsto che la Federal Reserve non avrebbe fatto altro che sostituire una bolla speculativa con un altra (la bolla azionaria con la bolla immobiliare)" ed a citare Robert Shiller (autore di quest'articolo del 25/06/2004) che dice "quella immobiliare potrebbe essere la bolla più grande nella storia degli Stati Uniti".
10) Seguono poi articoli o interviste di Vaciago, Alvi, Roubini, Stiglitz  



Insomma, non solo questa crisi era stata prevista, ma era stata correttamente analizzata come crisi inizialmente legata alla domanda e ai bassi salari, crisi che si era tentato di scongiurare con bolle azionarie, con la guerra e con la bolla immobiliare e che è poi diventata crisi finanziaria, per poi di nuovo ritornare sull'economia reale, sull'occupazione e sui salari in un ciclo perverso che non si può spezzare riducendo nuovamente la massa salariale ed i diritti dei lavoratori, pena l'avvento di crisi ancora più pesanti.


Pubblicato il 24/2/2009 alle 9.4 nella rubrica Comunismo.

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