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Sara Volandri : Gran Bretagna, rischio povertà per oltre tre milioni di bambini

 

La crisi rischia di avere pesanti conseguenze sulle fasce più deboli della società. E se i governi sono pronti ad investire milioni di euro per salvare banche ed aziende automobilistiche servirà inverstirne altrettanti per evitare che millioni di bambini soffrano la fame.
E' questo il contenuto di uno studio britannico in cui si avverte il governo di Londra che dovranno essere spesi almeno 4.2 miliardi di sterline se vorrano mantenere quanto si erano impegnati a fare per ridurre la povertà infantile entro il 2010.
SEcondo lo studio del Joseph Rowntree Foundation nel 2010 in Gran Bretagna il numero di bambini in povertà sarà di 2,3 milioni, un dato di lunga superiore a quello che avveva fissato Tony Blair nel 1999 che all'epoca aveva stabilito che l'obbiettivo doveva essere di 1,7 milioni. Sembrerà un tragico conto quello fatto dalla fondazione britannica ma che nello studio reso noto ieri vuole lanciare un allarme: la crisi economica rischia di avere conseguenze drammatiche sui più deboli. «Complessivamente è possibile che la recessione produrrà maggiori difficoltà e povertà tra i bambini - si legge ne l rapporto - ance se questo non influirà sul numero totale. Ma questo certamente sigificherà maggiori costi nel futuro per combattere questa piaga»



Fallire l'obbietivo del 2010 avrà una seconda conseguenza, il fallimento dell'impegno preso che prevede l'erdicamento di questo problema per il 2020. Il rapporto stima che senza nuove politiche per aiutare le famiglie a basso reddito la povertà infantile potrebbe arrivare a 3 milioni e 100 mila, quasi ai livelli dell'epoca Blair che era di 3,4milioni.
L'allarme che arriva dalla Gran Bretagna dovrebbe essere un campanello d'allarme per tutto il continente europeo. Stando all'ultimo rapporto della Commissione europea dello scorso febbraio sono oltre 78 milioni le persone che sono esposte al rischio di povertà. Di questi, più di 19 milioni sono bambini. "La loro povertà - si legge nel rapporto sulla "Protezione sociale" dalla Commissione Europea - dipende da varie cause, tra cui la disoccupazione dei genitori, l'inadeguatezza dei salari o l'assenza di iniziative appropriate a sostegno dei redditi. Le realtà più preoccupanti sono quelle di Italia, Lituania, Ungheria, Romania, Lettonia e Polonia». Tra i settori su cui concentrare gli sforzi per contrastare la povertà infantile, la Commissione Europea indica, in particolare, l'ambito scolastico: "occorrono politiche sociali mirate - si legge nel rapporto - e si deve fare in modo che ogni bambino renda meglio a scuola se si vogliono assicurare pari opportunità per tutti".
Lo studio mette in evidenza anche notevoli differenze nei modelli pensionistici, nelle retribuzioni e nei sistemi sanitari. Da questo quadro emerge che la soglia di povertà cambia da Paese a Paese: negli Stati dell'Europa occidentale si ritiene necessario per un nucleo di 4 persone un reddito mensile lordo di 1500 - 1900 euro. Negli Stati dell'est sono invece necessari 400 - 650 euro al mese. Tra i Paesi più virtuosi ci sono Danimarca, Finlandia, Slovenia, Germania e Francia che, secondo la Commissione Europea, hanno adottato mirate e adeguate politiche sociali.
Viene da chiedersi: e in Italia, che è già fanalino di coda in questa triste graduatoria, che cosa accadrà?

Pubblicato il 21/2/2009 alle 8.37 nella rubrica Articoli.

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