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Fabio Sebastiani : la lotta dei lavoratori Tenaris

 Riconoscimento del Consiglio sindacale del gruppo, avvio del negoziato per un accordo quadro e formazione dei comitati salute-ambiente. Sembra una piattaforma "anni '60", in realtà è il punto più avanzato di rivendicazione che i lavoratori sono riusciti a tessere a livello mondiale nel gruppo Tenaris, una delle poche multinazionali del settore siderurgico. Appoggiati dalla Fism, il sindacato mondiale dei metalmeccanici, i vari rappresentanti dei lavoratori hanno lanciato il guanto di sfida direttamente all'amministratore delegato Paolo Rocca. La Tenaris, che ha stabilimenti oltre che in Italia, in Argentina, Canada, Brasile, Romania e Stati Uniti, ha rispedito al mittente le richieste, ma le tute blu non si sono fatte scoraggiare e per il 3 marzo hanno organizzato una "Giornata globale di azione Tenaris". Una iniziativa il cui tema sarà "Risposte globali a crisi globale". A Bergamo, presso la Dalmine, pezzo italiano di Tenaris, interverrà anche il vice-segretario della Fism Fernando Lopes.
Il Comitato dei lavoratori, che si è riunito pochi mesi fa a Calgary in Canada, ha discusso la situazione di crisi economica e finanziaria internazionale. Ed ha deciso che non ha alcuna intenzione di pagarne le conseguenze. Anche perché l'azienda fa utili a palate. «Il Comitato è cosciente che i prodotti realizzati dai lavoratori, in buona misura - si legge in un loro documento - sono direttamente collegati con il petrolio». Il petrolio, come altre commodities, sta diminuendo il suo prezzo di mercato. Di conseguenza, Tenaris vedrà diminuire i suoi margini di guadagno e il volume di vendita dei suoi prodotti. «Ciò in nessun modo - proseguono i lavoratori - non metterà a rischio la sua solidità economica». Il Comitato ha chiesto quindi a Tenaris di non trasferire la crisi ai suoi lavoratori. 



«E' chiaro che i lavoratori di Tenaris, diretti o terziarizzati - si legge ancora - in nessuna forma sono stati causa di questa situazione. Il loro sforzo quotidiano ha permesso a Tenaris di crescere e di beneficiare del periodo d'espansione finanziaria. Adesso, sarebbe inaccettabile che Tenaris volesse trasferire la crisi ai lavoratori che nulla hanno a vedere con la sua esplosione. Tenaris ha un fatturato annuale di 10 miliardi di dollari e 23.500 dipendenti. Quest'anno, il gruppo ha chiuso il 2008 con ricavi netti in crescita del 21% a 12,131 miliardi di dollari, un risultato operativo di 3,02 miliardi di dollari (+2%) e un utile che sale a 2,275 miliardi di dollari con un aumento del 10%. Non sembra quindi passarsela troppo male. «La crisi finanziaria internazionale è parte del rischio imprenditoriale e come tale deve essere assunto dall'impresa», scrivono i lavoratori. Le norme accettate dagli imprenditori del mondo nell'OCSE (l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) stabiliscono impegni sociali vincolanti «che non devono essere violati in situazioni di crisi». Il Comitato Sindacale Mondiale dei Lavoratori Tenaris chiede all'Azienda di comportarsi «in accordo con questi impegni internazionali».
«I peggiori timori del Comitato si stanno verificando», concludono i lavoratori. Molti lavoratori con contratto a tempo determinato in Argentina hanno visto i loro contratti annullati. Lavoratori permanenti in Canada sono stati sospesi dall'attività. Lavoratori in Romania stanno ricevendo il 75% del loro salario per i giorni non lavorati nel primo trimestre per il calo di produzione. Lavoratori permanenti in Italia sono in cassa integrazione a rotazione e i lavoratori a tempo determinato si sono visti rinviare l'assunzione a tempo indeterminato.
Tenaris è il primo produttore in Italia di tubi d'acciaio senza saldature per l'industria energetica, automobilistica e meccanica, con una capacità produttiva annua di 950.000 tonnellate di prodotti finiti, oltre 3.000 dipendenti e 5 stabilimenti.

Pubblicato il 6/3/2009 alle 19.5 nella rubrica Articoli.

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