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Maurizio Pagliassotti : la manifestazione di Torino

 

"Torino is olvueis on de muv", ovvero non sta mai ferma, declamava orgogliosamente anglofono uno slogan olimpico di tre anni fa. Bei tempi. Quando i fasti olimpici post industriali, post Fiat, post operai, post tutto dovevano seppellire quelli che oggi invece marciano e manifestano con cadenza settimanale per le vie di Torino, i lavoratori. Bandiere rosse sotto l'Unione industriale durante la settimana, bandiere rosse al sabato in corteo per la città. Lo schema ormai è fisso.
Ieri è stato il giorno dalla marcia per il lavoro organizzata dalla Cgil. Un serpentone umano, aperto dallo striscione "Contro la crisi una soluzione c'è: lavoro e contratti", ha camminato silenzioso da piazza Vittorio a piazza Castello. Due chilometri con poca musica, pochissimi studenti. Serrande dei negozi alzate e commercianti sulla porta con le braccia conserte a guardare: «Siamo preoccupati anche noi, è tutto fermo. C'è un contagio in corso».
Un corteo fatto di lavoratori con storie tutte dure, tutte: «Devi scriverla la vicenda della nostra fabbrica perché è urgente e nessuno ci ascolta, devi venire da noi a vedere!». Gli striscioni che si susseguono, sostenuti da molte mani, recano nomi di fasti industriali: Bertone, Pininfarina, Sandretto, Indesit, Ages, Cabind, Dayco, Skf... Un lungo elenco metalmeccanico interrotto da qualche chimico, Rai, Funzione pubblica, Benetton, De Agostini-Utet e persino due cioccolatai: Streglia e Caffarel. Per ogni striscione rosso con scritta gialla dalle cinque alle duecento persone dietro: sessantamila, dicono gli organizzatori.
Bandiere di partito presenti: solo quelle di Rifondazione. Bandiere del sindacato presenti: solo quelle della Cgil ovviamente, ma a differenza delle volte precedenti l'assenza delle altre organizzazioni sindacali è totale. La Cgil, insomma, è in piazza da sola: un elemento, questo, sottolineato dal segretario regionale Vincenzo Scudiere, secondo il quale «altre organizzazioni stanno assecondando il disegno del governo che tenta di isolare la Cgil. Manifestazioni come questa dimostrano però che la Cgil non è isolata». «Al centro di iniziative come queste continua a esserci il lavoro e la difesa dell'occupazione - sottolinea Agostino Megale della segreteria nazionale Cgil - E' evidente che se il ministro del Lavoro e il governo in una situazione come l'attuale pensano di poter agire con un disegno di legge delega che altera o modifica il diritto di sciopero, noi ci opporremo anche perché, come Cgil, insieme agli altri sindacati confederali, siamo sempre stati contro gli scioperi corporativi, che procurano disagi ai cittadini e che mettono l'uno contro l'altro».
«Cassa integrazione a zero ore, licenziamento, mobilità; cento, duecento, seicento a casa...»; le testimonianze ruotano intorno a poche parole per uno schema che è sempre lo stesso: il direttore del personale che convoca o manda una lettera e tutti a casa per un po', talvolta per sempre. Che fare? C'è la proposta del segretario del Prc Paolo Ferrero (presente ieri al corteo), la più banale che possa esistere: tassare rendite e alti redditi per redistribuire un po' di soldi (Obama, avete presente?). Una proposta che, ancora, non fa breccia nel sindacato, men che meno nel Pd; e non parliamo di ConfGoverno. Dice il segretario del Prc: «Dagli Stati Uniti giunge finalmente una notizia che parla di giustizia. In poche parole, si tassano gli straricchi per dare a chi si trova in stato di necessità. Se si facesse la stessa cosa qua da noi, si potrebbe sostenere il consumo attraverso una redistribuzione della ricchezza centrata sugli ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro. Ma in Italia, con questo governo di estrema destra e questa finta opposizione, è impossibile pensare a questo. D'altronde nella manovra economica ombra scritta da Bersani non c'è parola su questo».
Giusto lì vicino c'è il solito banchetto, organizzato dal comitato regionale di Rifondazione, che vende pane a un euro al chilo: è preso d'assalto. Tutt'altro che una bella scena. Conclude poi Ferrero: «Rifondazione Comunista propone poi un pacchetto di lavori pubblici incentrato su ristrutturazione delle scuole italiane, tutte, e ricerca. Rifondazione boccia, perché dannosi e inutili, buchi nelle montagne e ponti». Rimando alla Tav esplicito, che da queste parti, fra pochi mesi, vedrà di nuovo un duro conflitto, tra l'altro su un territorio, la val Susa, già devastato da una crisi economica scoppiata all'improvviso e un po' artificiosa a detta di molti.
Assenti, come detto, Cisl e Uil, «i nuovi uffici di collocamento», come li apostrofano molti lavoratori in corteo. «A Torino sfilano i lavoratori che sentono la crisi - commenta il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo - E' un problema per Cisl e Uil che non sono qua e che dovrebbero ascoltare di più i lavoratori. Da parte della Cgil è stata una prova di forza non indifferente».
Presente, invece, qualche esponente del Pd. Ci sono l'ex ministro Cesare Damiano (Pd), Antonio Boccuzzi, l'operaio scampato al rogo della ThyssenKrupp, e la senatrice Magda Negri: «Sono qui a Torino alla marcia della Cgil come sarei in qualsiasi analoga manifestazione della Cisl o della Uil». «Il problema è che Cisl e Uil manifestazioni e scioperi non ne fanno, anzi firmano gli accordi separati con il governo» commentano, dandosi di gomito, due lavoratori poco distanti.
La settimana che arriva sarà nuovamente bollente. Martedì processo ThyssenKrupp, mercoledì manifestazione Fiat più alcune occupazioni sparse sul territorio che potrebbero entrare in una fase di duro conflitto, anche con le forze dell'ordine.

Pubblicato il 6/3/2009 alle 21.42 nella rubrica Articoli.

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