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Le sce(me)nze umane di Gnègnè

Se non fosse per Gnègnè il mio groppo in gola da esule non si sarebbe mai sciolto. Le sue argomentazioni e i suoi insulti (ma si sarà arrabbiato? ) sono proprio un toccasana per la malinconia.
Egli dice:
1) Si può eccome analizzare un comportamento umano senza prendere in considerazione "giudizi di valore, criteri etici ecc." e lo si fa continuamente e con successo anche in campi diversi dall'economia (ad es. nello studo del traffico:
link).
2) Non ha senso farlo (argomentare su quale sia la giusta distribuzione tra i diversi fattori di produzione) all'interno di una teoria che non ti fornisce alcun criterio per determinare quale sia la 'giusta' distribuzione (perché infatti non te lo dice: né quella 'dominante', né quella marxiana, né nessun'altra) e per di più senza nemmeno spiegare quali sono questi criteri che ti inducono ad affermare, per l'appunto, che la distribuzione X è 'giusta'.
3) Siccome Marx ha detto nel corso della sua vita molte cose fra loro non particolarmente compatibili (e sarebbe strano il contrario, visto che ha cominciato come giurista ignaro di economia e impregnato di filosofia hegeliana, ed ha concluso la sua carriera come grande economista e fondatore di una filosofia rigorosamente materialistica), allora qualsiasi cosa, anche la più bislacca, può essere considerata 'marxiana' o 'marxista'. Anche le stronzate che scrive lui. (A pensarci, questa è una convinzione non esclusiva del poveraccio...)
4) Quel che il poveretto in questione non capisce è che non è perché Marx sosteneva le sue idee con molta convinzione, condita da istanze etiche, invettive e sarcasmi che le sue idee sono giuste, e viceversa. Anche Joseph de Maistre sosteneva le sue idee con non minore convinzione (e con non minori invettive e sarcasmi), ma questo non renderà affatto le sue idee più attraenti. Peggio ancora: perfino il polemista online è capace di usare invettive e sarcasmi, pur in assenza totale sia di convinzione sia di idee.
5) "
In *questo* modo di produzione (capitalistico), se io Stato dico: d'ora in poi al lavoratore spetta, non solo un 'alto' salario, ma TUTTO il prodotto, il giorno dopo l'imprenditore chiude la fabbrica, saluta gli operai e va a godersi il 'maltolto' ai Caraibi (o prende i suoi soldi e li investe altrove).
L'unico modo per impedire questo (cioè il fatto che il capitalista investe solo là dove il capitale gli garantisce il maggior profitto) è espropriare il capitalista: punto.
", con l'aggiunta di alcune bestialità (come il fatto che c'entri qualcosa la libera circolazione dei capitali). Ripeto a beneficio del poveretto: In *questo* modo di produzione (capitalistico), e finché non sarà cambiato (tramite l'espropriazione dei mezzi di produzione), il capitalista sceglierà di chiudere bottega, di dedicare i suoi capitali ad altro, e di fare in ultima analisi quello che ritiene più conveniente. Questa non è un giudizio (non sto dicendo che è 'bene' o 'giusto' che lo faccia), è una descrizione (=lo farà) di *questo* sistema economica, che funziona - per l'appunto - così.



Ingrata madre di Carrie, non avrai le mie ossa...

A) Gnègnè confonde un semplice modello che può essere elaborato trascurando alcuni aspetti del comportamento umano da una disciplina complessiva che vorrebbe (e non riesce) essere scienza e che per fare decentemente questo tentativo deve rispettare la complessità degli esseri umani e delle loro relazioni reciproche. Sul fascino ad es. che il formalismo matematico esercita su questa concezione ingenuamente oggettivistica delle scienze umane è interessante questa citazione di Amartya Sen : "È possibile che i formalismi matematici attualmente a disposizione, anche presi nel loro insieme, siano inadeguati per trattare alcune delle complessità sociali di cui le scienze sociali devono occuparsi. Alcuni analisti si sono ostinati ad utilizzare soltanto tecniche matematiche – e in certi casi solamente alcune particolari tecniche – rifiutandosi di tener conto di influenze importanti che tali tecniche non riuscivano a cogliere".
B)  Che Marx non dia strumenti ad un'economista per dire quale sia una giusta distribuzione del prodotto sociale tra i diversi fattori produttivi è semplicemente falso, se è Marx colui che dice "Con la diminuzione costante del numero dei magnati del capitalismo che usurpano e monopolizzano tutti i vantaggi di questo processo di trasformazione....Gli espropriatori vengono espropriati". Se la scienza di Marx fosse avalutativa, perchè parlare di esproprio (togliere a qualcuno ciò che è proprio) e di usurpazione (prendersi qualcosa senza esserne legittimati) ? Il problema è che si confondono le ragioni pratiche per cui Marx considera inutile il limitarsi all'invettiva moralistica con il carattere avalutativo della scienza economica che Marx non sostiene assolutamente, dal momento che la stessa elaborazione scientifica (soprattutto quella legata all'economia) è per lui legata alla lotta di classe ed al suo carattere storico.
C e D) Sola la sciocca capziosità di Gnègnè può concludere che secondo me da Marx si può dedurre qualsiasi cosa. In realtà io nego proprio che da Marx si possa dedurre l'idea di una scienza economica astrattamente oggettiva e avalutativa. E solo dalla sciocca capziosità di Gnègnè si può concludere che io nello stile appassionato di Marx io voglia dissolvere il nucleo forte del suo pensiero. Quello che faccio, evidenziando il suo stile, è di sottolineare che in Marx c'è una tensione etica che condiziona gli esiti del suo pensiero (anche la distinzione rigida tra giovane Marx e quello maturo indica che l'impostazione di Gnègnè è quella del causidico che studia per fare il compitino bel bello e per fare il bullo sul web, senza contare che il "rigoroso" materialismo di Marx sta già in quel papiello giovanile non pubblicato in vita che è "l'Ideologia tedesca").
E) Infine, dire che l'utilizzo diverso del capitale da parte del capitalista è "quello che farà in un sistema che funziona così" è proprio il crisma della assoluta e spudorata superficialità di Gnegnè che dice, con la faccia tosta del catatonico, le stesse cazzate con la pretesa di dare un chiarimento definitivo del suo pseudo-pensiero. Come pure assolutamente astratta è la locuzione "in questo modo di produzione", dal momento che, senza fare alcuna rivoluzione (e dunque "in questo modo di produzione"), è possibile con delle leggi limitare o scoraggiare la possibilità del capitalista di impiegare diversamente il capitale nel momento in cui vuole evitare una distribuzione del sovrappiù più vantaggiosa per i lavoratori. In realtà "quello che farà in un sistema che funziona così" secondo Gnègnè, succede fin quando Gnègnè guarda le cose col fiore in bocca o, più prosaicamente,  con la sua adesione morale convinta e militante alla classe dominante. Pure in tal caso, invece di nascondersi dietro l'avalutatività del fiore in bocca, potrebbe dire che a lui piacerebbe essere un intellettuale organico al Capitale ( del resto la sua disponibilità a "fare pulizia" nella già citata
lettera-guallera ad Ezio Mauro è un tentativo comico e patetico in questo senso)

Pubblicato il 11/3/2009 alle 9.2 nella rubrica Comunismo.

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