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Grecia : sciopero generale. Tensione e rabbia

 

Oggi si aspetta la partecipazione di migliaia e migliaia di lavoratori allo sciopero generale proclamato dalla Confederazione generale dei lavoratori (Gsee) e dalla Confederazione del settore pubblico (Adedy). Nel mirino ovviamente c'è la politica economica del governo che colpisce sempre piú larghe fasce sociali impoverite dalla crisi. Indicativo è ciò che ha detto lo stesso presidente della repubblica, Karolos Papoulias, durante il suo incontro «solidale» con la leadership dei sindacati al palazzo presidenziale. La crisi, ha sottolineato Papoulias, ex ministro socialista, «non deve essere pagata dai lavoratori, perché almeno loro sono innocenti. La crisi deve essere pagata da quelli che l'hanno provocata, e che insistono a non voler perdere niente di ciò che hanno guadagnato in passato e di quello che pensano di guadagnare nel futuro». La situazione in Grecia è ormai insopportabile non solo per larghi strati sociali in conflitto con il padronato, ma anche per lo stesso governo conservatore di Costas Karamanlis, che si presenta sempre piu fragile ed incapace di affrontare la crisi economica, giá grave ancor prima del crollo del sistema finanziario mondiale.



«È una miscela esplosiva, tra la crisi finanziaria mondiale e la politica economica del governo che ha provocato enormi problemi fiscali» ha detto il presidente della Gsee, Jannis Panagopoulos. Problemi che non trovano soluzione e che fanno aumentare la rabbia sociale. Una rabbia che si esprime giorno per giorno nei discorsi tra la gente, una crisi che si vede nei negozi e nei mercati, nel calo pauroso dei consumi e delle vendite anche dei beni di prima necessitá, nelle imprese che chiudono, nelle statistiche. La Grecia, tra i «27», ha un debito pari al 93% del PIL, inferiore, cioé, solo a quello italiano e il primato comunitario di lavoratori che vivono con salari sulla soglia di povertá: il 14%, mentre la media nell'Ue è all'8%. È peggiore la situazione tra i giovani laureati, la cosidetta generazione da 700 euro, dove il tasso di dissocupazione arriva il 45%. Famiglie intere che avevano comprato una casa o una macchina grazie ad un prestito dalle banche, che ancora fino pochi anni fa «offrivano» il denaro in pochi giorni, ora rischiano di perdere tutto. Nelle cronache dei quotidiani e dei canali televisivi si vedono sempre piú persone disperate, arrabbiate. Con la nuova rabbia dei giovani studenti che non si è mai placata dal dicembre scorso. Insieme alle proteste dure degli anarchici. Questa settimana piú di 700 allevatori di bestiame da tutto il paese sono arrivati ad Atene per chiedere ció che lo stesso ministro dell´ agricoltura, Sotiris Chatzigakis, aveva promesso un mese fa, cioé 100 milioni di euro. Ma ora il ministro non ha «niente da dare». È in corso un presidio a oltranza di fronte al ministero dell´economia di centinaia di operai del Gruppo Tessile Unito, che ha deciso di chiudere tutte le fabbriche, dal nord al sud del paese. «Ben sette volte abbiamo viaggiato fino qui per ottenere un incontro con il ministro, che ci aveva promesso un aiuto, ma non siamo riusciti a vedere nessuno» dice un operaio 59enne, licenziato insieme ad altri 1200 suoi compagni di lavoro. Gli unici a guadagnare sono le banche, sostenute dal governo con 28 miliardi di euro per la crisi finanziaria. Ma i banchieri non sembrano disposti a far girare questo denaro, aiutando le imprese. Oggi ci saranno due cortei, uno dei sindacati e uno dei comunisti ortodossi del Kke, che preferiscono manifestare separatamente. Ma questo conta poco di fronte ad una crisi che trova il premier stanco e poco disposto a dialogare. Non a caso ha preferito rimanere ad Atene, nonostante l´ invito di Gordon Brown al summit dei G20 a Londra.

Pubblicato il 2/4/2009 alle 17.9 nella rubrica Comunismo.

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